N. 4 - Anno VIII - Luglio - Agosto 2003 Indice giornale

La Posta

Caccia e sport.


Il mio contributo alla questione trattata nel N° 3 de L'Idea dalla lettera di Pamela Meier, non vuole essere nè politico, nè ambientalistico, nè morale. Si tratta soltanto di un modesto confronto sull'uso dei termini: "caccia" e "sport", secondo me abbinati impropriamente. La caccia (cito il Garzanti) riguarda la ricerca, la cattura e l'eventuale uccisione di animali selvatici che, nel caso dei cacciatori locali, è praticata per esclusivo svago. Lo sport invece è attinente all'esercizio fisico per mantenere in efficienza il proprio corpo e può essere praticato in senso dilettantistico o agonistico. L'eventuale uso delle armi nello sport (quello vero) non ha la caratteristica, ovvero l'attributo, di ammazzare un essere vivente. Premetto che io non amo le armi, per la semplice ragione che, il possederle, può indurne l'uso anche contro gli animali umani. Ma questa è un'altra storia. In ogni caso, l'abbinamento caccia-sport è impresentabile, sia nel lessico che nella pratica. Tanto per fare un esempio, si potrebbe accoppiare alla parola caccia il termine spagnolo di "matanza" che vuol dire uccisione, visto che ormai è questo lo scopo esclusivo di tale esercizio. Infatti, il più delle volte, la cacciagione ottenuta è oggetto di regalie ad amici e conoscenti (pur di liberarsene) i quali ne farebbero volentieri a meno, preferendo consumarla magari al ristorante già frollata pulita e cucinata. Che, perlomeno uno scopo pratico l'avrà ottenuto: soddisfare a prezzo salato, ma senza fatica, la golosità di certi raffinati commensali. Consiglio gratuito agli amici cacciatori: fate del vero sport passeggiando nei boschi senz'armi a godervi la poca aria pura che è rimasta nel mondo; ma, se proprio non vi riesce, rispettate almeno il lessico e non chiamate sport la crudele pratica dilettantistica della caccia.

Luigia Bimbi


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