| N. 1 - Anno VII - Gennaio/Febbraio 2002 | Indice giornale |
Ambiente |
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Un soccorso provvidenziale nella notte. |
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Umberto Fusini |
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Le giornate attorno al 18 dicembre di qualsiasi anno sono le più corte e la notte la fa da padrona. E la notte è proprio il periodo d'attività quasi obbligatorio per gli strigiformi (che, in modo più popolare, sarebbe come dire, le "forme ammaliatrici della notte" che oggi chiamiamo semplicemente gli uccelli rapaci notturni). Importante è sapere che d'inverno, in un inverno come questo con temperature rigidissime, anche questi uccelli, come tanti altri animali, hanno grandi difficoltà ad alimentarsi e la mortalità sale a livelli altissimi. Perciò gli animali selvatici cercano in tutti i modi possibili di sopravvivere, si avvicinano moltissimo alle case e a tutte quelle opere "umane" che in altri periodi eviterebbero con cura, e ancor più facilmente sostano sui bordi delle strade. Proprio in quella notte Giovanni Rea, (ingegnere impiegato al CAVET come supervisore lavori di tronco) stava andando in auto verso una trattoria del nostro Appennino dove aveva appuntamento per una cena con amici colleghi, quando essendo un po' in anticipo e navigando a bassa velocità, scorgeva sul bordo della strada una sagoma chiara che sembrava un sacchetto di rifiuti; sorpassatolo, guardando dallo specchietto retrovisore la sagoma cambia e si capisce chiaramente che è un qualcosa di vivo o quasi. A questo punto in una serata invernale con un freddo boia su una strada secondaria in mezzo alle montagne, i più avrebbero tirato avanti invece Giovanni si ferma, torna indietro e capisce che a terra infreddolito e in pessime condizioni c'è un bellissimo Barbagianni (Tyto alba); il colore bianco giallo di questo uccello è una contraddizione con il buio della notte ma in questo caso è stato il suo colore a salvarlo, grigio sarebbe passato inosservato; l'uccello è intontito e perde un po' di sangue dal becco, viene raccolto e messo in una scatola di cartone, poi Giovanni va a cena. Non so cosa si sia mangiato in quella cena né in quanti erano, ma la mattina dopo una telefonata dal CAVET mi avverte che c'è un uccello che ha bisogno di cure, ed è lì che ho preso in consegna il barbagianni e conosciuto Giovanni Rea. L'uccello mi ha stupito perché il giorno dopo si era ripreso benissimo e quindi dopo averlo rifocillato è stato liberato; fatto importante perché è fra i rapaci notturni, quello che in questi ultimi anni ha avuto il calo maggiore. Mi ha stupito piacevolmente vedere in quanti si erano preoccupati per la salute di questo stupendo animale. Spero che la sensibilità che ha dimostrato Giovanni quella sera, non sia un episodio isolato ma che sia l'educazione naturalistica che piano piano acquisiscono le persone che lavorano all'aperto e in contatto con la natura; forse è soltanto una mia ipotesi, ma se così fosse non sarebbe male con tutte le persone del CAVET che lavorano sul nostro territorio. Un grazie a tutti da parte del " barbagianni" e della LIPU di Pianoro.