N. 2 - Anno VIII - Marzo - Aprile 2003 Indice giornale

Ambiente

ANCHE LA CACCIA E' UNA QUESTIONE POLITICA

 
Stefano Galli

Il delegato LIPU di Pianoro Vivarelli William trovandosi nelle vicinanze della rupe di Sadurano, in una giornata dello scorso febbraio, ha notato una battuta al cinghiale e ricordando di essere in un'oasi di protezione ha chiesto spiegazioni ai cacciatori che hanno esibito regolare permesso provinciale.  Vivarelli è rimasto alquanto allibito poiché anche un'ordinanza del Sindaco vieta la caccia e addirittura il passaggio nei sentieri da febbraio a luglio (in quella zona nidifica il raro falco pellegrino).  Vivarelli si è rivolto ad Ettore Casanova che si interessa da qualche tempo all'interno della LIPU delle questioni che riguardano l'amministrazione della fauna.  Casanova precisa che il Contrafforte Pliocenico di cui Sadurano è un sito di importanza comunitaria (Sic) ai sensi delle direttive 92/43/Cee e 409/79/Cee per cui la regione (art. 60, n. 1/a in collegamento con l'art. 61, n.2, l. r. n. 8/94) autorizza sanzioni per chi reca disturbo alla fauna.  Ma i nostri cacciatori, oltre che per mezzo di certi passaggi nella formula normativa degli articoli citati, si potranno difendere con successo soprattutto esibendo l'autorizzazione provinciale a cacciare in quel luogo, il che conferma le contraddizioni dell'ente competente in materia.  Secondo Casanova questa vicenda è emblematica di un comportamento nazionale e locale per cui le associazioni ambientaliste possono vincere tutte le cause che vogliono davanti a T.A.R., Consiglio di Stato, Corte di Giustizia Europea e Costituzionale le quali potrebbero scrivere con la carta carbone le loro sentenze tanto i casi sono simili, sentenze che poi vengono sistematicamente ignorate o eluse.  Malignità? No, Ettore Casanova illustra qualche esempio emblematico tratto dalla cronaca giudiziaria e giornalistica.  Il T.A.R. condanna Regione e Provincia per la caccia in deroga ai passeriformi, allora l'Assessore all'Agricoltura della Provincia di Bologna autorizza lo stesso tipo di caccia mediante annuncio sulla stampa (cosa non consentita dall'Unione Europea e completamente al di fuori da ogni regola).  Condannata un'altra volta la Provincia per questo originale modo di amministrare,  a quel punto è la Regione che si fa una legge dove si auto-autorizza a cacciare i passeriformi contro le direttive Cee.  Per quanto riguarda la volpe esiste di fatto un solo piano di controllo che dura da quasi dieci anni e che si somma agli stessi calendari venatori e che si vuole giustificare dal fatto che le volpi recano danno all'economia agricola perché mangiano gli animali di bassa corte, si applica quindi la pratica medioevale della lotta al nocivo.  Questo piano consente l'abbattimento di 2500 esemplari a fronte di una stima di una popolazione di 900 coppie eseguita dalla stessa Provincia.  Un'altra contraddizione sono le immissioni per scopi venatori di decine di migliaia di fagiani che si nutrono anche di quella fauna minore che la Provincia stessa tutela spendendo alcuni milioni di euro.  Teniamo poi presente che ai vertici delle Associazioni Territoriali di Caccia bolognesi (ATC) per sette anni di fila è stato nominato un produttore nazionale di selvaggina (fonte: dichiarazioni pubbliche dell'Assessore Scala confermate da documentazione pubblica) e che per la Regione e la Provincia di Bologna è normale ammettere ai tavoli di discussione sulla caccia assieme a WWF e LIPU un'associazione ambientalista composta in realtà da cacciatori ai cui vertici vi sono due vicepresidenti della maggiore organizzazione venatoria italiana (fonte: stampa specializzata).  Come per il boom dell'auto, dopo la 600 è arrivata la 1100 così per il boom della caccia dopo i fagiani sono arrivati i cinghiali con l'indotto di piani di controllo che non si sa quando iniziano e quando finiscono.  Sul cinghiale è in piedi un piano di controllo dal 1999 e le stesse amministrazioni stabilisco il divieto di caccia all'interno dei parchi per poi autorizzare le braccate.  Ma ancora: il Sindaco di Grizzana Morandi ordinò alla Polizia Provinciale di abbattere i cervi presenti nel suo comune disponendo poi che la carne fosse distribuita alla locale casa di riposo.  Come noto il Sindaco non ha alcuna attribuzione né in materia faunistica, né in materia di agricoltura però la Provincia mandò ugualmente gli agenti.  Casanova continua sostenendo che questo quadro di disordine amministrativo fa si che fare la multa ad un cacciatore in un parco diventa una finzione giuridica e la questione verrebbe ridotta ad un episodio isolato, fingendo una situazione di normalità mentre il problema ormai è politico.  Conclude Casanova affermando che sono gli Assessori regionali e provinciali ad avere la responsabilità di questa assenza di una politica sulla  fauna, favorendo a volte gli ambientalisti e a volte il grande associazionismo venatorio; il tutto nel silenzio dei partiti compreso quello clamoroso dei Verdi.


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