N. 3 - Anno VIII - Maggio - Giugno 2003 Indice giornale

Attualità

I PROBLEMI DELLA CACCIA

Spesso le informazioni che ne danno i giornali non rispecchiano la realtà dei fatti.


L'informazione sulla caccia che compare sui giornali spesso non rispecchia ne la realtà dei fatti ne i presupposti organizzativi che sono alla base della stessa. Un esempio chiaro è quanto riportato nell'articolo pubblicato su questa rivista nel numero (precedente) intitolato "Anche la caccia è una questione politica".

Quando si parla di territorio non si può infatti considerare solo l'interesse, che pure può essere legittimo e lodevole, di una categoria. Sul territorio di cui si parla non esistono infatti solo industrie, case, aree demaniali o strade, ma esso stesso e oggetto e fonte di attività, quelle agricole e forestali, che non possono essere considerate di nessun interesse o un qualche cosa che può essere tranquillamente immolato sull'altare di un ambientalismo duro e puro.

Gestire il territorio significa, infatti, cercare di contemperare le giuste esigenze di tutela e salvaguardia del bene comune "Ambiente" (animali compresi) che comunque sta a cuore a tutti, con quelle di chi trae da questo stesso territorio (anche queste sono giuste esigenze) le risorse per la propria e altrui esistenza.

Ecco dunque il motivo per cui quando si parla di "controllo" della fauna, si parla di piani che tendono a mantenere, a volte, un giusto equilibrio tra presenze faunistiche e attività antropiche su quel territorio a volte, addirittura, per consentire a queste ultime di sopravvivere.

Venendo all'articolo inizialmente richiamato ecco la prima informazione distorta: esiste una differenza sostanziale tra attività venatoria e attività di controllo. La prima attività (caccia) è svolta dai "cacciatori " che come tutti sanno o possono documentarsi, è regolata da leggi ancora vigenti e per il cui esercizio i cacciatori pagano annualmente le tasse. La seconda può essere svolta dai soggetti indicati dalla legge nazionale N°157 (art.19 comma 2), "le guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali che potranno avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi dove si effettua il piano di controllo, purchè muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché di guardie forestali e comunali anch'esse munite di licenza" e da quelli indicati dalla legge regionale N°8 (art.16), "operatori all'uopo espressamente autorizzati dalla Provincia, selezionati attraverso appositi corsi di preparazione alla gestione faunistica, direttamente coordinati dal personale di vigilanza della Provincia".

Nella nostra provincia questi operatori ammontano ad alcune centinaia divisi, a seconda delle esigenze dell'Amministrazione provinciale, in coadiuvanti al piano di controllo del cinghiale, a quello della nutria, quello della volpe, quello delle cornacchie e quello su passeri e storni.

Le persone incontrate dal signor Vivarelli appartenevano a queste categorie, ma non erano cacciatori che esercitavano una attività ludica.

In questo caso la polemica riguardante la caccia è inesistente o è solo ideologica. Bisognerebbe chiedere al mondo agricolo cosa ne pensi di questi interventi (spesso giudicati assolutamente insufficienti) oppure caricare su chi crede si tratti di un ingiustificato massacro di fauna, il problema dei danni più o meno evidenti, che questi animali arrecano alle produzioni agricole. L'equilibrio è certamente una cosa difficile. Ma non è attraverso guerre ideologiche che si possono raggiungere obiettivi di interesse generale.

Seconda informazione non corretta: i piani di controllo su qualsiasi specie sono, di norma, annuali. Non sono una concessione rilasciata "una tantum" per uccidere liberamente animali. Sono invece una necessità di intervento (regolamentata) per sanare situazioni di presenze faunistiche insostenibili (numeriche, di danni, ecc…) o non previste, in un dato territorio.

I piani di controllo, è bene ribadirlo, non sono attività venatoria.

Terza informazione non corretta: il TAR ha condannato la Provincia per quanto riguarda i passeriformi e gli ungulati, ma l'Assessore all'agricoltura ha ripristinato esclusivamente il piano di prelievo degli ungulati, in base al calendario venatorio regionale, che ha valore legislativo. Inoltre, la caccia di selezione agli ungulati non è ritenuta da alcuno in contrasto con la normativa europea. Questi piani di prelievo, va ricordato a scanso di equivoci, derivano da censimenti prodotti annualmente (a volte anche con frequenze superiori) che vengono valutati anche dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica che si esprime con un parere sulla correttezza dell'ipotesi di prelievo che, comunque, non deve portare a destrutturare la popolazione oggetto di quell'azione.

Infine un'ultima considerazione, oltre alle normative nazionali e regionali, esiste anche un piano faunistico venatorio provinciale, che è il quadro ispiratore della gestione faunistica della nostra provincia e con il quale occorre confrontarsi. Non si possono ignorare gli obiettivi che in tale piano ci ripropone di raggiungere.

Ritornando all'articolo sopra richiamato, reputo sterile mescolare in un grande calderone, per altro fatto spesso di affermazioni assolutamente risibili, gli argomenti più disparati. A meno che tutto questo non sia finalizzato a realizzare la famosa visibilità politica.

La realtà faunistica attuale è molto diversa dal passato. Le modifiche registrate negli ultimi anni e il ritorno massiccio degli ungulati nelle nostre colline (e non solo) pongono problemi gestionali nuovi (impatto con la pratica agricola, aspetti sanitari, sicurezza sulle strade, ecc…) a cui bisogna rispondere con fatti concreti e non con affermazioni ideologiche.

Ad esempio, tanto per cominciare, non sarebbe male che i rappresentanti delle associazioni ambientaliste regolarmente eletti nel Comitato Direttivo dell'ATC BO3, provassero a confrontarsi con le altre componenti (agricoltori, cacciatori, rappresentanti della Provincia) sui temi concreti della gestione di questo ATC.

L'invito viene fatto regolarmente: peccato che i rappresentanti di alcune di queste associazioni non si siano mai presentati!

 

                                                          Athos Ferraresi

                                                 Presidente Comitato Direttivo ATC BO/3


Inizio Sommario