| N. 6 - Anno VIII - Novembre - Dicembre 2003 | Indice giornale |
Ambiente |
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Nella valle ritrovata |
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il biotopo della "Sgalara" |
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Umberto Fusini |
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La strada di fondovalle Savena è ormai diventata un'arteria di uso abituale. Infatti, la quantità dei suoi fruitori, occasionali e non, siano essi veloci pendolari alle prese con orari da rispettare, o semplici sportivi che, pedalando ritemprano nel "verde" le tensioni accumulate, fa sembrare questa strada come se fosse sempre esistita. Ma non è stato così; le discussioni anche aspre che ci furono all'inizio dei lavori, che per la verità non furono mai ufficializzati secondo un iter canonico, spesso portarono al limite dello scontro gli "ambientalisti" ed i "progressisti" : sicuramente, in certi momenti, il limite del confronto democratico venne oltrepassato, perché gli "ultras" sono sempre esistiti. Io ero- anche allora giustamente- dalla parte degli sconfitti, come spesso mi accade.Il panorama che si vede oggi su questa strada venendo da valle verso monte, appena superate le gole di Scascoli (la Little Big Horn degli ambientalisti d'allora) con lo scenario che ora è diventato abituale per tutti, era visto da pochi.
Le gole, notevole baluardo, chiudevano la precaria viabilità che arrivava fin lì, creata ad uso e consumo di chi lavorava il così detto materiale lapideo: i cavatori di ghiaia (che chissà perché, sentirlo dire o scriverlo, dà sempre la sensazione di un'attività al limite della legge).
Quando si arrivava nei pressi delle gole, si parcheggiava il mezzo e poi a piedi lungo il corso del Savena che in quel punto era molto stretto, si risaliva fin dove uno voleva. Ma pochissimi lo facevano; chi osava, trent'anni fa, era sicuramente fra i cosiddetti "alternativi". Un po' come i figli dei fiori californiani, solo che qui si va più in piccolo. Anziché centinaia di chilometri dalla civiltà, si era a poche leghe dalla città. Non è che la valle a monte delle gole di Scascoli fosse vergine, le cave di ghiaia, di sabbiella e gli impianti per la loro lavorazione già c'erano, ma i mezzi arrivavano da monte ed avevano praticamente una viabilità tutta loro. Era, per la quasi totalità delle persone, una valle che non esisteva.
Il tratto della valle dalle gole di Scascoli fino all'incrocio per Loiano e Monzuno, è la parte più luminosa. Bella larga, con le sponde che scendono quasi sempre in maniera dolce verso il letto del Savena, fanno sì che il sole possa compiere un ottimo lavoro e in questo tratto, dove la mano pesante dell'uomo di un tempo lavorò nel togliere la ghiaia anche dall'alveo, oggi si può ammirare un piccolo ambiente di grande interesse naturalistico. È la piccola palude fra il Savena e la località Sgalara (toponimo di un vecchio rudere), che rimane sulla sinistra idrografica. Punto ricco di storia della civiltà contadina. Di fronte, sul lato destro, ci sono i resti del grande mulino di Scascoli e lì, proprio sul torrente, esistono ancora i resti di quello che fu l'unico ponte sospeso, degno di questo nome, di tutto il corso del Savena. Costruito nel 1914, collegava la parte sinistra e relativi abitanti al mulino che allora era punto strategico e vitale di tutta la valle.
La palude della "Sgalara", in territorio del comune di Loiano, è piccola solo di dimensioni, ma è notevole per la sua ricchezza naturalistica. È un biotopo di grande valore, tanto che è rientrato anche nel programma del Progetto Pellegrino (LIFE NATURA '98), progetto proposto dalla Provincia di Bologna e promosso dalla Comunità Europea. In questo S.I.C. (Sito d'Importanza Comunitaria) sono stati eseguiti lavori di "ripristino e tutela di ambienti idonei alla riproduzione di anfibi rari e minacciati".Il cartello posto sul palo, all'imbocco dell'area, lo mette bene in evidenza. Come sempre ogni stagione dà i suoi frutti, e questo biotopo andrebbe visitato almeno una volta per stagione.
L'inverno che lo spoglia della vegetazione e lo ricopre di neve, lo addolcisce e mette in risalto certi particolari che non si possono notare durante l'anno e ne lascia intendere meglio l'intera morfologia. Poi la primavera che come al solito promuove la rinascita di tutto: non solo si potranno vedere nelle pozze di acqua gelida e cristallina le ovature a palla della Rana agile o i grandi cordoni neri del Rospo comune ma anche, sul terreno umido, le fioriture di specie rare. La più sorprendente, per la scarsità della sua distribuzione in provincia, è il Campanellino (Leucojum vernum)
Altre ne seguiranno all'inizio dell'estate fra le quali spicca un'orchidea, la Epipactis palustris spesso usata per la sua delicata bellezza e rarità come immagine di prima pagina in libri di fiori spontanei.
Anche gli uccelli qui non sono i "soliti". Il Martin pescatore (Alcedo atthis) è riuscito a trovare in questo ambiente una delle ultime zone che gli offre la possibilità di nidificare. Queste sporadiche "frecce multicolori" che ci passano davanti e ci lasciano allibiti per la loro bellezza, non sono altro che gli esemplari rimasti fra i tanti che sono stati presi a fucilate e che ancor oggi, imbalsamati, sono tenuti bene in vista sul mobile della sala bella di casa.
Con l'estate la maggior parte delle piante termina il proprio ciclo vitale che si concluderà in autunno con i suoi frutti. Per il resto prosegue, manifestandosi in tanti modi, il ciclo delle vite che hanno fatto della palude il proprio "habitat" ideale.
Il silenzioso "popolo della notte" vi lascia spesso segni inequivocabili della propria presenza: impronte di ungulati quali Cinghiali e Caprioli, le buche "igieniche" del Tasso… A volte il rinvenimento di aculei di Istrice tradisce, di giorno, la loro attività notturna.
Tornerà, con l'autunno, il lento e nascosto movimento degli uccelli migratori. Le Rondini (Hirundo rustica) ed i Balestrucci (Delichon urbica) che seguono come d'abitudine le aste fluviali, arrivano dal nord per valicare le nostre colline e montagne e quando le condizioni lo permettono si fermano sui canneti della palude per un breve ristoro. Certo anche altri migratori usano la medesima tecnica, ma come i piccoli passeriformi, sono meno visibili. Presenze sempre più frequenti sono durante il giorno gli ardeidi, gli aironi, l'Airone cenerino (Ardea cinerea) e verso sera e al mattino presto la Nitticora (Nycticorax nycticorax). Quando le foglie cominceranno ad ingiallire in modo sempre più vistoso per poi cadere al suolo, tutto, come nei documentari che si rispettano, tornerà ciclicamente a ripetersi. Certo questo biotopo è stupendo, ma poco accessibile. Se il fatto da un lato può aiutarlo a rimanere maggiormente protetto, dall'altro ne rende difficile l'utilizzo per la didattica. Una soluzione, che potrebbe avere almeno due aspetti positivi, potrebbe essere quella di restaurare o ripristinare il vecchio ponte sospeso. Farebbe da ottimo congiungimento pedonale ed escluderebbe altri mezzi, mantenendo in vita un pezzo di storia: una tale testimonianza, anche se è solo simbolica riveste un grande valore.