| N. 2 - Anno IX - Marzo - Aprile 2004 | Indice giornale |
Attualità |
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La nuova legge regionale per la montagna |
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| Gianluigi Pagani | |
"Una formazione di qualità per un Appennino di qualità; la legge per la Montagna". Questo il tema del convegno che si è svolto lo scorso mese al Palazzo Loup di Loiano, organizzato dalla Comunità Montana Cinque Valli Bolognesi e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. "La nuova legge per la montagna offre spazi nuovi, che metteranno alla prova la capacità di programmazione delle Comunità Montane - sottolinea il presidente Liviano Malaguti - ed il centro dello sviluppo del territorio è il rafforzamento della qualità scolastica. Posto che sarebbe illusorio pensare di costruire nuove scuole per la mancanza di risorse, diventa necessario puntare nella formazione scolastica, lavorativa e professionale". "La nuova legge - aggiunge l'assessore all'agricoltura della Comunità Montana Remo Rocca - può offrire delle importanti opportunità per lo sviluppo complessivo dei nostri territori. Ma ciò sarà possibile solo se i territori sapranno sfruttarle insieme. Faccio riferimento alle intese istituzionali e agli accordi quadro, che consentiranno di accedere a nuove risorse rispetto a quelle tradizionali. Questa prima iniziativa, con la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio, tende a far sì che tutti possano conoscere queste opportunità". Sull'argomento abbiamo posto alcune domande al professore Giulio Ghetti, presidente della Commissione tecnica istruzione, formazione e ricerca scientifica della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. L'Appennino e la montagna bolognese in generale sono zone ai margini dello sviluppo: quali i motivi? "Come tutte le zone di montagna" risponde il professor Ghetti "anche l'Appennino bolognese rappresenta senza dubbio la parte del nostro territorio che più ha sofferto delle modifiche intervenute negli ultimi decenni nel sistema produttivo, con tutto ciò che ne consegue: progressivo abbandono di queste terre da parte dei giovani, diminuzione degli investimenti destinati alle innovazioni, alla formazione scolastica e professionale, scarsa attenzione alla tutela e alla cura dell'ambiente, del patrimonio storico e artistico. Un decadimento provocato da fenomeni per lo più economici che rischia di provocare in poco tempo un generale regresso di tutta l'area, con ripercussioni assai gravi anche in campo sociale e culturale. Naturalmente la città rappresenta un potere d'attrazione imparagonabile rispetto alla montagna, e questo da sempre, soprattutto per i giovani, che intravedono nel centro urbano più dinamico ed attrezzato opportunità maggiori di crescita, di formazione e quindi di soddisfazione professionale, rispetto ad un luogo ancora saldamente legato alla terra e a ciò che essa produce". Quali le possibili soluzioni? "Sono convinto che l'intuizione vincente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna sia stata quella di essere intervenuta prontamente per cercare di cambiare questa mentalità, finanziando progetti concreti che possano costituire, per i giovani, un motivo per restare nell'Appennino, crescere e formarsi <nell'Appennino per l'Appennino>. In tal senso ci troviamo in piena sintonia con la logica europea. Per questo nel 1999, abbiamo dato vita al cosiddetto <Progetto Appennino>. L'idea che sta alla base è avviare un progetto ad ampio raggio che affronti i problemi della montagna in un'ottica <sistemica>, in grado di superare visioni settoriali, pur mantenendo la consapevolezza che diversità e specificità di ogni singolo territorio non vanno ignorate o livellate. Modalità privilegiata di azione è la sinergia con gli enti locali da un lato e con gli attori già presenti sul territorio dall'altro, così da consentire un'azione mirata nel rispetto delle singole realtà. I campi di intervento riguardano la promozione economico - imprenditoriale, lo sviluppo di programmi per l'istruzione e la formazione, la tutela dell'ambiente, la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, l'attivazione di specifici interventi di utilità sociale". Ci può illustrare i più importanti progetti su cui state lavorando? "Uno per tutti, il progetto <First>, che nasce nel 1999 come progetto pilota per la promozione di una formazione qualificata in rete. Anticipatore di alcune direttive ministeriali oggi consolidate, il progetto ha inteso valorizzare il ruolo fondamentale delle nuove tecnologie in campo formativo, con particolare riguardo ai contesti in cui fattori geografici rendono critici gli spostamenti".