N. 6 - Anno VIII - Novembre - Dicembre 2003 Indice giornale

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La "Villa della mafia"

Un ordinario caso di follia della burocrazia italiana.

  Gianluigi Pagani

E' ancora incerto il futuro della "Villa della mafia" di Montecalvo. Non è stata infatti ancora pronunciata la parola fine all'annosa questione della villetta a schiera che faceva parte del patrimonio sequestrato nel lontano novembre 1991 ad un presunto mafioso residente a Rastignano. Tale intervento venne esperito dalle forze dell'ordine e dal Tribunale grazie alle disposizioni normative della legge 109 del 1996, chiamata "La legge dei sequestri anti mafia". L'immobile passò prima all'Agenzia del Demanio di Bologna e poi nel febbraio 2002 al Comune di Pianoro. Però nessuno ha potuto toccarla negli ultimi anni, perché nella villetta ha abitato fino all'estate scorsa il presunto mafioso, tra l'altro in soggiorno obbligato, insieme alla propria famiglia. La villetta valeva all'epoca del sequestro valeva circa 600mila Euro ed era un immobile ben tenuto, di 102 metri quadrati, composta di due piani, con tavernetta, garage e giardino. Purtroppo il tanto tempo trascorso dal sequestro fino ad oggi e la mancata manutenzione generale dello stabile, hanno reso la villetta disastrata, ed ora il Comune incasserà sicuramente una somma minore rispetto al reale valore. Per di più l'Amministrazione comunale ha già dovuto anche spendere molti soldi per sfrattare la famiglia residente. Oggi però la situazione non si è ancora sbloccata. Infatti il Sindaco di Pianoro si è recato a Roma alla fine di novembre per comprendere quale potesse essere  il futuro di questo immobile. Le ipotesi allo studio della Giunta Comunale sono due: procedere alla vendita - ma per questo serve l'autorizzazione di Roma - e destinare le somme incassate per la gestione dei servizi sociali di Pianoro ovvero tenerla nel patrimonio comunale, destinandola allo specifico scopo di asilo, così come richiesto dallo Stato, anche se la posizione e la struttura sconsigliano fortemente tale utilizzo. Un ordinario caso di follia della burocrazia, e a farne le spese è attualmente il Comune di Pianoro che ha tra le mani un bene che non riesce a far fruttare in modo adeguato.


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