N. 2 Anno VII - Marzo/Aprile 2002 Indice giornale

Attualità

Marroni, farina di castagna, legname, ambiente e turismo.

Il Consorzio dei Castanicoltori dell'Appennino bolognese.

  Sergio Savigni

A Pianoro ha sede il Consorzio dei Castanicoltori dell'Appennino Bolognese di cui recentemente (n. 4 Agosto 2001) abbiamo dato notizia della nomina dei nuovi Amministratori.

Abbiamo incontrato il Presidente Dott. Daniele Gambetti, il quale ha risposto ad alcune nostre domande.

 

Il 2002 è stato dichiarato dall'ONU "Anno internazionale delle montagne"; il Consorzio dei Castanicoltori dell'Appennino Bolognese ha in mente di fare qualcosa?

Per celebrare l'anno internazionale delle montagne  ci siamo "mossi" già da tempo; innanzitutto lavorando con Comunità Montana, Provincia e Regione ad un Piano Regionale per la Castanicoltura, finalizzato innanzitutto a sollecitare una attenzione politica sulla castanicoltura e, più in generale, sulla montagna. Inoltre abbiamo predisposto, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, l'ISEA, l'Università di Bologna e la Società Produttori Sementi un progetto di ampio respiro proprio per fare emergere l'importanza della castanicoltura per la montagna. Contiamo di portare i primi risultati di questi lavori nei convegni e nei seminari che in questo importante anno verranno organizzati, per portare così anche noi il nostro modesto contributo al dibattito internazionale sulle montagne.

 

E sul piano dell'economia la castanicoltura ha qualcosa da dire? Ed il Consorzio?

La castanicoltura sul piano dell'economia credo abbia molto da dire, oggi come nel passato! Oggi castanicoltura significa prodotti tipici, significa legname, significa ambiente, paesaggio, turismo  e diverse altre cose. Tutto ciò non significa economia? Ed il Consorzio, soprattutto a partire da un anno a questa parte, sta investendo le proprie energie alla ricerca di sbocchi commerciali per i propri prodotti, marroni, farina e paleria innanzitutto. Questi rappresentano i primi passi di un cammino che ci auguriamo sia lungo e, possibilmente, fruttuoso.

 

I prodotti della castanicoltura, da come li descrive, appaiono molto interessanti, attraenti; come pensate di valorizzarli, di promuoverli sui mercati o, ancor più, sul territorio?

Oggi vi sono diversi strumenti di valorizzazione e di promozione dei prodotti. Noi comunque punteremo innanzitutto sulla qualità e sul legame con il territorio. Un buon prodotto si promuove da sé ed il legame con la terra, con la gente e con le tradizioni che lo hanno prodotto apportano un valore aggiunto oggi molto ricercato. Per questa ragione punteremo molto sulle sagre e sulle fiere a tema, magari organizzando almeno una importante sagra per ogni Comunità Montana in cui è presente il nostro Consorzio e, possibilmente, chiamandola con il suo nome …

 

Mi pare di capire che la storia e la tradizione rivestano molta importanza per lo sviluppo della castanicoltura. Ma come pensa di preservare il patrimonio delle conoscenze e, compito ancor più difficile, trasmetterlo alle nuove generazioni?

Lei, che è sempre stato un attento osservatore di fatti sociali, tocca un tasto delicato. Per ciò che riguarda la conservazione del patrimonio culturale e delle tradizioni della castanicoltura pensiamo che l'esercizio stesso della castanicoltura, la coltivazione del castagneto costituisca una prima garanzia in tal senso. E su questo piano abbiamo intenzione di riattivare alcuni corsi di formazione per la coltivazione del castagneto. Inoltre vorremmo attivare alcune iniziative con le scuole elementari e medie inferiori proprio per mantenere alto il livello della sensibilità su questi temi, a partire dalle classi più giovani. Anche perché crediamo - e su questo veramente ci crediamo - che un giorno non tanto lontano possa rappresentare una valida proposta per chi desidera vivere e lavorare in montagna.

 

                                                        

                                                                                    


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