| N. 4 - Anno VII - Luglio/Agosto 2002 | Indice giornale |
Notizie |
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L'obiettore di coscienza in servizio presso il comune. |
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Racconto massimalista da un tanto al chilo, purtroppo però, vero. |
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Umberto Fusini |
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La carta d'identità si sa è un documento di una certa importanza, ancor più quando la si fa per la prima volta; così sabato mattina 3 agosto mia figlia Maria impaziente nell'attesa di compiere 15 anni proprio per poter avere tale riconoscimento, ci ha trascinati in comune per porre le nostre firme a far sì che il documento fosse valido anche per l'espatrio. Tutto bene; la gentilezza e la capacità dell'impiegata ci semplificano ancor più l'operazione e siccome è scaduto anche il documento di Antonia, madre della figlia e coniugata al sottoscritto, ne approfittiamo per fare anche quest'altra operazione. Perciò un po' di tempo lo passiamo aspettando. Durante questa attesa (noi siamo giunti alle 9) vediamo che c'è un certo fermento nella sala d'ingresso al municipio (che è poi di fianco all'ufficio in questione); al centralino non c'è nessuno e le persone che per vari motivi e bisogni arrivano (senza contare quelle che telefonano) non sanno a chi chiedere. Guardo, osservo e alle 9,10 mentre ci apprestiamo ad andarcene, si svela l'arcano. Giunge un ragazzo che viene ripreso da un dipendente comunale della segreteria, il quale gli fa presente che avrebbe dovuto essere al centralino dalle 8 e invece non solo è arrivato con oltre un'ora di ritardo, ma non si è nemmeno degnato di dare uno straccio di colpo telefonico. Se fosse stato in caserma (da lì si può dedurre che si tratta di un obbiettore di coscienza che fa il servizio civile presso il comune), gli dice il dipendente "ufficiale", come l'avrebbe messa? Il ragazzo con uno sguardo semi assente entra nella gabbiola del centralino dove lo raggiunge una ragazza e cominciano a cinguettare. Siamo ormai alla fine, abbiamo protetto i giovani a tal punto, che in molti casi non hanno più il minimo senso di responsabilità; tanti che fanno il servizio civile (non tutti per carità) lo fanno solo per restare vicino a casa e non essere in caserma e non solo non imbracceranno mai un fucile (e va bene) ma non prenderanno mai in mano nemmeno la falce e tanto meno il martello e forse nemmeno la matita o la penna. Ci penseranno i genitori a mantenerli per tutta la vita. Don Milani diceva " restate pure ignoranti che è così che vi vuole il padrone"; il cammino è tracciato già da pezzo, si tratta solo di seguirlo.