| N. 3 - Anno VII - Maggio/Giugno 2002 | Indice giornale |
Attualità |
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E' possibile un altro mondo senza ingiustizie e senza guerre? |
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Due conferenze organizzate dal "Gruppo di Lugano" e da "Capo Seattle". |
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| Marco Malpensi | |
I titoli delle manifestazioni erano due interrogativi: Un altro mondo è possibile? (il 10 aprile) e Quale pace è possibile? (il 24 maggio). Trovare le risposte non è facile, ma anche solo porsi le domande è già un bel passo avanti; e di questo vogliamo innanzi tutto rendere merito al Gruppo di Lugano e a Capo Seattle che tali domande hanno posto a sé stessi e ai cittadini pianoresi nella sala convegni della piscina comunale. I due relatori della prima conferenza sono personaggi che da sempre si dedicano a cercare di rendere migliore il mondo operando nel campo della solidarietà: Giuseppe Stoppiglia con l'associazione Macondo Enrico Giusti con l'Iscos. Davanti ad una sala piena anche di moltissimi giovani i loro interventi hanno toccato i problemi che condizionano la vita dei paesi più poveri del terzo mondo: la fame; le malattie (con un particolare riferimento all'AIDS che mietono milioni di vite nell'Africa nera); gli aspetti negativi della liberalizzazione del commercio mondiale che ostacola l'economia dei paesi privi di tecnologia; il ruolo delle multinazionali e dei paesi ricchi dell'Occidente. Interventi che, insieme all'appassionata denuncia di una situazione disastrosa e insostenibile, hanno messo in evidenza l'inadeguatezza delle forze in campo per tentare di porvi rimedio. La mancanza di tempo non ha consentito lo svilupparsi di un significativo dibattito. E' così mancata la voce dei giovani che sono i soli che possono avere l'energia per dare una svolta al nostro mondo intorpidito e ripiegato su sé stesso. Peccato. La seconda conferenza è stata tenuta da Achille Lodovisi dell'osservatorio regionale sugli armamenti, che ci ha parlato della natura delle guerre con particolare riferimento a quella in corso nel medio oriente. Il suo intervento è stato molto interessante e ricco d'informazioni e di riflessioni che hanno certamente lasciato il segno sull'uditorio. Ci è sembrata invece superflua la proiezione di una videocassetta amatoriale girata nei territori palestinesi occupati dagli israeliani; le immagini erano quelle già viste centinaia di volte alla televisione e le interviste erano in inglese con sottotitoli illeggibili.