| N. 4 - Anno VII - Luglio/Agosto 2002 | Indice giornale |
Cultura |
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I Mestieri dimenticati (2^ Puntata) |
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Romano Colombazzi |
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Nella lunga veglia con Luciano Cuzzani e Romano Dorelli, il fabbro ed il birocciaio del Botteghino, odo nomi strani come la "balota", "al macadur", la"paramina", che i nostri narratori ci illustrano con minuziosa precisione.
Luciano, fabbro e benzinaio, ci fa presente che, fino al 1970, non esisteva la strada di Via Donini da Pianoro Nuovo a Botteghino e che , prima della II° guerra mondiale, dall'attuale Cà Calanco a Montecalvo erano insediati,nei fondi agricoli esistenti, una trentina di famiglie di contadini. Tutti i ragazzi andavano a scuola a Montecalvo; Nicoletti era quello che risiedeva più lontano,a Cà Calanco, e tutte le mattine si recava a piedi alla scuola di Montecalvo. I contadini, in questi fondi, non avevano l'acqua da bere attraverso pozzi o acquedotti; ma raccoglievano l'acqua piovana dai tetti delle case nelle famose pozze e quell'acqua serviva per tutte le necessità del fondo, per lavare, abbeverare le bestie, ect. D'estate, quando le pozze si prosciugavano, andavano nello Zena sia ad abbeverare le mucche sia con otri per l'acqua domestica. Romano Dorelli afferma che la strada era tanta che quando ritornavano ai loro fondi, tutti, uomini e bestie, avevano più sete di prima. Le case avevano come pavimento le "balote", cioè il sasso tondo o ciottolo prelevato dal torrente dai birocciai. Romano ha esercitato il mestiere del birocciaio con la "broza" e cavallo fino al 1952, poi ha comprato un camion con le ruote piene.
Molti birocciai lavoravano per il trasporto dei ciottoli alla fornace; i "sassi", racconta Dorelli, si dividono in sassi vivi, di sabbione e bianchi.
I sassi bianchi detti "scaglie" venivano messi nel "macadur" per frantumarli, poi, spaccati, portarti nel forno per ricavare la calce aerea. Questi sassi si trovavano anche nei calanchi ricchi di argille e, d'estate, li raccoglievano scavando con la paramina, un attrezzo tipo scalpelloche veniva usato per staccarli dalle pareti calanchive. Celso Calesini aggiunge che le scaglie sono sedimentazioni marine formatesi milioni di anni fa quando c'era il mare in questa zona.
<Ha ragione, Celso> afferma Dorelli, <tanto è vero che a Gorgognano hanno ritrovato anche i resti di una balena.>
Racconta sempre Dorelli che i sassi bianchi o scaglie prendono il nome dal fatto che, messi nell'acqua, "fioriscono". Per i nostri lettori spieghiamo che il sasso detto scaglia è costituito per la massima parte da carbonato di calcio ed in quantità più o meno notevoli da carbonato di magnesio, silice, allumina, solfato di calcio, ossido di ferro ect.. Cotto intorno a 850° dà origine alla calce viva (Ossido di calcio) che si pone in commercio in zolle. La calce viva, bagnata con acqua, che assorbe con grande avidità, sviluppa molto calore con crepitio, rigonfia e si disgrega trasformandosi in idrato di calcio o calce spenta. Se si aggiunge altra acqua si ottiene il grassello, una pasta bianca, morbida, vellutata con la quale si formano le malte. Con ulteriore aggiunta di acqua si ha il latte di calce, usato per tanto tempo quale tinta per le pareti.
Il torrente Zena era, prima della guerra, una notevole risorsa e le dimensioni del letto erano tali da percorrerlo con i cavalli; ricco di sabbia, pesci e ranocchi; in estate si verificavano sempre due o tre piene e per i birocciai voleva dire trovare più materiali del solito. Le piene non erano gradite,invece, alle lavandaie che si vedevano portare via le loro panche di legno attraverso le quali esercitavano questo antico mestiere. E non erano gradite a coloro che avevano fatto costruire le numerose passerelle di attraversamento del torrente, infatti non c'era nessun ponte che attraversava il torrente.
Sempre a Botteghino, il giorno di pentecoste, alla domenica, si effettuava la processione della Madonna di Poggio Scanno e in quella occasione arrivava il venditore di "luini" ed il gelataio con il loro caratteristico carretto.
Dorelli mi ricorda un altro mestiere molto importante nella zona e cioè quello del guardiacaccia che qui veniva svolto nella tenuta dei Conti Minatoli, la quale comprendeva i terreni e i fondi da Pizzocalvo a Botteghino Colonna. Durante le battute di caccia organizzate dalla Contessa Tecla si uccidevano fino a 200 lepri al giorno.
Cuzzani ricorda che nel 1956 ha aperto il suo distributore di benzina e ha sempre fatto diversi mestieri, dallo stagnino al maniscalco, dall'arrotino al fabbro. Tanti ricordi ritornano alla mente dei nostri due simpatici amici come quello della sosta sul lavoro da parte dei contadini. Questa sosta veniva chiamata l'ambratta e consisteva in un breve riposo sorseggiando un buon bicchiere di vino e un uovo. Non è che questa fosse una panacea; infatti i contadini lavoravano dall'alba al tramonto, ma un rito fisico necessario per potere proseguire nel lavoro. La nostra ricerca dei mestieri dimenticati prosegue in altre zone delle valli dello Zena e del Savena ed invitiamo i lettori ad inviarci foto o articoli.