| N. 1 - Anno VII - Gennaio/Febbraio 2002 | Indice giornale |
Attualità |
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LA SCUOLA ELEMENTARE DI PIANORO NUOVA |
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La tormentata vicenda del refettorio fra errori di previsione delle necessità ed errori di progettaz |
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Umberto Mazzanti |
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Nei primi anni '80 la scuola elementare del capoluogo fu costruita senza la palestra. Finalmente nell'anno scolastico 97/98, il Comune ha realizzato, per un importo di oltre 1,2 miliardi, insieme alla nuova mensa un'attigua "palestrina" dove si svolgeva anche l'attività di pre- orario (accoglimento dei bambini dalle 7,30 alle 8,25) e post-orario dopo le 16,30. C'erano tavoli e sedie, quindi non proprio solo una palestra, ma per la scuola un luogo estremamente importante (un ripostiglio chiuso conteneva tutti gli attrezzi ginnici e vi erano depositati diversi grandi materassi per le attività fisiche). Nonostante i dati in possesso del Comune sul numero degli alunni presenti in quegli anni e sulle previsioni future di frequenza il refettorio è stato realizzato non sufficientemente capiente rispetto al rapporto superficie/alunno richiesto dalla normativa antincendi; quindi si sono dovuti disporre dei tavoli in più dove si poteva, anche negli spazi riservati alle uscite di sicurezza. Perciò nel Settembre 2001 il Comune ha fatto abbattere il muro di separazione fra i due ambienti così che è praticamente diventato tutto refettorio. Ora gl'insegnanti sono in grande difficoltà a far svolgere l'attività motoria ai bambini: la palestrina non c'è più e anche il salone centrale della scuola, che prima veniva utilizzato a tale scopo pur essendo inadatto per il disturbo che si arrecava alle attività di studio nelle aule adiacenti, è ora in parte occupato dai tavoli e dalle sedie per il pre e post-orario. Il Comune, invero, da qualche anno offre gratuitamente tecnici e trasporto per uno/due corsi di cinque/dieci uscite all'anno al Palazzetto. Questa però dovrebbe essere un'opportunità in più per le classi, non l'unica possibilità di fare attività motoria: i bambini hanno bisogno di più momenti di movimento e di gioco organizzato, non solo di due ore settimanali (a volte interrompere le lezioni con un gioco per alcuni minuti significa rendere poi più gradevole e proficuo il lavoro scolastico). Inoltre il Comune non ha ancora provveduto, nonostante i ripetuti solleciti, a realizzare un lavabo vicino al refettorio (necessario per sciacquare le posate cadute o le mani sporche di cibo dei più piccoli senza che questi vengano persi di vista dall'insegnante); in compenso si è posto riparo con tende appese al soffitto e alle pareti alla calura provocata dai raggi solari per la trasparenza del tetto e delle superfici laterali e si è finalmente diminuito l'intenso rumore di sottofondo, dovuto alla pessima acustica del luogo, con pannelli fonoassorbenti, ma soprattutto grazie all'abbattimento del muro divisorio con il conseguente ampliamento della sala.
Oltre al grosso problema della palestrina permane la cronica insufficienza di spazi per le attività di laboratorio (mancano l'aula d'inglese e di musica, mentre la biblioteca è anche aula d'informatica) e per le attività di gruppo (recupero, educazione all'immagine), per le quali da anni invano la Scuola chiede al Comune di chiudere almeno una parte di un atrio al primo piano per ricavarne un'auletta; come non bastasse per ampliare l'archivio si è dovuta occupare la stanza dei prodotti per la pulizia e questi sono stati sistemati in uno spazio ricavato chiudendo il retro palco del teatrino, luogo prima utilizzato per lavorare con piccoli gruppi di alunni.
Di fronte a situazioni di questo genere ci si chiede come sia possibile che l'Amministrazione Pubblica non sia in grado di valutare le proprie necessità (grandezza del refettorio, numero di aule) anche quando sia in possesso di tutti i dati disponibili per valutare la situazione in essere e quella futura (attraverso l'anagrafe dei nati del 1995 già si conosceva il numero di bambini che avrebbero fatto la I° elementare nel 2001, a cui andavano sommati quelli provenienti dai nuovi insediamenti, come il Gualando, previsti nel PRG e i possibili arrivi dovuti al CAVET) per progettare un edificio idoneo che con poche risorse in più risolvesse definitivamente i problemi.
In secondo luogo ci si stupisce di come un valente progettista non tenga in considerazione lo scopo della sua opera, bella ma non funzionale, non prevedendo il caldo e il rumore che si sarebbero determinati con quel tipo di struttura e che venga tranquillamente approvato dagli Uffici Comunali competenti un progetto che all'evidenza dei fatti necessita poi di interventi successivi a spese della comunità per eliminarne i difetti.
Tutto ciò ha comportato, prima, la contravvenzione alle norme di sicurezza, sotto la spinta della necessità di risolvere come possibile i problemi, poi, lo spreco di denaro pubblico (si è realizzata una costruzione inadeguata alle reali esigenze), quindi, modifiche anche queste onerose (per rendere idoneo il refettorio) che snaturano in parte il fine per cui era stata costruita la struttura (praticamente la scomparsa della palestrina) ed infine si è determinata una notevole conflittualità fra Scuola e genitori da una parte e Comune dall'altra.