N. 1 - Anno IX - Gennaio - Febbraio 2004 Indice giornale

La Posta

Le discussioni in sede istituzionale


A valle della mia prima esperienza di convocato dal Comune (Sabato 13 Dicembre 2003) per "udire e commentare" una relazione di bilancio, ho potuto toccare con mano la evidente vocazione dei convenuti ad esibire forme di intervento ampiamente biasimevoli ancorché spontanee, in qualche caso, o addirittura provocate in altri casi. Ho provato una profonda delusione da tale esperienza e mi auguro che questa Amministrazione vorrà riproporsi in futuro con un più energico concorso ad evitare che cotanta degenerazione possa nuovamente accadere. Ne dubito moltissimo ed è per tale ragione che ho richiesto al Candidato Sindaco della CDL per Pianoro di accogliere tale esperienza in un più generale contesto di rivalutazione delle Istituzioni Locali laddove esse stesse vivacizzano il confronto fino ai limiti del provocatorio in un contesto inammissibile (il luogo in primis).

Sono assolutamente d'accordo che la critica all'Amministrazione, per gli atti che produce, debba costituire un valore propositivo ma la critica deve comunque restare confinata dentro ai limiti di una decenza lessicale condivisa, seppure perentoriamente gestita.

Serve introdurre ai vari livelli della comunicazione una metodologia che si ispiri ad un maggior senso di disciplina e rispetto circa l'uso del tempo e circa gli eccessi di sconfinamento nel produrre argomentazioni sistematicamente fuori tema (queste digressioni capitano sovente anche in Consiglio).

Serve quindi prevedere di "coniare" un "custode" delle regole con facoltà di togliere la parola a chiunque le infrange in tutte le occasioni nelle quali sia richiesta o consigliata la sua presenza.

Non intendo certamente aspirare all'introduzione di qualche forma di censura preventiva, ma non si può nemmeno negare la parola agli aventi diritto soltanto perché quel diritto è fortemente leso da una gazzarra degradante lasciata liberamente irrompere in un contesto istituzionale.

Richiedo che codesto argomento, opportunamente dibattuto, possa trovare ospitalità in una revisione dello Statuto Comunale. Ho chiesto ripetutamente a voce e per iscritto che fossero attivate le Commissioni Comunali preposte a tale compito. L'ho fatto con la consapevolezza che mi sarei trovato di fronte ad un sicuro insabbiamento di codesto ricorso. Ma almeno, è agli atti in un apposito verbale a mia firma, l'istanza di porre mano alla revisione dello Statuto Comunale o quanto meno nella parte che riguarda le Consulte.

Ci sarebbe moltissimo da lavorare, ma non se ne fa nulla e gli ostacoli non vengono certo dal basso.

 

Alberto Borgia - Segretario della Consulta di Pian di Macina


Inizio Sommario