N. 2 - Anno VIII - Marzo - Aprile 2003 Indice giornale

Attualità

Il consuntivo di 8 anni di lavoro nella USL Bologna sud.

  Gianluigi Pagani

Nostra intervista alla dottoressa Biavati responsabile dei servizi sociali del nostro distretto sanitario.

La dottoressa Lucia Biavati, responsabile dei Servizi Sociali del Distretto Sanitario di San Lazzaro di Savena nonché Coordinatrice del sociale per l'intera Azienda Usl Bologna Sud, è andata in pensione. Numerosi gli attestati di stima che ha ricevuto in questi ultimi mesi per l'ottimo lavoro svolto all'interno dell'Azienda Sanitaria, che comprende anche il Comune di Pianoro. Noi la vogliamo ringraziare anche per la grande collaborazione che ha sempre avuto col nostro giornale. Un po' di rammarico a lasciare il suo lavoro? "Certamente!" ci risponde la dottoressa Biavati "in tanti anni di professione si creano forti legami. Sono sicura che il merito dei risultati raggiunti vada principalmente attribuito a tutta la mia squadra. Colgo anzi l'occasione per ringraziare le persone che hanno lavorato con me e sono sicura che la scelta del mio sostituto sia stata ottima". Lei arriva al Distretto Sanitario nel 1995. Da allora cosa è cambiato nei servizi sociali? "Abbiamo cercato di dare una risposta concreta ed efficace ai bisogni del territorio. Quando sono arrivata i nuclei familiari seguiti erano 360 ed oggi sono circa 500 con oltre 712 minori. I casi di handicap di cui si occupava il servizio erano 125 ed oggi sono oltre 180. Sui minorenni avevamo allora 3 assistenti sociali ed altre 3 erano in organico ma assenti per maternità o mancate sostituzioni. Oggi lascio il Distretto con 8 assistenti sociali tra cui un coordinatore di settore, oltre a 2 educatori. Nell'handicap adulto vi era 1 operatore e 2 educatori; oggi possiamo contare su 2 assistenti sociali di cui uno coordinatore e su 3 educatori. Grazie al lavoro di una squadra molto in gamba, sull'intero territorio del Distretto abbiamo 1 centro diurno ed una comunità alloggio per handicap per 7 utenti, a cui si sono aggiunte recentemente 2 centri diurni, di cui uno ad Ozzano dell'Emilia per 12 utenti mediogravi, ed uno a Monghidoro. Inoltre presto saranno attivate 1 RSA per disabili a San Lazzaro di Savena per 15 posti più 2 per le emergenze, ed una struttura di miniappartamenti a Pianoro per 17 posti più 2 per le emergenze, oltre ad un centro diurno per 10 utenti. La particolarità di queste strutture è la possibilità di ospitare le <emergenze>, quando cioè l'handicappato, che vive all'interno di un nucleo familiare, non ha più nessuno che si occupi di lui e necessita di un posto dove stare per breve lasso di tempo. Una grande sicurezza che abbiamo voluto offrire alle famiglie del Distretto". Quali gli interventi e i progetti realizzati in questi anni di attività e per i quali si sente maggiormente fiera? "Tante sono le iniziative che il Distretto è riuscito a realizzare, grazie ad un lavoro di attenta analisi del bisogno e di programmazione delle risposte. Alcune persone del mio ufficio, ad esempio, si occupavano in particolare di presentare i progetti per ottenere i finanziamenti provinciali, regionali e statali, che nel tempo sono iniziati a confluire nelle casse del Distretto. Per le strutture handicap di San Lazzaro di Savena e Pianoro siamo riusciti ad ottenere circa 3 miliardi di vecchie lire per la costruzione degli edifici; per quelle di Ozzano e Monghidoro oltre il 50% è stato finanziato dalla Regione. Inoltre abbiamo investito sulla qualità degli interventi tramite la formazione e l'aggiornamento del personale, l'elaborazione di processi e di procedure nei vari settori, nonché di protocolli, che mi auguro abbiano migliorato il lavoro degli addetti". Com'è cambiato in questi anni il territorio da un punto di vista sociale? "Le nuove problematiche che abbiamo dovuto affrontare sono state numerose. Il problema delle famiglie, delle donne sole con bambini, delle separazioni conflittuali, dell'aumento dei nuclei di extracomuntari. Altra questione l'aumento del disagio adolescenziale, che abbiamo cercato di prevenire con interventi di gruppo e di comunità, con gli operatori di  strada, con le operatrici del Distretto che sono intervenuti su oltre 700 casi". E l'Alta Velocità? "Siamo riusciti a realizzare, per primi in Italia, una convenzione con la TAV, per finanziare interventi di mitigazione dell'impatto sociale. Eravamo infatti convinti che l'Alta Velocità, con l'arrivo di una quota aggiuntiva di popolazione di un migliaio di lavoratori per un arco di tempo di otto - nove anni, avrebbe sicuramente portato dei cambiamenti nel tessuto sociale, forse non traumatici ma sensibili. L'Azienda Usl ed i Comuni del Distretto hanno anche realizzato insieme all'Università di Bologna una ricerca sociologica per lo studio dell'impatto sociale. La ricerca e i progetti realizzati sono oggi oggetto d'analisi e di studio in tutta Europa".


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