N. 4 - Anno VII - Luglio/Agosto 2002 Indice giornale

Cultura

15 agosto: Fiera della Assunta

Una manifestazione secolare che costituisce ancora una importante occasione di

  Adriano Simoncini

La fiera di Pianoro, detta dell'Assunta perché si svolge il 15 agosto festa di Santa Maria Assunta, è secolare. Ne esistono avvisi risalenti alla metà dell'800, ma sicuramente la fiera è più antica. Pianoro è stato sempre un grosso borgo circondato da fiorenti poderi e attraversato da un'importante via di comunicazione transappenninica: non poteva non avere una sua fiera di prodotti agricoli e di bestiame, cui s'aggiungevano banchi di commercianti ambulanti - terraglie, attrezzi da lavoro, stoffe, scarpe... La città infatti era abbastanza lontana (alla Porta Santo Stefano) da consentire un autonomo e frequentato mercato non solo rurale.

  A Pianoro - che oggi diciamo Vecchio per distinguerlo dall'attuale Capoluogo sorto nel dopoguerra - la manifestazione si teneva in un apposito sito detto al prè dla fira,il prato della fiera. Esistono un paio di cartoline che ricordano il luogo e addirittura una, bellissima, degli inizi del '900 che ne riprende una scena: la foto viene riprodotta annualmente nel manifesto che pubblicizza la fiera. Di come si svolgesse negli anni '20 e '30 possiamo leggerne una coinvolgente descrizione nel libro di Roberto Vitali Pianoro, storie e immagini di un antico borgo, cui si rimanda. Vi compaiono i personaggi di allora, ancora presenti nella memoria dei rari superstiti, e si rivive l'atmosfera di gioioso concorso popolare. Perché la fiera, ovunque si tenesse - in pianura, in collina, in montagna - è stata sempre una grossa festa per tutti fin dal lontano medioevo.

  Fiere e mercati sono infatti il ricordo di un'economia feudale, chiusa e autarchica, per la quale, soprattutto nelle campagne lontane dalla città, si viveva dei prodotti del posto - scarse le vie di comunicazione e comunque faticose, da percorrersi per i più a piedi, e insidiate da pericoli: briganti, soldataglia, ladri... La fiera consentiva di proporre i propri prodotti ai vicini e di acquistare quelli degli altri, spesso utilizzando direttamente lo scambio. I detti dialettali, documenti linguistici che la tradizione ci consegna per un uso non solo folcloristico, ne testimoniano il rilievo nella cultura contadina. Eccone uno, nostrano:

 

         ven Mingón ch'andén a féra             vieni Mingone che andiamo alla fiera

         a cumprer onna stadéra                  a comprare una stadera

         la stadéra l'era rotta                     la stadera era rotta

         e Mingón ai avanzé sotta         e Mingone vi rimase sotto.

 

  Nel caso specifico la filastrocca mette in guardia dai raggiri con cui consumati venditori potevano ingannare gli ingenui non abituati a compere inusuali. Come poteva essere la stadera, una bilancia a spalla, che l'economia contadina non produceva in proprio. Alla fiera s'andava infatti per acquisti importanti. Gli scarponi per l'inverno, ad esempio, e il capofamiglia portava con sé i cavicchi coi quali aveva misurato la lunghezza del piede dei figli che rimanevano a casa (ma più spesso si acquistavano scarponi di tre misure, grande media piccola, e al bisogno i membri della famiglia utilizzavano a turno quelli che gli andavano meglio - e per il restante tempo, zoccoli di legno, ciabatte di pezza o scalzi).

  In particolare s'andava per visionare bestiame da lavoro e da allevamento. Era la caratteristica delle fiere di campagna, che in questo si distinguevano dai mercati settimanali. Ma anche s'andava per ascoltare le novità e i 'fatti' che imbonitori fantasiosi propinavano all'incanto. E per vedersi, ovviamente, dopo lunghi inverni e dure stagioni di lavoro. I giovani si cercavano con le ragazze, gli anziani coi coetanei a parlare del raccolto e del tempo andato - potrei scrivere pagine.

  Negli ultimi anni della guerra, col fronte che s'avvicinava, la fiera a Pianoro fu sospesa di necessità. I bombardamenti che ridussero il paese a un mucchio di rovine ne impedirono poi la ripresa - gli stessi poderi, seminata la campagna di mine, erano vuoti. La vecchia Pianoro non ebbe dunque più la sua fiera. Che ricominciò nei primi anni '50 nella nuova Pianoro, l'attuale Capoluogo. Nonostante abbia sfogliato le delibere comunali d'allora non sono riuscito a determinarne con precisione l'anno d'inizio - mentre ho letto che la Giunta autorizzava lo svolgimento di una fiera di bestiame e merci addirittura a Guzzano, su richiesta della popolazione, da tenersi la prima domenica di settembre in località Chiesa. Patente testimonianza di come ancora l'economia pianorese fosse esclusivamente agricola. Non passerà un decennio che tutto quel mondo contadino sarà sconvolto dalla rivoluzione industriale che ne cancellerà le strutture produttive e i rapporti sociali.

  Parallelamente si sono via via trasformati fiere e mercati, specchi popolari della società: scomparso il bestiame, bene di assoluto richiamo per i contadini, scomparsi gli imbonitori (ora utilizzano la TV), si sono moltiplicati i banchi dei vestiti, delle calzature, dei giocattoli, dei dolciumi, della plastica... Centinaia di persone continuano a curiosare nella calca che cresce: guardano i prezzi, osservano la merce, commentano, scambiano pareri e comperano cose quasi sempre inutili.

  Ma anche vanno solo per vedere e incontrarsi. Che è poi quello che è rimasto, soprattutto in campagna, di questa antichissima usanza. Iper e supermercati offrono quotidiane occasioni per acquisti diversificati a tutti i prezzi, basta girare - la disponibilità di mezzi di trasporto lo consente. Perché dunque si va ancora alla fiera? Certo non per compere irrinunciabili. Piuttosto per un istinto atavico che ti spinge all'incontro e al confronto, magari nella speranza (inconscia?) di rivedere qualcuno, compagni e compagne della giovinezza che la vita ha allontanato e che forse verranno, come una volta, all'annuale appuntamento: non per altro motivo molti - ne conosco personalmente - lasciano per un giorno il luogo delle ferie in montagna o al mare per essere il 15 agosto, giornata di calura estrema, a Pianoro alla fiera.


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