| N. 3 - Anno VII - Maggio/Giugno 2002 | Indice giornale |
Copertina |
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La scelta dei candidati alle prossime elezioni comunali. |
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Una discussione da aprire subito. |
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| Marco Malpensi | |
L'inchiesta di Stefano Galli sulla vita democratica a Pianoro, svolta sul nostro giornale nei mesi scorsi, ha suscitato un interessante dibattito al quale vogliamo apportare un ulteriore contributo. La sempre più accentuata difficoltà dei partiti pianoresi a svolgere il loro ruolo di elaborazione delle idee, di rappresentanza delle istanze e degli interessi dei cittadini, di selezione degli amministratori locali, è un problema che va molto al di la dei confini del nostro comune. E' un problema che trova la sua origine e gran parte delle sue cause principalmente in questioni di carattere generale quali la caduta del muro di Berlino e la conseguente cessazione della contrapposizione ideologica fra Occidente e Socialismo reale, il trauma di "Mani pulite", la sempre maggiore importanza della TV; questioni queste che non è nostro compito analizzare in questa sede e sulle quali singoli cittadini o piccoli gruppi hanno ben poche possibilità di incidere. Ma è possibile individuare anche altre cause di carattere locale sulle quali, invece, in una piccola comunità come la nostra è possibile intervenire migliorando in modo significativo il rapporto dei partiti (e quindi anche della amministrazione comunale) con i cittadini. A Pianoro gli iscritti ai partiti (fatta eccezione per i DS) sono molto pochi; quelli attivi (anche nei DS) sono pochissimi e non sono sufficienti a sviluppare un dibattito interno che garantisca un soddisfacente livello democratico e un ricambio dei dirigenti che non sia fatto per mera cooptazione. La vita dei partiti, con ovvie e significative differenze, si traduce quindi generalmente, oltre che nella organizzazione di sporadiche manifestazioni pubbliche, nella gestione delle necessità burocratiche interne. Una vita di grigia routine che si anima in occasione delle elezioni comunali quando si tratta di scegliere i candidati alla carica di sindaco e di consigliere. E' quello il momento in cui è maggiore, a nostro avviso, la necessità di coinvolgere i cittadini; ma è anche quello il momento in cui i cittadini più interessati alla cosa pubblica e le loro associazioni vengono visti come disturbatori, come concorrenti, come avversari. In questi ultimi anni la società civile ha cercato, anche attraverso il nostro giornale, di stimolare una effettiva selezione dei candidati da farsi attraverso pubbliche discussioni e se necessario anche con elezioni primarie. Il rifiuto dei partiti è stato pressoché unanime. Noi continuiamo a pensare che questa sia la strada da seguire per ottenere un arricchimento della vita pubblica e vogliamo invitare gli schieramenti che si affronteranno nel 2004 ad incominciare fin da ora a porsi il problema. E' nostro convincimento che chi viene candidato ad amministrare il comune debba essere riconosciuto dai cittadini oltre che per i suoi orientamenti politici e per le sue capacità anche per la sua indipendenza di giudizio e per il suo spirito di servizio. Questo è peraltro il significato della legge che vuole l'elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini. Affermare invece (come si è sempre fatto) che è presto che prima di parlare dei candidati bisogna definire i programmi, ecc. ecc., per arrivare all'ultimo momento a tirare fuori nomi che sono stati scelti da pochissime persone nell'ombra di riunioni notturne significa non essersi resi conto che il mondo è cambiato.