| N. 4 - Anno VII - Luglio/Agosto 2002 | Indice giornale |
Attualità |
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Il Re è nudo |
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A proposito del rapporto del sindaco con i cittadini |
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Romano Colombazzi |
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Quando la Redazione dell'Idea mi ha richiesto un commento sull'articolo "Non disturbate il manovratore", mi è ritornato alla memoria quella favola, forse dei fratelli Grimm o di Andersen, nella quale al Re, altezzoso (era un Re!) e saccente, il sarto aveva fatto credere di indossare un meraviglioso vestito, mentre in realtà era nudo e nessuno dei sudditi aveva il coraggio di farlo presente. Da ciò il detto: Il Re è nudo!
Mi scorre davanti l'immagine, ormai sbiadita dal tempo, di Winston, il protagonista del romanzo "1984" scritto da Gorge Orwel nel 1950 e letto nella mia adolescenza. Racconta Orwel: < La penna aveva voluttuosamente vagato nella carta patinata del diario e aveva tracciato in grandi, chiare maiuscole: ABBASSO IL GRAN FRATELLO, e ancora e ancora, fino a riempire metà della pagina. Non poté fare a meno di sentire una fitta di panico; per un attimo egli fu tentato di strappare la pagina contaminata ed abbandonare l'impresa. Non lo fece, tuttavia, perché sarebbe stato inutile. La Psicopolizia lo avrebbe preso lo stesso.>
E nello stesso tempo mi immagino la scena nella quale Antonio Morelli chiede sbalordito alla Redazione dell'Idease verrà pubblicata la sua lettera nella quale afferma di non essere d'accordo con l'articolo in oggetto.
Altre e molte immagini mi vengono alla mente come quella del bambino che scrive al Sindaco e non riceve risposta oppure l'episodio del compagno dei DS che si è presentato alla Redazione dell'Idea per elogiarli dell'articolo.
Al fondo di tutta questa vicenda c'è l'amara constatazione che, nel tempo, tutti assieme, sia la sinistra che la destra, abbiamo seminato una cultura dell'informazione veramente irreale, in cui è difficile distinguere la verità dal pettegolezzo, la calunnia dalla lode, l'insinuazione dall'elogio.
E allora! Se chi amministra vede nemici ovunque, quando il nemico è dentro di noi, se chi è amministrato sente la necessità dei girotondi spontanei "per ritrovare la voglia di stare insieme a discutere e a fare politica e per riavvertire il soffio della passione" come ha scritto Ugolini sul Punto, c'è qualcosa che non funziona. Più trasparenza nei comportamenti, scelte più discusse e condivise da tutti, più coraggio nel mettere in discussione il proprio operato e più senso critico possono essere l'inizio di un nuovo rapporto. Singolare è stato il comportamento del Sindaco in questa vicenda poiché non ha sentito il dovere di rispondere personalmente a questa critica comportamentale.
Ma ancora più singolare è stato il comportamento del Capogruppo dell'Ulivo che ha deliberato una risposta all'Idea pubblicandola però sul Punto, a nome dei consiglieri dell'Ulivo per Pianoro, quando il sottoscritto ed altri consiglieri non erano presenti.
Il capogruppo si è, poi, scusato per l'inconveniente della pubblicazione, ma non si è scusato sul fatto di avere deciso anche per gli assenti una risposta non condivisibile sia nel contenuto che nei toni.
Prendo a prestito una frase che compare ad un certo punto dell'articolo di Marra sul N.3 dell'Idea, che afferma: "la libertà di scrivere il proprio pensiero è un bene prezioso …..", anche se non sono d'accordo sul resto del suo articolo poiché confonde la giustificazione con l'analisi di un fenomeno quale è quello delle lettere anonime.
E' così! E come tale questa libertà va tutelata da tutti, amministratori ed amministrati, accettando fino in fondo le conseguenze di ciò che si scrive, siano esse frasi di consenso o di stima, sia di dissenso aperto e leale o di critica.
Quando un giornale come "L'IDEA" scrive o riporta un'opinione che critica un comportamento o interpreta un disagio del cittadino, si odono, da parte di alcuni colleghi consiglieri, sprezzanti accuse di faziosità nei confronti del giornale stesso e frasi del tipo "questi fanno il gioco dell'opposizione". Personalmente ritengo che qualche amministratore vede falsità "in ogni dove" come direbbe un famoso comico. Forse questi "colleghi" confondono la faziosità con il dovere di cronaca, di critica, anzi di autocritica. La falsità, a mio modesto parere, è non far presente ciò che si coglie sul territorio o tra la gente, inasprire contrasti, non evidenziare carenze. L'IDEA ha il pregio di dare voce a tutti, amministratori ed amministrati, e se alcune "voci" possono apparire stonate, il giornale è a disposizione per accogliere le "faziosità" di tutti.