| N. 4 - Anno VII - Luglio/Agosto 2002 | Indice giornale |
La parola ai bambini |
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EMOZIONI DI VIAGGIO |
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Un paesaggio mi è rimasto nel cuore in modo violento : ero appena arrivata in Liguria, in un posto isolato di montagna; quando scesi dalla macchina ero molto stanca del viaggio e una brezza dolce mi sfiorò, mi cullò in modo cosi soave che per poco non mi addormentavo.
Ogni mattina (se riuscivo a svegliarmi) correvo in terrazza e scrutavo l'orizzonte … scorgevo in mezzo ai monti una linea che si distingueva a fatica dal cielo: era il mare che quasi sempre era più mosso e scuro.
Poi scendevo le scale e aggrappata ad una staccionata bassa di legno tutto si fermava di fronte a me.
Ecco che ritornava quell'aria dolce che mi faceva svolazzare i capelli come se volessero seguirla.
Chiudevo gli occhi per sentire meglio quel sussurro che voleva spiegarmi chissà quali segreti speciali.
Un'aria fresca e pulita, odorosa di resina, di muschio fresco, un delicato profumo di polline di fiori, di fieno; mi portava anche odori di sale, ma anche rumori, gorgoglii, fruscii di onde che si spaccavano sui sassi, risate e pianti rubati alla spiaggia. Poi l'ululato del vento, cinguettii, scrosci, trilli fischi confusi come se una fata si fosse divertita a inventare una pozione mischiando tanti ingredienti speciali e la provasse su di me.
Il cielo era tutto rosa con nuvolette leggere, sfumate con quel colore; lungo l'orizzonte monti intrecciati tra loro imprigionavano il sole mattutino senza pietà, i suoi raggi variopinti tingevano le montagne mentre l'ombra ne copriva ancora una parte. Ed appariva in quella luce mattutina Velva, un paesino con case raggruppate fra di loro con al centro un Santuario.
Anche il paese era stato dipinto da un raggio e ora una luce vivace regnava su di esso.
Partendo dal Santuario, salendo con lo sguardo per un pendio sotto di me, attraversando un lungo tragitto in salita con fitti alberi stretti fra loro, si arrivava al punto della mia osservazione. Ai miei fianchi tronchi intrecciati formavano un gazebo e dall'altro lato stava una casetta che serviva per cuocere.
Mi girai, ora guardavo le poche case tra cui la mia, collegate da una stradina che portava all'orto con zucche, pomodori e patate e lì vicino un'altalena fatta di tronchi costruita dal vicino di casa, il signor Benso, per il suo nipotino.
Ora che vi ho descritto il mio paesaggio del cuore, se vi è venuta voglia di andarci, vi informo anche che poco lontano c'è un mare stupendo e si fanno bellissime passeggiate e "Fascette " è il posto più adatto per sognare.
Caterina Dallolio 1° classificata sezione scuole elementare