| N. 6 - Anno VII - Novembre/Dicembre 2002 | Indice giornale |
Cultura |
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Il muratore e lo spirito maligno |
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Acqua passata |
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| Giancarlo Fabbri | |
Un tempo, quando era da ricchi avere una moto, o anche soltanto una bicicletta, spesso il cantiere edile distava diverse ore di cammino dalle abitazioni di muratori e imbianchini. A volte quindi partivano per il luogo di lavoro il lunedì all'alba per rientrare alle proprie case il sabato dopo il tramonto. E, il più delle volte, portandosi dietro gli "usvein", gli attrezzi personali di cui erano gelosissimi.
A questo proposito si narra la storiella (vera) su di un muratore, Pietro G., residente in Pian di Macina nel periodo fra le due guerre mondiali, il quale, a piedi, come sempre tutti i sabati sera rientrava a casa da Sasso Marconi dove aveva il cantiere. Portava sulle spalle il sacco con i suoi attrezzi e un fiascone vuoto con cui si era portato dietro il vino da casa il lunedì prima.
Mentre calava la notte sul viandante solitario, passando per le Ganzole, per uno scherzo del destino al fiascone saltò via il tappo di sughero. Giunto in prossimità del crinale, vicino alla Pieve del Pino, l'oscurità ormai regnava mentre s'alzava il vento.
Il pedone, che camminava lieto di ritornare alla sua famiglia, iniziò a sentire un mormorio subito dietro di sé "ssssuuuooossss, sssuuuuoooosss". Sorpreso si girò, guardò di qua, e di là, per cercare l'origine di quel mormorio ma non vide nulla. Affrettò il passo ma anche il mormorio aumentò d'intensità "UUUOOOUUUSSS, UUUOOOOuuss, OOOUUUSSSooouuu" sino a sembrare quasi l'ululato di un animale ferito. Preoccupato e intimorito da questo grido continuo, si ferma di botto ed anche l'ululo come d'incanto cessa. Torna a rigirarsi guardando fra le ombre della notte per vedere se c'era qualche animale ferito o qualche buontempone che vuole fargli paura (Pian di Macina era il paese delle burle), ma non vede nessuno. Il poveraccio, visto che è completamente solo nella notte buia, riprende il cammino. Nel contempo ritorna il sommesso rumore "ssssuuuuoooossss, ssssoooouuusss, ssuuuuooouus". Il passo s'affretta, ed anche il lamento s'alza di tono. Passato il valico inizia la discesa che porta in Pian di Macina e il cammino si muta in corsa giù per la collina. L'ululato è ora un grido continuo "UUUUOOOOUUO, OOOOUUUOOOUUUSSS" e sembra nascere proprio dietro le spalle del terrorizzato viandante.
Un po' perché ha preso l'abbrivo, un po' per il terrore che gli incute l'inspiegabile grido, la corsa si arresta soltanto sul ponte che scavalca il Savena, alle prime case del borgo. Qui giunto, stremato ed ansante si ferma e si siede sui gradini davanti ad una delle prime case. In quel momento si accorge che l'urlo misterioso è cessato. A casa lo vedono entrare stravolto, il respiro affannato. I familiari preoccupati gli chiedono che cosa gli è successo. Si toglie il sacco che aveva sulle spalle e lo appoggia sul pavimento sedendosi poi sfinito, con il fiato rotto dalle folle corsa, racconta ciò che gli è capitato. Gli sembrava lo scherzo di un invisibile spirito maligno. Nel frattempo uno dei figli, un bimbetto di circa sei o sette anni, toglie dalla sacca lasciata sul pavimento il fiascone del vino e, come aveva fatto altre volte per gioco con canne o bottigliette, ci soffia dentro.
L'ululato, il grido misterioso risuona improvviso nel locale; i presenti ammutoliscono sorpresi poi si guardano in viso e ridono a crepapelle, salvo l'affaticato viandante. Questi, riconosciuto il grido dello spirito maligno e burlone che lo aveva terrorizzato impallidì, poi arrossì, vergognoso per aver avuto tanta paura dello spirito del fiascone.