N. 2 - Anno IX - Marzo - Aprile 2004 Indice giornale

Attualità

I MORTI DIMENTICATI - LA FOSSA COMUNE DI RASTIGNANO

A 30 anni dal ritrovamento della " fossa comune" in località Pero di Rastignano, una preziosa testimonianza apre una nuova ipotesi di ragionamento su quanto accaduto 60 anni fa nel nostro territ


Brevemente i fatti.

Il 13 e il 14 maggio 1974 in via Don  Minzoni a Rastignano, nel podere denominato " Fornacina" coltivato dalla famiglia Colombari, durante i lavori di scavo per la costruzione di un edificio vennero trovati in due distinte buche , i  resti di 23 persone ( 17 in una , 6 nell'altra ),  morte presumibilmente  per fatti occorsi durante la seconda guerra mondiale.

Athos Colombari dichiarò in numerose interviste che a fine ottobre 1944 aveva lasciato il paese, con la sua famiglia, come la quasi totalità degli abitanti di Rastignano. Alcuni giorni prima c'era stato un violento bombardamento che aveva formato nel terreno da lui coltivato alcune buche fonde qualche metro.

Prima di sfollare da Rastignano e dalla Fornacina seppellì, in una di quelle buche , quello che di prezioso era stato risparmiato dai bombardamenti

A fine Aprile 1945, alcuni giorni  dopo la Liberazione di Bologna, la famiglia Colombari tornò a Rastignano e alla Fornacina per riprendere quanto allora nascosto.

Così fece  e  non diede  lì per lì   peso al fatto che le altre  buche formatesi al tempo del bombardamento del '44 erano  chiuse e coperte da  erba rigogliosa.

Il 13  maggio 1974 e nei giorni successivi, nel corso dei famosi scavi  affiorarono da quelle buche numerose ossa che,  ricomposte, portarono a 23 il numero dei morti.

Stima sicuramente presunta, in quanto nei giorni precedenti il ritrovamento erano gia stati notati frammenti ossei nella terra scavata dalle ruspe e portata in discarica. Ma i   lavori vennero interrotti solamente   quando il numero di ossa rinvenute cominciò a diventare cospicuo.

La maggioranza dei crani presentava un foro di proiettile d'entrata dietro alla nuca; altri,  segni  lasciati da pallottole di mitra. Due lunghi femori, molto superiori al normale spiccavano fra gli altri e furono subito  ricondotti ad una persona di una statura molto vicino ai due metri.

Poi il rinvenimento di pochi ma non insignificanti oggetti, utili per una eventuale scientifica ipotesi di ricostruzione dell'accaduto.

Un paio di lenti dall'inusitata forma a cuore; una pipa, spazzolini da denti,  tubetti di dentifricio, pettini da taschino, un paio di gemelli con impresse teste di cavallo, fibbie, frammenti di scarpe tipo  "calosce", alcune "gamelle" e borracce tipo militare E poi un cucchiaio con lo stemma dell'ex regno d'Italia con incisa la sigla D. M., un orologio da taschino fermo alle ore 2,30, nonché  numerosi  bossoli di mitra italiano calibro 9 , datati 1943, arma che oltre ai tedeschi, anche le brigate nere usavano.

Nessun segno di identificazione tipo "piastrine" o altro, che potesse ricondurre i poveri resti, a militari. Sia tedeschi, che angloamericani, o italiani.

Intervennero   autorità civili e militari di Pianoro e Bologna e  due  necrofori del comune di Pianoro che, su indicazione dell'allora ufficiale sanitario dott. Ciancamerla, contarono i  resti per "coccige" e fecero un primo tentativo di esame e di ricomposizione dei resti prima dell'inoltro alla medicina legale.  

 

Le ipotesi su quanto accaduto.

Subito si susseguirono le indiscrezioni e presero corpo due ipotesi dell'accaduto che tennero banco per alcuni mesi anche attraverso la stampa locale, fino ad un oblio durato una trentina d'anni.

Una, che faceva risalire l'accaduto ad una strage nazifascista di civili e partigiani prelevati da San Giovanni in Monte nei primi mesi del 1945. Sullo stile, in sostanza, di quello che era accaduto nelle  vicine San Ruffillo e Sabbiuno.

L'altra, che parlava di una fossa comune dove potevano essere state seppellite  alcune persone (7), rastrellate dalla vicina Tianello di Livergnano il 18 novembre 1944 ( i 4 fratelli Morara;  Arturo, Romano, Corrado e Dante), più Enrico Ercolessi, Luigi Stanzani e Giuseppe Nascetti. Insieme a questi, i corpi  di 16 piloti anglo-americani prigionieri in quel periodo nel vicinissimo comando tedesco di zona di Villa Pini.

Si parlò anche di resti di repubblichini di Porretta giustiziati perché a conoscenza dell' ubicazioni di mine sulla vicina ferrovia Direttissima. E poi di altre ipotesi ancora in un susseguirsi di congetture . Il  tutto senza mai troppi riscontri a suffragare questa o quella ipotesi.

