N. 6 - Anno VII - Novembre/Dicembre 2002 Indice giornale

La Posta

L'anno internazionale delle montagne


Il 2002, anno internazionale delle montagne proclamato dall'ONU, sta finalmente giungendo a termine. Dico finalmente perché lo scenario istituzionale cui abbiamo assistito è stato davvero penoso. Le buone intenzioni si sono sprecate tra convegni, dibattiti e fiere espositive. Ma se è vero che la capacità di tradurre le parole in fatti concreti è ciò che distingue la nobiltà della politica dalla sterile demagogia, mi pare che il bilancio per il nostro territorio sia decisamente spietato. I Sindaci continuano ad essere moltiplicatori del brutto, forti della propria presunzione democraticamente legittimata, martoriando la bellezza ambientale e architettonica delle nostre valli, compromettendone sempre più la loro vocazione turistica. Piove tre giorni consecutivi e la montagna frana ovunque, evidenziando in modo clamoroso che non esiste nessuna politica incisiva di tutela del territorio dal dissesto idrogeologico. Con l'avvento del crepuscolo della civiltà contadina, appare infatti sempre più insignificante il ruolo delle Comunità Montane che vengono meno ad un compito primario. A oltre trent'anni dalla loro istituzione il risultato effettivo è sotto gli occhi di tutti: inutile burocrazia e costose poltrone da mantenere. E' pertanto auspicabile che esse rientrino a tutti gli effetti nel riordino delle competenze territoriali di cui ha parlato di recente anche il Presidente del Consiglio, teso appunto ad eliminare gli Enti statali improduttivi. Le responsabilità della Provincia circa la viabilità sono poi davvero imbarazzanti. Non solo per il reiterato ritardo con conseguente spreco di denaro pubblico in ordine alla definitiva soluzione del nodo di Rastignano, ma in genere per la miope strategia complessiva della situazione viaria che si sta profilando a Sud di Bologna, la quale ci penalizza gravemente. Infine dal bilancio consuntivo 2001 della Regione, emerge il dato assai sconfortante di un'esigua percentuale di spesa per l'Appennino. E l'impianto di riforma della Legge Regionale 6/89, lasciando ampi margini di discrezionalità, non ha di fatto compreso il concetto fondamentale di delegare alla ricerca universitaria i cardini guida di una corretta pianificazione territoriale rispettosa della dignità urbanistica e dell'identità stilistica della montagna, che è la sola in grado di conciliarne storia e progresso. Mi pare dunque che con l'attuale classe dirigente locale per il nostro comprensorio montano non vi sia alcuna prospettiva di salvezza. Occorrerà che in futuro la Cultura entri finalmente nelle istituzioni.

 

Beppe Lucchi

 


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