N. 5 - Anno VII - Settembre/Ottobre 2002 Indice giornale

Attualità

Un progetto per la "Futa e d'intorni"

Quale futuro per l'Antica Strada della Futa?


Per quanto mi è dato di conoscere, fin dall'antichità esistevano collegamenti tra Bologna e Firenze. Dopo il 1000, si affermò la strada lungo il crinale appenninico Tosco - Emiliano (che seguiva, in linea di massima, l'attuale direttrice della Futa) transitabile per pedoni, cavalieri, animali e traini già dal 1072.

 A metà del 1700, il percorso della Futa fu trasformato in una strada carrozzabile con un piano stradale largo 7 metri. All'inizio del 1800, la direttrice venne inserita nel percorso che da Parigi andava a Roma e a Napoli (strada imperiale n° 6).

Negli anni successivi a causa delle difficoltà che s' incontravano lungo il percorso, soprattutto nei periodi invernali, il tracciato è stato poi spesso modificato.

La realizzazione di infrastrutture come la ferrovia transappenninica, costruita tra il 1856 e il 1864 e potenziata nel 1934 dalla ferrovia direttissima  Bologna - Firenze, collocò l'Antica Strada della Futa in una posizione secondaria rispetto al ruolo di protagonista svolto per tanti secoli.

Un ruolo che era decisivo per lo sviluppo dei territori che attraversava e di rilevante importanza storica non solo per le province di Bologna e Firenze, ma per tutto il sistema viario di collegamento tra il nord Europa e l'Italia  centrale.                                                       

 L'apertura, nel 1960, del tronco transappenninico dell'autostrada del Sole, segnò inesorabilmente il suo declino, creando, in particolare ai cittadini dei Comuni Alti, una condizione di regresso e di  ulteriori difficoltà.

A seguito dello sviluppo economico del dopoguerra, che ha portato l'Italia tra i paesi più industrializzati del mondo e la Regione Emilia Romagna tra le Regioni più avanzate d'Europa, qualcuno, pur consapevole che tale sviluppo è stato possibile anche con l'utilizzo di fondamentali risorse dei nostri territori montani, continua a ritenere una parte consistente di queste zone come un'area residuale da lasciare al margine dello sviluppo, del potere politico ed economico.

Negli ultimi tempi si sono inoltre avviate, sul nostro territorio, importanti opere d'interesse Nazionale ed Europeo come l'Alta velocità e la Variante di valico, ma per l'Antica Strada della Futa le condizioni continuano a peggiorare. Ora la situazione è diventata allucinante: alla mancata realizzazione della variante di Rastignano richiesta inutilmente da Enti pubblici, dai cittadini e dalle aziende della vallata, si è venuta ad aggiungere l'interruzione della Futa a Pietramala al confine con la Toscana. Questa condizione, se perdurante, rende impossibile l'individuazione e la realizzazione di un progetto di sviluppo complessivo per questi territori; ma credo che dovremmo comunque  porci degli obiettivi anche durante l'attesa di soluzioni riguardanti almeno in parte la viabilità dei nostri territori.

Soluzioni fino ad ora ritardate anche da coloro che, con costi rilevanti, hanno voluto prima la realizzazione di opere, sostanzialmente  necessarie e solo dopo la costruzione della variante alla Strada della Futa.

E' comunque necessario definire un progetto di sviluppo sostenibile, condiviso e integrato, chiamato " Futa e Dintorni" che, con particolare attenzione ai giovani e alle donne, veda come attori principali gli imprenditori locali, le associazioni, i comuni, le comunità montane (che già hanno iniziato a parlarne e ad inserirlo nel piano di sviluppo locale), le province e le regioni interessate.

 L'importanza fondamentale di tutte le risorse naturali, culturali, storiche, artistiche e paesaggistiche di questi territori, posti tra due città come Bologna e Firenze, sono potenzialità da tutelare e valorizzare nell'interesse della gente delle città, delle montagne e della pianura.

Solo con una più accurata manutenzione che contempli anche la valorizzazione degli stupendi panorami che questo percorso può offrire, la creazione di piazzole di sosta, il ripristino almeno dove è ancora possibile, degli storici paracarri in sasso e degli architettonici muretti di protezione in pietre e mattoni e, con la garanzia che anche quando nevica l'Antica Strada della Futa sia percorribile, si sarebbe già compiuto un importante passo avanti che i Comuni di Bologna, Pianoro, Loiano, Monghidoro, Firenzuola, Barberino del Mugello, San Piero, Vaglia e Firenze, coinvolgendo le Comunità Montane, le varie Province, Regioni, Associazioni di categoria potrebbero insieme definire e concretizzare.A me pare una sfida molto interessante, utile ai Cittadini della Comunità Montana, ai Cittadini della città e della pianura. Il progetto, potrebbe inoltre contribuire a far sì che anche Bologna possa meglio e con più  titoli, cercare di inserirsi tra le importanti città Europee come, giustamente meriterebbe.

Per rendere più agevole un'iniziativa del genere, ènecessario passare dagli attuali metodi di programmazione e di interventi settoriali, a metodologie di carattere territoriale e integrate. (vedasi  il Patto Territoriale dell'Appennino Tosco Emiliano Romagnolo sottoscritto e promosso dalla nostra Comunità Montana).

Anche il G.A.L. (il Gruppo di Azione Locale della UE) dell'Appennino Bolognese, che ci ha visto tra i promotori più determinati, dovrà cercare di attivare le metodologie che da tempo stiamo  proponendo.  

Il Progetto di Sviluppo Sostenibile FUTA e DINTORNI, dovrebbe partire dalla valorizzazione, tutela e gestione delle risorse naturali di questo territorio, dalla sua storia, dalle sue tradizioni, dalla sua cultura, dalle sue vocazioni ed  essere integrato in un unico sistema provinciale e regionale per potere affrontare le sfide tra   le regioni e nazioni che la globalizzazione  c'impone. (vedasi anche 2002 ANNO INTERNAZIONALE delle MONTAGNE, ordine del giorno sull'Agricoltura approvato dal Consigliodella nostraComunità Montana).

L'Italia e l'Emilia Romagna,hanno raggiunto livelli di sviluppo tali che saranno sempre più impegnativi e difficili da sostenere. Scegliere la qualità,la capacità e la potenzialità delle presenti e nuove imprese, l'aggiornamento, le nuove tecnologie e, con i servizi essenziali per i nostri territori, può essere la mossa vincente.

La qualità della vita, la qualità dell'ambiente, la qualità delle produzioni e dei servizi di qualità per tutti, sono obiettivi raggiungibili solo con scelte politiche sussidiarie che tengano conto con coerenza  del bene comune e degli interessi generali.

Servono scelte politiche condivise e sostenute con determinazione da un senso  d'appartenenza  ai  territori e alle comunità.

Remo Rocca

 


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