Se l'ipotesi della strage nazi-fascista di civili-partigiani prelevati da San Giovanni in Monte  sullo stile dell'eccidio di San Ruffillo o di Sabbiuno, non è stata a tutt'oggi avvalorata nonostante la minuziosa opera di ricerca da parte dell' ISREBO di Bologna, ancor più improbabile appare  l'ipotesi dei 16 aviatori anglo-americani giustiziati e seppelliti in loco  assieme ai rastrellati di Tianello.

A parte il fatto che non è stato trovato un solo elemento; uno solo, che possa ricondurre quei cadaveri a militari,  pare stranissimo che le ambasciate, i consolati, le associazioni di reduci ed ex reduci delle forze alleate, ma non solo, non si siano mai attivate per confutare con ogni mezzo possibile, compreso indagini sulle protesi dentarie o quant'altro, la presenza o meno di loro militari fra quei resti.

Se a questa considerazione aggiungiamo poi che, con tutto rispetto per la fanteria, i militari erano avieri  e che 16 avieri alleati non scompaiono facilmente nel nulla e che gli americani, ma anche gli inglesi , hanno fatto ponti aerei per rimpatriare militari dall' Indocina, come dal Vietnam e  da ogni altro fronte di guerra, ecco che questa ipotesi presenta non poche incertezze.

Senza contare poi che pare abbastanza incredibile come i "conti" dei poveri resti arrivino incredibilmente a tornare. 23  i cadaveri ritrovati. 16 gli aviatori anglo-americani giustiziati ;  7 i  rastrellati di Tianello. Il tutto fa 23. Il conto ,quasi magicamente. torna. Il caso è chiuso.   

Rimane  comunque la possibilità che   possano essere stati veramente giustiziati e  seppelliti  in loco,  i 7 rastrellati di Tianello di Livergnano, di cui si diceva .

Nessun elemento certo porta però  a questa considerazione. Anche se i due lunghi femori riconducibili ad un uomo di elevata statura, hanno portato più di una persona a  ipotizzare la presenza fra quei  poveri resti di Enrico Ercolessi di Livergnano, uomo di stazza molto superiore alla norma. Come pure appare interessante il cucchiaio con la sigla D.M. che potrebbe essere appartenuto sempre ad un rastrellato di Tianello: Dante Morara.

Di tutto questo però, si ripete, non esiste nessuna prova tecnico-scientifica.

E' di questi ultimi giorni una interessante testimonianza di Athos Guidastri che intervistato dal sottoscritto  sui fatti accaduti, ha avuto modo di affermare come nell'ottobre del 1944 mentre aiutava la famiglia Valorzi a portare in salvo alcune masserizie in località di Molino Nuovo ebbe occasione di assistere ad una scena che, parole di Guidastri, gli è rimasta impressa  tutta la vita.

" Allora avevo 16-17 anni, ero a Pianoro  e  mentre stavo aiutando la famiglia Valorzi, allora proprietaria del forno del paese, a mettere in salvo quello che si poteva , vidi passare una colonna di persone. Parevano " rastrellati". Erano circa 25-30 persone, di età non giovanissima. Erano scortati da un  tedesco davanti, da due o tre di lato, e da uno di dietro. Si vedeva che era molto tempo che erano fuori da casa e che si accampavano dove potevano. Li guardai e li osservai benissimo, pur nella drammaticità di quella scena e del pericolo che anche noi correvamo. Non erano giovanissimi e non  riconobbi nessuno di mia conoscenza. Dovevano avere sui 35-40 anni. Alcuni anche più. Ma il fatto che erano così provati e che davano proprio l'impressione di venire da lontano e di essere "rastrellati " da molto tempo, poteva e può trarmi in inganno sulla loro età. Ma non erano comunque giovanissimi. Udii parlare con chiaro accento toscano e vidi benissimo il loro abbigliamento scarno, da persone che avevano giusto il necessario per coprirsi un po' dal freddo e per dormire qua e là. Ricordo e mi sono rimaste per sempre impresse nella mente, quelle "gamelle" , quelle fibbie, quei cinturoni. Quei pochi abiti, quelle poche cose personali che avevano con loro: spazzolini, dentifrici, pettinini. Fu come una fotografia che mi è rimasta e mi rimane ancor oggi negli occhi. 

 Quando venne scoperta quella fossa comune  e io accorsi fra i primi in zona perché come dipendente comunale stavo lavorando all'acquedotto di Rastignano,  immediatamente  quelle poche cose ritrovate nella buca: borracce, fibbie, pezzi di vestiti, spazzolini, dentifrici, mi riportarono a quella tetra visione di 30 anni prima.

Quelle cose le avevo viste addosso a quei "rastrellati". Ancora adesso non ho alcun dubbio.

Fra i resti delle persone ritrovate a Rastignano, vidi e vedo ancora adesso quelle persone. 

A distanza di 60 anni da quei fatti e da 30 dal ritrovamento di quella fossa comune,  rimane il fatto che nulla ricorda quei morti senza identità. Né  un monumento, né  un cippo, nè una lapide: sia essa civile o religiosa.. E invece sarebbe importante che venisse posto un segno tangibile a ricordo di chi la guerra ha ucciso e che potesse rappresentare simbolicamente non solo i morti ritrovati in zona, ma tutti i morti senza identità;  ritrovati e non, nel nostro Comune.

        

Roberto Vitali        


Inizio Sommario