| N. 1 - Anno VIII - Gennaio - Febbraio 2003 | Indice giornale |
Cultura |
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Un nuovo dialetto bolognese ! |
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Romano Colombazzi |
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Brisa! Vocabolo tipico del dialetto bolognese che assieme a "Socmal" ha sempre colpito e colpisce tutt'ora la fantasia dei forestieri a Bologna e Provincia.
Nelle ricerche fatte per i mestieri dimenticati, ho sempre incontrato, nei miei interlocutori, una forte tradizione orale che cerca di mantenere vivo il dialetto bolognese ed i suoi cari vocaboli.
Tutti noi sappiamo bene che i dialetti, in fondo, costituiscono la base su cui è nata la lingua italiana.
Il " Biasanot", tipico personaggio felsineo che negli anni passati e recenti della nostra letteratura rimane una figura singolare per tutte le generazioni, si esprime in una lingua italiana pressappoco così: "Il nostro amico è un po' sbalinato, fa il seraffo e continua a baruslare ma non capisco un'azidant!"
Sbalinato : deriva dal dialetto Sbaliné (pazzarello, non perfettamente sano di mente)
Seraffo : deriva da Saraf (persona che non sa niente del fatto al quale ha assistito)
Baruslare : deriva da Barusla (Bambino che in tenera età si esprime in modo non comprensibile)
Azidant : Azidol o Accidenti.
Oggi, mi raccontano i soliti amici comuni che le nuove generazioni non parlano più l'italiano, tanto meno il dialetto. Essi si esprimono con il barbaro idioma dei disc-jocheys, un'orribile mistura in continua evoluzione, incomprensibile alla maggiore parte della gente.
Forse è vero, ma un caro giovane amico felsineo, Jarno Guidi, oggi residente in Olanda per motivi di lavoro, mi ha fatto scoprire, con grande stupore e meraviglia, una nuova bellissima lingua italiana "bolognesizzata", in voga tra i giovani felsinei, che mi ha veramente ammaliato e della quale riporto alcuni termini veramente sfiziosi.
Spero che i "matusa" possano, con l'ausilio di questi pochi termini, meglio comprendere i nostri giovani felsinei.
Bagaglio (o anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?", domanderà, con aria di superiorità, il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico dalle dimensioni di una cabina telefonica.
Batedo: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di". Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!" esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato, fradicio dopo l'ennesima bizza metereologica di quelle mezze stagioni ritornate prepotentemente di moda.
Bazza: intrallazzo, conoscenza tattica. Generalmente volta all'ingresso in disco (discoteca) senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto di un acquisto (per esempio del settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae).
Bona lè: basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di qualsiasi attività o discussione. "Bona lè! riga (vedi)! non ne voglio più mezza (vedi)!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" (vedi tomella) ad opera del maldestro maraglio (vedi) di turno. Vedi anche: "riga".
Bulbo: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si affronta (vedi)!"
Càrtola: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi). Se si "ha la càrtola" significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie per fare colpo sull'universo femminile. Come comprensibile tale attributo non è collegabile in alcun modo al PEX.
Cassa: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "mi sono preso una cassa pesissima!" esclamerà il morigerato fanciullo, la giornata susseguente ad una bravata con gli amici.
Ciocàta: rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta pronuncia felsinea. "Ho preso una cioccàta pazzesca" asserirà correttamente lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema di Analisi 2 dalla fotocopia ridotta e filigranata del "Matricioni - Forti"
Essere di un'altra (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria". Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa. L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti. (Locuzione contraria: "essere di ultima").
Fanga: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra"
Fare il proprio numero (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza; pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente, fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
Gaggia: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Schumacher. (Continua)