| N. 3 - Anno VII - Maggio/Giugno 2002 | Indice giornale |
Cultura |
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Acqua passata |
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La balla della "balla" |
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| Giancarlo Fabbri | |
La "balla" del Pero era composta da ragazzi del borgo, pressoché coetanei. In quel periodo avevano suppergiù 14-15 anni. Quell'estate decisero di compiere una spedizione di caccia alle rane. Si munirono di lampade portatili, elettriche o a carburo. La notte convenuta si trovarono insieme nella piazza del mulino. Presero poi per la carraia che menava al guado del torrente Savena. Qui giunti, scalzi com'erano, diressero a monte diguazzando i piedi nella fresca acqua limpida.
Furono composte delle coppie; in queste, uno era fornito di lampada, l'altro di un sacchetto di tela per contenervi i batraci. Le coppie presero diverse direzioni iniziando la caccia. Le rane, accecate dalla luce, si lasciavano prendere con le mani. Così fra i canneti e nei cespugli che sorgevano direttamente dalle acque. Lungo le rive sabbiose gli anfibi gracidavano lambiti dall'acqua. I richiami delle rane, nella notte serena, si alzavano sino a produrre un forte e continuo rumoreggiare che accompagnava la caccia.
Trascorsa qualche ora i sacchetti erano pieni. I giovinetti presero la via del ritorno in modo da ritrovarsi insieme nella piazza del Pero. Qui si divisero il bottino in modo che ognuno portasse a casa la sua parte della caccia, dandosi appuntamento per la sera dopo sul greto del Savena.
Il giorno seguente, mentre erano a scuola, le rane furono decapitate e pulite dalle loro madri. Come convenuto quella sera si recarono al torrente. Una madre, prima che il suo ragazzo uscisse, diede al figlio una bottiglia di vino dicendogli che una bottiglia per una decina di ragazzi non faceva male. Sennonché, quando si ritrovarono con l'occorrente per cuocere le rane, si accorsero che quasi tutti loro avevano portato una bottiglia di vino. Bianco, nero, dolce, secco, ce n'era di tutte le qualità.
Raccolsero rami, radici, legnami vari, residui di ondate di piena e appiccarono il fuoco ad una piccola pira. Formato un treppiede con grossi rami, appesero una padella sulla fiamma iniziando a cuocere le rane dopo averle impanate. Mentre gli anfibi sfrigolavano nell'olio, iniziarono a stappare qualcuna delle bottiglie che in precedenza erano state messe al fresco nell'acqua corrente, fra i sassi. Man mano che i ranocchi cuocevano, con un ramino si riempivano i piatti e venivano tagliate grosse fette di pane.
Il sole ormai era tramontato. Seduti in cerchio, attorno al fuoco continuamente alimentato, i giovani iniziarono il pasto intervallando i bocconi con dei sorsi di vino a garganella. Ognuno di loro beveva un po' da questa e un po' dall'altra miscelando così i diversi vini. Nel medesimo tempo che le rane e il pane diminuivano, cresceva l'allegria dei ragazzi. Uno iniziò a cantare, altri lo seguirono. Le voci si spandevano sempre più alte sotto il tremolio delle stelle. Cantavano tutti, anche i più stonati. La loro allegrezza li rese dimentichi del trascorrere delle ore. Mentre invece la Luna, dopo essere sorta, aveva percorso un arco nel cielo. Qua e là iniziarono ad aprirsi delle persiane. Si affacciavano persone urlanti; a causa del baccano provocato dai ragazzi non riuscivano a dormire.
A quel punto, visto che le cibarie, le bevande e il loro repertorio di grida strazianti erano terminate, faticosamente sgombrarono il campo improvvisato iniziando il rientro. Alcuni cadevano ridendo, e non solo perché incespicavano nei sassi o in radici sporgenti. Altri, nell'attraversare la passerella, di fronte al campo sportivo, caddero nell'acqua bassa. Più o meno asciutti risalirono sulla strada nazionale che attraversava il paese. Si salutarono più calorosamente del solito ondeggiando. Gli adulti che nel frattempo uscivano dall'osteria li rimbrottarono credendo che fingessero di essere brilli per prenderli in giro. I ragazzi del gruppo rumoroso e allegro erano invece veramente ubriachi. La "balla" del Pero aveva preso una balla con i fiocchi.