N. 2 - Anno VIII - Marzo - Aprile 2003 Indice giornale

La Posta

Comunità Montana: costi e benefici.


   Con la pubblicazione del proprio notiziario 3/2002 spedito alle famiglie, la comunità montana 5 valli bolognesi ha finalmente pubblicato i costi della giunta relativi ai primi 10 mesi dello scorso anno, integrati dalle normative vigenti che li giustificano. Era infatti da tempo che molti cittadini premevano affinché tali consistenti cifre fossero divulgate con trasparenza, per valutarne il rapporto con i benefici che ricadono sul territorio. A tal proposito, alcune singolari considerazioni sia economiche che politiche s'impongono.

   In primo luogo occorre precisare che il presidente costa alla collettività anche per i rimborsi del datore di lavoro a carico del Comune di Monterenzio di cui è sindaco. I colleghi sindaci di Monzuno, Loiano, San Benedetto Val di Sambro e Sasso Marconi, a mio avviso correttamente, svolgono anche l'incarico di assessore della comunità montana percependo però il solo e più conveniente compenso di sindaco dal loro Comune in quanto esso non è invece cumulabile. Mi chiedo pertanto come mai non abbiano fatto altrettanto i Comuni di Pianoro, Monghidoro e Castiglione dei Pepoli, i quali, anziché nominare assessore il proprio sindaco all'interno della giunta della comunità montana, hanno invece designato altri esponenti dell'amministrazione comunale contribuendo così non poco alla lievitazione di tali costi a carico dei cittadini.

   Vengo poi alle osservazioni squisitamente politiche. Il servizio associato di gestione del personale, nel breve periodo, sta costando esattamente il doppio al mio Comune di Monghidoro peraltro con un riscontro di efficienza anch'esso decisamente peggiorativo. Probabilmente un solo esempio non sarà di per sé al momento esaustivo, ma lo scopo amministrativo primario dei servizi associati deve essere quello di perseguire una maggiore economicità ed una migliore efficienza a beneficio della collettività, e non invece quello di ottenere un ulteriore spreco di risorse economiche. Che dire poi della sterile demagogia con cui si sono affrontati temi quali l'anno internazionale delle montagne o la Futa e dintorni, cioè senza la benché minima cognizione oggettiva in ordine alla cultura urbanistica, ambientale ed architettonica, tant'è vero che, in ogni Comune, il brutto si sta moltiplicando martoriando sempre più la naturale vocazione turistica delle nostre valli.

   Ma il paradosso lo si raggiunge leggendo, sempre nel già citato notiziario della comunità montana, che la difesa del territorio deve essere una priorità. La legge 3 dicembre 1971 numero 1102 che istituì le comunità montane, si prefiggeva che avessero la funzione di promuovere, coordinare e orientare le diverse iniziative di sviluppo economico ed economico-sociale del territorio nel rispetto e nella tutela attiva dell'equilibrio ambientale del territorio stesso. Dopo oltre trent'anni, ci si accorge cioè di quello che è da sempre un compito primario. In realtà, con l'avvento del crepuscolo della civiltà contadina, piove tre giorni consecutivi e la nostra montagna frana ovunque testimoniando proprio che non esiste nessuna politica incisiva di difesa del territorio dal dissesto idrogeologico. La recente frana alle gole di Scascoli, lungo la strada di fondovalle Savena, ne rappresenta solo l'ultimo e più clamoroso esempio.

   Se questi sono i rapporti tra costi e benefici, mi pare proprio che nella discussione nazionale in atto, tesa al riordino delle competenze territoriali per eliminare gli Enti statali improduttivi, le comunità montane possano rientrarvi a pieno titolo con evidenti vantaggi per i cittadini in termini di minore burocrazia, di razionalizzazione delle risorse umane e, soprattutto, di risparmio di ingenti disponibilità finanziarie.

 

Beppe Lucchi

 


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