N. 6 - Anno VIII - Novembre - Dicembre 2003 Indice giornale

Cultura

Pianoro, il paese che non c'è più.

Il Palazzo comunale e i suoi ricordi.


La storia di Pianoro affonda le sue radici in epoca antichissima. I Romani che occupavano l'intera regione, costruirono la strada  lungo il Savena che collegava l'Emilia alla Toscana.

Durante la dominazione Longobarda nei sec. X-XI l'influenza dei Marchesi di Toscana e della famiglia di Bonifacio, che dominò per lungo tempo il territorio donando terreni ai vari monasteri tra cui, intorno al mille, i ricchi possedimenti del monastero di San Bartolomeo di Musiano, che assunse una rilevantissima importanza nel territorio del  bolognese.

Di pari rilevanza era il monastero Cistercense di San Benedetto di Guzzano( XII sec.) che sorgeva nei pressi del castello di  Pianoro primo nucleo del paese, sito  in località ora denominata Mulino Nuovo. Attigua al castello era la  chiesa di San Giovanni Battista del Castello ( sec. XI), i cui importantissimi ruderi erano ancora visibili  in loco fino al 1965.

Di importanza rilevante era poi l'antico Ospitale di San Giacomo di Pianoro risalente al XII sec.che svolgeva la funzione di accoglienza ai pellegrini che attraversavano la via di Toscana. In seguito nel XVI sec. l'Ospitale divenne  chiesa di San Giacomo Maggiore di Pianoro e ancor oggi, nel medesimo sito,  svolge la sua missione.

Nel XIV sec. Pianoro risulta essere uno dei comuni più popolati della montagna bolognese;  fiorente centro di scambi e mercati data la sua posizione al centro della valle e prossimo a importanti monasteri.

Passato sotto il dominio dello stato Pontificio, il castello fu raso completamente al suolo perché aveva ospitato gli autori di una congiura contro il Papa. Di tutti gli edifici che lo componevano rimasero solo una casa e il pozzo, in seguito poi assunto a simbolo del Comune e rappresentato nel suo stemma.

I secoli XVII e XVIII furono per Pianoro difficili. La popolazione si ridusse a circa 500 anime; la posizione geografica era sempre di favore e personaggi illustri transitavano per la strada di Toscana; nondimeno, però,  il paese era colpito da furti, vessazioni e soprusi.

Nel 1735 Pianoro con in testa il suo Massaro, insorse contro l'esercito  spagnolo  che in transito verso la Toscana si fermò qui compiendo razzie di ogni genere.

Un ufficiale spagnolo venne ucciso, il paese condannato ad essere raso al suolo  e gli abitanti ad essere sterminati; strano destino che si ripeterà due secoli dopo !

Pianoro fu salvato dall'intervento del Cardinale Lambertini (poi papa Benedetto XIV), allora Arcivescovo di Bologna.

Del periodo napoleonico non rimangono tracce se non nella rettifica della strada di Toscana, tra gli attuali paesi di Livergnano e Sabbioni, che prese appunto il nome di "Taglio  Napoleonico".

Agli inizi del XIX sec. Pianoro aveva una popolazione di oltre duemila abitanti, ripartita tra il capoluogo e il resto del suo territorio; tra cui Riosto, Zena, e Livergnano.

Il comune di Musiano, ad esso confinante,  situato  sulla sinistra del fiume Savena  in località ora Fungarino (villa Neri-Montezemolo) ne aveva circa 2500 , ripartiti tra il capoluogo e le frazioni di Badolo, Ancognano , Guzzano e Pieve del Pino, per citare solo le principali.

Nel 1866 i comuni di Pianoro e Musiano decidono di unirsi dando luogo ad un unico  comune di oltre cento kmq di superfice; uno dei più  estesi d'Italia.

Diverse  erano le famiglie illustri che vi abitavano; tra queste la famiglia Dallolio che abitava in una villa posta sul colle di None in riva sinistra del Savena (attualmente villa Baldisserra).

L'attività politica svolta da Cesare prima e  dai figli Alberto e Alfredo poi,  attraversa un arco di tempo che va dal Risorgimento alla prima Guerra Mondiale.

Cesare, patriota insigne, fu Sindaco  di Pianoro al tempo dell'unità d'Italia; Alberto, seguendo le orme del padre fu amministratore e sindaco di Pianoro anch'egli. Successivamente divenne assessore alla Pubblica Istruzione di Bologna e sindaco della stessa città nel 1891; carica che ricoprì per 10 anni. Terminò la sua carriera politica nel 1908 con la nomina a Senatore del Regno.

Alfredo Dallolio fu  generale di Corpo d'Armata. Senatore del Regno  nel 1913, Ministro delle Armi e Munizioni nella 1a Guerra mondiale e Presidente del Comitato per la mobilitazione civile dal '23 al '39, anno in cui si dimise in aperto contrasto con chi voleva trascinare l'Italia in guerra.

Agli inizi del secolo scorso Pianoro è retto da una  amministrazione socialista rappresentata dal sindaco Bianconcini , che restò in carica dal  1914 al 1922, quando fu perseguitato e deposto con l'avvento del fascismo.

Gli anni '20 furono cupi per Pianoro; distrutte le Camere del Lavoro e le Cooperative. Anni di miseria  e decadenza, con la popolazione che emigrò in cerca di lavoro.

Negli anni '30 le sorti economiche del paese furono risollevate dalla costruzione della ferrovia "Direttissima", inaugurata nel 1934.

La seconda Guerra Mondiale colpì brutalmente Pianoro. Il  fronte di guerra si fermò  per 6 lunghi mesi a Livergnano. I bombardamenti incessanti costrinsero la popolazione alla fuga lasciando il paese completamente spopolato fino a tutto il '45. Lo rasero al suolo; nessuna casa si salvò. Il Comune, gli archivi, più nulla. Pianoro fu ucciso dalla guerra.

Con la morte di Pianoro, muore anche il suo antico Palazzo Comunale, testimone da centinaia di anni, della storia, delle tradizioni e della cultura  del paese. E come tutti i Municipi, anche quello di Pianoro, aveva le sue lapidi e medaglioni a ricordo dei personaggi illustri che ne avevano caratterizzato la storia.

Nel 1935 il Podestà fece apporre 4 lapidi a perenne ricordo dei personaggi illustri che più avevano dato prestigio al  paese.

La prima ricordava l'autore dell' Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata. L'insigne scrittore Ludovico Ariosto, il cui casato ebbe origine nel territorio di Pianoro e più specificatamente nella località che prende il nome di Riosto.

La seconda il Cardinale Prospero Lambertini, che salvò il paese dalla distruzione a opera delle truppe spagnole.

La terza ricordava Vittorio Fiorini, insigne letterato, Direttore Generale del Ministero della Pubblica Istruzione, storico di prestigio e direttore per lunghi anni della Biblioteca storica del Risorgimento.

La quarta lapide, infine, commemorava Alberto Dallolio che di Pianoro fu prima assessore poi sindaco. In seguito Sindaco di Bologna, Presidente della provincia e Senatore del Regno.  

Di tutto ciò ora non rimane più nulla. Tutto distrutto e  cancellato. Un altro paese è stato costruito due kilometri più a nord. Ma è un altro paese. Anche nel nome.

 

                                     Roberto Vitali


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