| N. 6 - Anno VIII - Novembre - Dicembre 2003 | Indice giornale |
La Posta |
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8 settembre 1943: sessant'anni dopo. |
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In questo 2003 ormai consumato, ricorre il sessantesimo anniversario del 1943, con la fine della guerra e l'inizio della Lotta di Liberazione. L'obbiettivo doveva essere cancellare definitivamente l'immagine dell' 8 Settembre visto come tradimento dell'alleato nazista e fine dell' orgoglio di Patria: doveva servire a spiegare e a insegnare, soprattutto alle nuove generazioni, che fu invece l'inizio della Rinascita morale dell'Italia e l'avvio della nostra storia Democratica. Abbiamo invece assistito e stiamo ancora assistendo, in tante, troppe città e paesi d'Italia, alla più vergognosa campagna revisionista e negazionista del dopoguerra: intitolazioni di vie e piazze a gerarchi e criminali fascisti, adunate di giovani neofascisti e neonazisti in tuta mimetica, plateali commemorazioni del duce, braccia tese in saluti fascisti e riabilitazioni di gerarchi del ventennio
Questo governo non solo non interviene, ma tace e incoraggia questi ignobili tentativi di cancellare e riscrivere la Storia d'Italia, che non può prescindere dalla Lotta di Liberazione dai nazisti e dai fascisti. Nel cosiddetto "armadio della vergogna", sono rimasti chiusi per sessant'anni 294 fascicoli sulle reali responsabilità nelle stragi compiute dai nazi-fascisti dal "43 al "45 compiute sotto le insegne del 3° reich di Hitler e della "repubblichina" fascista, e ancora non se ne ha libero accesso. I soldati della repubblichina di Mussolini non erano come raccontano i reduci, giovani e ingenui volontari, in cerca di un improbabile riscatto dell'orgoglio ferito dalla resa e dal tradimento, ma ben altro: per circa 1/3 erano soldati professionisti, mercenari ottimamente pagati, per 1/3 uomini costretti a scegliere tra la divisa di Salò e la morte immediata o in un campo di concentramento degli ex alleati tedeschi, e per l'ultimo terzo criminali fascisti di tutto un ventennio, fatto di soprusi, violenze e omicidi, che non avevano altra scelta che combattere contro la Resistenza, per tentare di sfuggire alla giusta punizione per i propri crimini e alla quasi inevitabile vendetta dei familiari delle loro vittime. Questo era l'esercito della repubblichina di Salò, nient' altro che questo. In aggiunta, il "buon" Mussolini creò nel "44 le brigate nere, vere squadre di assassini che, oltre all'attiva partecipazione alle stragi naziste, si macchiarono dei peggiori delitti e delle peggiori stragi di civili e Partigiani. Eppure quest'anno Bondi, responsabile di Forza Italia, è riuscito a dire che se i Partigiani della Stella Rossa stavano un po' più tranquilli, anziché provocare tedeschi e fascisti, la strage di Marzabotto non ci sarebbe stata. Il suo capo Berlusconi, in aggiunta, è riuscito a dire che Mussolini era in fondo un buon uomo che non si è macchiato le mani di sangue. Questo è il clima e questa è la gente che ci governa, da cui è illusorio, quando non colpevolmente ingenuo, aspettarsi qualcosa di antifascista: bisogna anzi vigilare e denunciarne la complicità e malefatte. Eppure in questi giorni è primo nelle vendite dei libri uno scrittore e giornalista, che nel passato abbiamo a volte anche apprezzato, che ha pubblicato uno strano e pericoloso romanzo, che racconta di vendette Partigiane: una operazione che rende un enorme favore ai reazionari e alla campagna revisionista in atto. Non vogliamo pensare ad un business cinico e in malafede, ma lo accusiamo quantomeno di mancanza di sensibilità, colpevole leggerezza, manipolazione di eventi e di incredibile sottovalutazione della gravità del momento politico che stiamo attraversando. 20 anni di feroce dittatura crearono un fiume di rancore e di odio in chi aveva sopportato miseria, violenze e lutti, che sfociò in un inevitabile desiderio di vendetta e giustizia sommaria. Non fu persecuzione e vendetta partigiana: fu inarrestabile rabbia e furia popolare, prevedibile seppur deprecabile. Se un assassino fascista aveva ucciso il padre o un fratello a qualcuno, gli aveva bruciato la casa o bastonato il nonno, era ragionevole che quel qualcuno, provasse verso quell'assassino un sentimento non propriamente pacifista e Cristiano. E ad ogni azione risponde sempre, prima o poi, una naturale e inevitabile reazione. E' dunque molto grave che oggi si debba assistere all'indegna campagna reazionaria e revisionista delle destre al governo, ma anche che da certe fila dell'opposizione arrivino segnali di assenso verso una pacificazione pelosa e ipocrita, anziché ferme risposte e orgogliosi dinieghi. Tutti i sinceri Democratici e gli Antifascisti devono impegnarsi, come e più di prima, nel rafforzare la memoria e i valori della Resistenza e nel difendere la Costituzione Italiana nata dalla Lotta di Liberazione.
Per l'A.N.P.I. di Pianoro
Sez. F. Bonafede
Athos Benaglia