N. 6 - Anno VII - Novembre/Dicembre 2002 Indice giornale

La Posta

Il morso della vipera.


Ho letto sull'ultimo numero dell'IDEA un commento di Umberto Fusini dal quale mi sono sentita direttamente chiamata in causa. Sì io sono la portalettere morsa dalla vipera, o meglio, visto che per il signor Fusini si tratta di psicosi, da un innocuo serpentello. Innanzitutto mi sono sentita offesa perché, dato il limitato numero di postini di Pianoro e una certa diffusione che aveva avuto la notizia nei giorni successivi allo sgradevole

incidente, penso che chi ha letto l'articolo non abbia avuto molta difficoltà ad identificarmi. E visto che il ritratto che viene fatto è quello di una visionaria che ha travisato ed ingigantito l'episodio, quanto non di una persona in cui avevano avuto il sopravvento la suggestione e l'ignoranza, credo di avere diritto almeno di alcune precisazioni. Fermo restando che la sottoscritta non ha nulla contro le vipere, e che sa che mordono di rado

e a scopo difensivo, rimangono inalterati alcuni fatti che ritengo inoppugnabili:

1) sul mignolo della mano destra erano presenti 2 punture, chiaramente riconducibili ad una vipera;

2) il certificato medico che allego e che chiedo cortesemente di pubblicare riporta senza tema di smentita la diagnosi dei medici del Sant'Orsola come morso di vipera;

3) la diagnosi è stata confermata dagli esami a cui sono stata sottoposta e dal centro antiveleni di Milano;

4) il signor Fusini ha supposto che tutto questo non corrispondesse a verità dalla semplice visione di una fotografia peraltro ben poco chiarificatrice.

Vorrei perciò concludere ribadendo che, se anche i rettili vanno comunque conosciuti e rispettati, e che certo tutti gli animali sono meno pericolosi di noi, non per questo le persone che farebbero volentieri a meno di un "incontro" dalle tante esperienze negative (la paura del momento, lo shock successivo, capogiri, male alla testa, nausea, ricovero sotto osservazione), vanno ccusate di essere facilmente suggestionabili quando non addirittura bugiarde.

Credo che dai rettili che ama tanto il signor Fusini dovrebbe imparare una dote importante: la discrezione. Soppesare prima di agire.

 

Monica Mattioli

 

Nota della redazione la carenza di spazio non ci ha consentito di accogliere la richiesta di pubblicazione del certificato medico.

 

Risponde l'esperto

Ho ricevuto dall'amico Umberto Fusini la lettera inviatagli dalla signora Mattioli in replica al suo articolo “suggestione da vipere”, apparso sull'ultimo numero de “L'Idea”. Ho quindi esaminato le foto scattate alla cassetta postale con ancora dentro il rettile e alla mano colpita.

Premetto che da anni mi occupo di Anfibi e Rettili di professione: sono laureato in scienze naturali dal 1984 con una tesi sulla vipera comune, nel corso della quale ho esaminato e determinato circa 1000 esemplari di serpenti raccolti in provincia di Bologna; in qualità di erpetologo ho condotto varie ricerche sui Rettili dell'Emilia-Romagna e, dal 2000, dirigo il Centro Anfibi di Pianoro.

Ho voluto precisare questo perché in genere, quando si parla di natura, di animali e, nella fattispecie, di vipere, gli “esperti” pronti a dare lezioni sull'argomento spuntano da ogni parte.

Non è certo il caso di Umberto Fusini, che di esperienza ne ha da vendere e lo ha dimostrato anche in questa occasione: la sua determinazione della specie cui appartiene il serpentello ripreso nella foto è infatti ineccepibile. Del resto, credo che chiunque, con una buona conoscenza dei nostri serpenti, avrebbe potuto capire fin da subito che l'animale nascosto nella buca delle lettere non era una vipera, bensì un giovane biacco, specie alquanto mordace ma assolutamente innocua.

Di certo non si poteva pretendere che fosse la signora Mattioli stessa ad accertarsi di ciò, per di più in una circostanza così imprevedibile e poco piacevole. La signora si è semplicemente attenuta alla diagnosi formulata dai medici del pronto soccorso, in seguito alla quale potrebbero anche esserle state praticate, mi auguro di no, le terapie del caso.

Questo episodio ci dimostra che nei nostri ospedali i casi di presunto morso di vipera vengono a volte diagnosticati in modo errato. Affermo questo anche perché sono a conoscenza di altri fatti analoghi, che hanno provocato conseguenze anche gravi. Va ricordato, a tal proposito, che la somministrazione del siero antiofidico va effettuata solo in caso di stretta necessità, in quanto può provocare pericolose reazioni allergiche (shock anafilattico). Poiché di solito non si ha la fortuna di disporre, come in questa occasione, di una fotografia del “colpevole” in grado di fugare ogni dubbio, occorre sempre un esame obiettivo del paziente che dia importanza, non tanto alle 2 punture, che possono caratterizzare anche lesioni prodotte da colubri innocui, ma ai sintomi locali più tipici del morso di vipera, costituiti da forte arrossamento, cianosi e aspetto edematoso della parte colpita, sempre accompagnati da dolore intenso. La mano destra della signora, fotografata dopo il morso, non evidenzia nessuno dei suddetti sintomi, che verosimilmente non sono comparsi nemmeno a distanza di tempo: nel certificato medico che è stato allegato, infatti, non se ne fa menzione. Rimane da chiarire su quali basi sia stata confermata la diagnosi di morso di vipera da parte del Centro Antiveleni di Milano. Invito pertanto la signora Mattioli a inviare alla Redazione, se lo riterrà opportuno, gli ulteriori referti in suo possesso.

Fatti come questo dovrebbero farci riflettere sull'importanza di migliorare le nostre scarse conoscenze in campo naturalistico: Umberto Fusini, con i suoi articoli a volte un po' “coloriti”, ha il grande merito di avvicinarci alla natura e di aiutarci a comprenderla e a rispettarla. Un po' di rispetto in più, quindi, se lo meriterebbe anche lui.

 

Guglielmo Stagni


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