N. 3 - Anno VII - Maggio/Giugno 2002 Indice giornale

La Posta

Le lettere anonime e i problemi della casa.


La delazione sotto qualsiasi forma e modalità è disgustosa e foriera di tempi bui e neri sotto ogni aspetto, nell'Italietta fascista come nella Russia comunista essa è stata devastante. Rientra a pieno titolo la "lettera anonima"ricevuta dal nostro Romano Colombazzi su non si sa bene quale argomento. E a proposito di quanto esposto da Colombazzi, che a mio avviso giustifica l'anonimo scrittore, nel suo  scritto del Marzo 2002 dico la mia opinione alla luce del sole.

 Cari concittadini, non viviamo nell'ignota Corea del Nord, sconosciuta ai più (anche alla C.I.A. americana) dove solo presumibilmente immaginiamo quel che realmente accade. Al momento di scrivere questa mia, non viviamo in alcun regime dittatoriale dove è difficile esprimere la propria opinione;  a Pianoro non esiste alcun tiranno per cui il cittadino non possa esprimere il suo punto di vista. Anzi nel nostro paese vengono editi alcuni giornali locali, il Punto e l'Idea, e nelle edicole vi si trovano tutte le testate nazionali e regionali. Come cittadino di questo paese non sento affatto il bisogno di giustificare chi si rifugia nell'anonimato delle sue lettere, e un buon comportamento da parte di tutti sarebbe quello di cestinare tali lettere senza neanche leggerne il contenuto, sia esso portatore di sole calunnie o millantati torti che di problematiche reali e concrete.

La libertà di scrivere il proprio pensiero è un bene prezioso, e come tale và necessariamente sottoscritta. Bisogna accettare fin in fondo le conseguenze derivanti da tali scritti, siano essi cenni di consenso e di stima, sia pure il dissenso aperto e l'inimicizia degli altri. Non bisogna difendere la propria posizione sociale e i suoi relativi privilegi attraverso le lettere anonime, ma bisogna farsi carico degli impegni derivanti dall'esprimere le proprie opinioni. Tutti dovrebbero fare il proprio dovere e non tergiversare, anche e soprattutto gli anonimi, spingendoli ad uscire dalla loro condizione a cui nessuno li costringe ignorandoli e non giustificando il loro operato. In fondo gli anonimi di cui si parla sono persone terribilmente noiose.

Gente piacevole e non anonima è senz'altro il signor Antonio Aloisio che scrive una lettera "aperta" al Sindaco (che mi risulta di avere già avuto risposta alcuni mesi orsono) lamentandosi del problema "casa" e indicando in tre punti l'avvio della risoluzione dello stesso. Come concittadino di Antonio comprendo la difficoltà dell'alloggio per le giovani coppie, e non solo per loro, ma la soluzione del problema non sta nell'aumentare l'edificabilità sul territorio e non è competenza di una amministrazione locale aprire o chiudere il mercato, che è autonomo e reagisce secondo parametri automatici che vi siano o meno delle leggi tese a normarlo.Penso che le istanze delle giovani coppie e anche degli anziani potrebbero essere soddisfatte nella realizzazione in tempi brevi del P.R.U. (Piano di Riqualificazione Urbana) del centro di Pianoro capoluogo, anche se bisogna aspettarsi tempi a lungo periodo. Comunque l'amministrazione comunale può e dovrà intervenire sul patrimonio abitativo pubblico del centro di Pianoro, ed è in questo contesto che i cittadini devono spingere per soluzioni che avvantaggino le giovani coppie, e non solo, senza affidare del tutto al cosiddetto mercato la risoluzione dei problemi.

Si potrebbe per esempio ricercare finanziamenti per l'ammodernamento e la ricostruzione dell'edilizia pubblica del centro di Pianoro capoluogo ricorrendo agli stessi soggetti che hanno fame di casa: le giovani coppie, gli anziani soli e la famiglie degli sfrattati…; penso proprio che tali soggetti potrebbero accedere ai mutui bancari ed indebitarsi per la costruzione della propria abitazione. Fermo restando che i diritti di coloro che attualmente abitano tali case non vengano messi in discussione continuamente.

 

                                     Michele Marra


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