| N. 2 Anno VII - Marzo/Aprile 2002 | Indice giornale |
Attualità |
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I partiti sono in crisi ma la partecipazione c'è nei comitati e nelle associazioni. |
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Il dibattito sulla vita pubblica pianorese. |
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Romano Colombazzi |
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Un giornale di opinione si prefigge l'obiettivo di sollecitare confronti e dibattiti a 360 gradi e sono ben graditi gli articoli come quello di Marco Pizziolo, Assessore all'Ambiente del Comune di Pianoro, pubblicato nel precedente numero, che farà sicuramente discutere i nostri lettori. Sul dibattito della non partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, la Redazione ha in parte già dato il suo contributo con alcune considerazioni condivisibili, ma a me preme sottolineare altri aspetti per i quali sono in disaccordo con l'Assessore.
1. Non mi convince per nulla l'equazione proposta dal nostro assessore: crisi dei partiti = meno partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, poiché la partecipazione dei cittadini è comunque numerosa nei Comitati creati per temi specifici ed è costante nel tempo per quella miriade di Associazioni che si prefiggono la risoluzione di casi circostanziati. Ritengo che nel tempo sia modificato il modo di partecipare, altrimenti non si spiegherebbero come certe trasmissioni radiofoniche o televisive ottengano tanto successo o perché si intasano i Forum su Internet ed Intranet o abbiano tanto successo i messaggi sui telefoni cellulari e siano invece vuote le sezioni dei partiti.
2. La massima espressione dei partiti nella società sono i Senatori, i Deputati, i Presidenti di Regione e Provincia, i Sindaci, gli Assessori che giornalmente sono a contatto con il cittadino. Se questi personaggi con il loro comportamento creano "staccionate" di vario genere, come ha scritto Galli nei suoi articoli, se non danno risposte concrete ai bisogni "spiccioli" del cittadino ma li "affossano" nella burocrazia, se attuano scelte con metodi non trasparenti, se dedicano più tempo (gli amministratori non hanno mai tempo) a coltivare il loro "potere elettorale" per apparire anziché essere, chi viene sconfitto non è il Presidente o il Sindaco, ma è il partito che esso rappresenta. Se fosse così semplice come evidenzia Pizziolo, anche le diminuite iscrizioni al Sindacato sarebbero frutto della crisi dei partiti, ma non è così. Tra le varie e molteplici cause (nuovi modi di comunicare, rapporto incostante con la base, etc.) è evidente il fatto che più del 30% dei sindacalisti con incarichi nazionali ha, nel tempo, lasciato il sindacato e i sindacalisti sono diventati i manager di importanti società. Hanno cioè saltato il fosso, si sono schierati con il padronato e ciò è una sconfitta per il sindacato che li ha scelti e non per i sindacalisti.
3. I partiti sono in crisi dall'inizio del movimento di "mani pulite" e, consci di ciò, si sono messi in "analisi" come un comune individuo. Si ristrutturano continuamente, si riaggregano, si separano, cercando nuove forme di sostentamento e di comunicazione, ma devono avere il coraggio di "gettare" i vecchi schemi e trasformarsi in Movimenti che si modificano in funzione dell'obiettivo da perseguire e non certo organizzarsi in partito unico come suggerisce Pizziolo. Non mi risulta che il centro destra, il quale ha aumentato il proprio consenso solo attraverso la chimera di un sogno alla Berlusconi e non certo per i suoi programmi, si ponga l'obiettivo di trasformarsi in partito unico. Se i partiti sono in crisi, come afferma Pizziolo, perché formare un partito unico? Tutto ciò mi sembra una contraddizione!
I due impegni che alla fine dell'articolo sono suggeriti mi lasciano veramente perplesso.
Da due legislature a Pianoro si redige un unico programma sia elettorale sia di incontri sul territorio, ma per le ragioni sopra esposte la partecipazione è sempre minima.
Sul 2° impegno proposto, mi chiedo: Pizziolo che campagna elettorale ha vissuto? La maggiore parte di noi ha fatto campagna elettorale unicamente con il solo simbolo dell'Ulivo. Il nostro articolista dovrebbe chiedere al suo (?) e agli altri 4 partiti della coalizione come questi si sono comportati durante le ultime elezioni e suggerire più coerenza.
Forse occorre una amplia riflessione sui metodi con i quali sono scelti attualmente gli Amministratori pubblici e quindi sui metodi che i partiti si sono dati, poiché la coerenza politica non è essenziale ma non può essere certo un valore l'incoerenza. Quale esempio daremmo ai nostri giovani!
Un tema non analizzato da Pizziolo nel suo articolo è la scontata domanda: perché pochi giovani si interessano di politica in modo attivo?
Risposta: noi tutti, tranne rare eccezioni, abbiamo iniziato l'approccio alla politica dopo i 30 anni. Non meravigliamoci più di tanto e non affermiamo che è colpa dei partiti!