N. 5 - Anno VIII - Settembre - Ottobre 2003 Indice giornale

La Posta

Il problema degli "over 45" senza lavoro.


Anch'io voglio poter dire la mia, cosciente che comunque si perderà nella tromba delle scale. Pur volendolo evitare, parto necessariamente dal mio caso personale: a 53 anni sono disoccupato da 5. Nell'ambito del "progetto globale" invocato dalla CGIL, che a mio modesto parere, è l'unica soluzione in grado di spazzare via buona parte degli interessi elettorali e di cortile, noto con rammarico che ancora una volta il problema degli "over 45" è appena sfiorato sebbene riguardi circa 1 milione di persone. Da un punto di vista economico aziendale la valutazione del fenomeno ed un sano turnover fra giovani e vecchi costituirebbero, a mio avviso, un plusvalore per l'azienda nel suo complesso: i giovani hanno delle qualità che i più vecchi hanno perso, ma solo da questi ultimi possono acquisire quelle conoscenze e quelle competenze che andranno a costituire la tanto "dequalificata" esperienza. Da un punto di vista sociale, la situazione mi pare ben più grave: se un ragazzo in età di lavoro non riesce, non può, non sa o non vuole lavorare, nella maggior parte dei casi ha un tetto ed un piatto caldo assicurati. Genitori e parenti non gli negano la sopravvivenza. Se un uomo di 45-50 anni, sano ed efficiente, è privo di lavoro perché forzatamente estromessone e non possiede rendite né beni al sole, rischia il disgregamento della famiglia e, se non vuole scivolare nel baratro dell'alcolismo, del randagismo o peggio, deve poter sfruttare al massimo tutte le sue risorse interiori per sopravvivere alla avvilente condizione cui è costretto. Un milione di persone di questa età (scusate l'arrotondamento ma non ci sono cifre esatte) induce una crisi per almeno altri 3 milioni di persone (mogli, figli minorenni, magari genitori anziani, insomma il relativo ambito familiare). Non si deve ritenere che questo problema sia più devastante di quello già di per sè gravissimo della disoccupazione giovanile? "… L'età è un problema, … Accetterebbe 6.000 euro all'anno? … Sa benissimo che oggi l'esperienza non conta nulla… La sua ex posizione la penalizza…" e via discorrendo. Se avessi la capacità e riuscissi a "turarmi il naso", come diceva la rivalutata buonanima di Montanelli, scriverei un libro interessante e tragicomico sui miei ultimi 5 anni. E già sarebbe un lavoro, non vi sembra?

Nico Perrone


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