N. 6 - Anno VII - Novembre/Dicembre 2002 Indice giornale

Cultura

I mestieri dimenticati

 
Romano Colombazzi

Aggiustatore di vasellame

Attraverso le ricerche per i "mestieri dimenticati" scopri che il sapere antico non è solo scritto. Nelle nostre valli, parallelamente al saper scritto esiste un altro sapere legato alla tradizione orale, che è sopravvissuto grazie alla parola e non al segno. E' stato così che Giorgio Rocchi, componente del coro <STELUTIS> di Bologna, e pianorese Doc. mi ha fatto conoscere un bellissimo canto intitolato "Siam Calderai" che la dice lunga sui mestieri dimenticati.

Stagnino! Stagna padelle

Pentole rotte, lo stagnino!

Noi siam zingari e calderai

E veniam da Piacenza

E le vostre gran caldaie

Comodiam con preferenza.

Noi teniamo un martellino

Lungo un palmo, arrotondato

E' di acciaio sopraffino

Gran padelle ha riparato.

E per quelli che non sentono

Ci convien a noi gridar

Siam calderai, siam calderai

Siam calderai, siam calderai.

 

Questo canto, scoperto da Alberto Bollini a Pianoro e, come tanti altri tradotti in forma scritta dal ricercatore Giorgio Vacchi, fanno parte del libro "CANTI EMILIANI (e non)" dello stesso Vacchi e sono nel repertorio canoro del Coro <STELUTIS>. Anche a Pian di Macina sono stati ritrovati alcuni canti da parte di ricercatori come Alfonso Bonazzi e Angelo Venturi detto "Piculein" e sono veramente interessanti. Il primo intitolato "Buon giorno Gaetano" è un dialogo tra il Fattore ed il Contadino. Il Fattore era ed è un incaricato del proprietario terriero e controlla tutte le attività dei contadini a mezzadria. Non sempre questi personaggi vanno d'accordo ed il canto esprime il loro stato d'animo.

 

Dice il Fattore:

Buongiorno Gaetano come state

Quest'anno il raccolto è stato migliore

Quando saremo al colmo dell'estate

Verso il padrone ci faremo onore.

 

Risponde il Contadino:

Avete voi ragion caro fattore

Voi siete grasso e non fate mai niente

Io che lavoro e sudo tutte le ore

Sono trattato peggio di un pezzente.

 

Riprende il Fattore:

Molto pane molto vino

Stai allegro contadino

Ma le galline, ma le galline

Mi sembran tutte quante un po' piccine.

Angelo Ventura detto Piculein con Alfonso Bonazzi

 

E il Contadino:

Ma il proverbio me lo dice

Se vuoi vivere felice

Fattore un anno, fattore un anno,

Se non sarò signor sarà mio danno.

Stai calmo Gaetan, che cosa hai detto

Queste parole son da disperati

Tu devi lavorar, sei poveretto

Ed i padroni ci son sempre stati.

In queste cose voi siete avvocati

Perché ne avete già la pancia piena

E non pensate a chi son disperati

Non san cosa mangiare a pranzo e cena.

Se in Paradiso vuoi andare

Devi sempre lavorare

Ed il padrone, ed il padrone

Di non far niente lui ci ha ragione.

La Madonna predicate

Ma i capponi vi mangiate

La fin del suono, la fin del suono

Bevete le bottiglie del vin buono.

Fattore mio, fattore mio

I tuoi peccati li conosce Iddio.

 

L'altro canto "In Monaster" riprende una antica leggenda che aleggia su Pian di Macina, definito anche come "Burgus Abbadie". Essa narra la presenza in questo luogo di un Convento o Monastero prima della costruzione a Musiano dell'Abbazia di San Bartolomeo. Il cantore di questa leggenda era Angelo Ventura detto Piculein, classe 1906, fabbro, ma anche flautista e canterino.

Mia madre l'è una contessa

E mio padre l'è un cabalier

E me son povera e meschinella

Mi son ridotta in monaster.

Se suona il mattutino

E tutti in chiesa bisogna andar

Se suona la campanella

E tutti in cella bisogna andar

E me son povera e meschinella

Mi son ridotta in monaster.

Se fossi una formica

Da queste mura vorrei passar

Vorrei andarmene in quella camera

Dove riposa il mio amor.


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