| N. 1 - Anno VII - Gennaio/Febbraio 2002 | Indice giornale |
Attualità |
|
Gli Ambiti Territoriali di Caccia ovvero: gli A T C questi sconosciuti. |
|
| Sergio Savigni | |
Once upon a time la fauna selvatica era considerata come "res nullius" cosa di nessuno. Come conseguenza del fatto di non appartenere a nessuno non vi era alcun interesse a gestirla se non quello dei cacciatori più avveduti e lungimiranti. Inoltre i danni provocati sia alle colture agricole che a cose e/o persone avevano scarsa protezione giuridica poiché venivano provocati da qualcosa che non apparteneva a "nessuno".
Oggi invece, la fauna selvatica è "patrimonio indisponibile dello Stato", quindi bene di interesse della intera collettività civile, ed in particolare di agricoltori, di ambientalisti e di cacciatori.
La gestione quindi della fauna selvatica in estrema sintesi comprende:
- il censimento, la conservazione ed il controllo della popolazione degli animali;
- la prevenzione ed il ristoro dei danni arrecati dagli animali alle colture agricole e ad altri (autoveicoli e persone).
Agli obiettivi di cui sopra sono preposti gli A.T.C., i quali utilizzano i contributi annui loro versati dai cacciatori che intendono esercitare la caccia nel territorio.
La Legge 157/92 stabilisce le norme ed i principi che ogni singola Regione deve seguire al fine di tutelare la fauna selvatica e per disciplinare il prelievo venatorio nel rispetto dell'equilibrio ambientale (di competenza delle Province).
Gli ATC, pur essendo operativamente autonomi, risultano funzionalmente dipendenti dalla Provincia nei confronti della quale sono tenuti all'invio dei programmi relativi alle attività di interesse pubblico per il controllo di conformità al piano faunistico venatorio provinciale.
Gli ATC sono da considerarsi strutture aventi natura di associazioni non riconosciute e come tali sono regolate dagli accordi degli associati nello stabilire diritti ed obblighi, ordinamenti interni ed i criteri di gestione; il tutto in applicazione delle normative regionali che vincolano al perseguimento dell'obiettivo per cui sono stati istituiti.
La gestione dell'ATC è affidata ad un Comitato Direttivo eletto dall'Assemblea dei soci di cui fanno parte:
- rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole dei conduttori dei fondi inclusi negli ATC;
- rappresentanti delle Associazioni Venatorie a cui sono iscritti i cacciatori iscritti nell'ATC;
- rappresentanti delle Associazioni di protezione ambientale;
- rappresentanti della Provincia.
Il problema attuale più urgente è quello del ristoro (risarcimento - indennizzo - contributo) dei danni alle colture agricole e ad altri che rischia di generare conflitti sociali tra tutela delle produzioni ed interessi collettivi che dovrebbero essere risolti prima di incancrenire la situazione.
Oggi se un agricoltore subisce un danno (una diminuzione del proprio patrimonio) ad opera della fauna selvatica cacciabile inoltra una richiesta all'ATC competente per territorio poiché ciò prevede la legge regionale. L'ATC provvede a verificare e quantificare ed a pagare il danno così concordato con il danneggiato.
Se il danno fosse prodotto da specie non cacciabili la richiesta andrebbe inoltrata alla Provincia che, dopo avere verificato e quantificato il danno pagherebbe applicando una franchigia di 150.000 lire se il danno si verifica in montagna e 200.000 lire se si verifica in pianura, il tutto nell'ambito della capienza del Fondo Regionale.
Se invece un animale selvatico causa danni ad autoveicoli o persone il danneggiato non può invocare la tutela della Legge 157/92 ma, la norma generica del codice civile.
Pertanto il danneggiato dovrà dimostrare la colpa da parte dell'Amministrazione e che tale colpa ha provocato il danno. In buona sostanza l'Amministrazione (Provincia e/o Regione) sarà responsabile solo se si dimostra che ha gestito male la fauna selvatica per colpa, imprudenza ed errore. Bisogna quindi dimostrare che non sono stati installati i cartelli di pericolo di animali vaganti, o che si sia istituito un'oasi di protezione vicino ai centri abitati e strade di comunicazione ecc.
Sono sorti poi, problemi di interpretazione se, alcuni ungulati (es. caprioli) siano specie cacciabili o meno, se in capo al conduttore del fondo sussista un interesse legittimo ad essere indennizzato od un diritto soggettivo al risarcimento e ….diversi altri tutti interpretativi di norme. A seconda della soluzione il ristoro del danno cambia nella quantificazione classificandosi risarcimento, indennizzo o contributo.
Ci chiediamo!
E' possibile che non si riesca a riunire intorno ad un tavolo rotondo gli interessati (Regione, Provincia, A.T.C., agricoltori, cacciatori ed ambientalisti) per risolvere convenzionalmente e/o normativamente la fattispecie che ha generato conflittualità?
Da circa un mese si è installato il Comitato Direttivo dell'ATC BO/3 al quale il nostro Comune appartiene, il Presidente eletto è Tommaso Benati ed il Vice-Presidente Sergio Ventura, nostro concittadino.
Ci auguriamo che inizi un nuovo periodo di gestione del territorio che veda coinvolti gli agricoltori, gli ambientalisti ed i cacciatori con spirito di cooperazione e non competizione nella gestione ambientale e faunistica con l'aiuto delle istituzioni scientifiche all'uopo preposte.
Ci auguriamo che l'obiettivo principale della gestione dell'ATC BO/3 sia solo la corretta tecnica di gestione faunistica e non la volontà esclusiva di fare prevalere solo ed esclusivamente gli interessi di categoria (agricoltori, ambientalisti e cacciatori).
L'esercizio della caccia, oggi, deve essere un elemento della complessa opera dell'uomo tesa a ripristinare e/o mantenere gli equilibri ambientali migliori quindi non sport fine a se stesso.
La caccia non può essere solo identificata come tecnica di catturare gli animali selvatici, ma deve essere conoscenza degli elementi indispensabili per gestire il patrimonio ambientale e faunistico in modo corretto nell'interesse della collettività.
Alle organizzazioni di cacciatori il compito di favorire questa nuova cultura della caccia.
Ci auguriamo che il Comitato dell'ATC BO/3 alla fine del suo mandato possa lasciare in eredità un "parco aperto" dove è stato finalmente raggiunta l'armonia e l'equilibrio nella gestione compartecipativa del territorio con il solo fine di avere:
- garantito l'esercizio dell'attività venatoria
- salvaguardato le colture agricole
- migliorato l'ambiente per tutelare la presenza di tutte le specie autoctone e l'inserimento stabile delle specie in diminuzione
- investito anche economicamente sul territorio (ricostruendo habitat naturali, campetti a perdere) al fine di abbandonare la prassi gestionale fondata sulla precarietà degli interventi faunistici (introduzioni, ripopolamenti, ecc.).
Io sono ottimista perché sono sicuro che dal 2002 "impareremo a fare le cose nel miglior modo che ci è possibile, ricercheremo i nostri errori ed incontreremo il nostro simile che la pensa diversamente da noi, con uno spirito nuovo di collaborazione".
Buon Anno 2002…….