N. 2 - Anno IX - Marzo - Aprile 2004 Indice giornale

La Posta

Il "fosso" della stazione

 
Umberto Fusini

Pubblicato nello scorso numero de L'Idea col titolo "Finalmente in terno!" si sentono odori di un passato abbastanza recente, ma che sembra lontanissimo e in effetti lo è; i tempi sono mutati molto in fretta e, assieme alla Griss 2000, hanno spazzato via tante altre effimere realtà d'allora. Mi ha fatto piacere leggerlo, ma mi permetto anche di dissentire in quella parte dove il suo disaccordo nei confronti dei tecnici della regione Emilia Romagna diventa piuttosto duro. Il fatto di coprire o non coprire un corso d'acqua non è soltanto se è o meno registrato come pubblico o no, questo discorso lo si può tirare in ballo se sorgono dispute fra privati, se invece si tratta di interesse maturato all'interno di opera pubblica il discorso cambia e credo che su questa ottica si siano basati i giudizi e le decisioni prese dalla Regione Emilia Romagna. Il fatto di salvaguardare un ambiente anche se piccolo (rio Lagazzo in questione e la sua vallecola a monte), dovrebbe diventare interesse di tutti, dovremmo riuscire e mantenere desta la capacità di vedere anche in questi piccoli mondi la grande variabilità di vita che c'è al loro interno. Non si tratta di avere qualche posto macchina in più sul piazzale, si tratta invece di continuare almeno in parte a lasciare in vita forme meravigliose che in pochi ormai sanno cogliere. La diversità biologica non è soltanto nelle grandi savane o praterie, come spesso ci fanno vedere, ma anche in una goccia d'acqua… non potabile, e allora figuriamoci in un "fosso" che di nome fa rio Lagazzo, come quello della stazione. Se proviamo a guardarci dentro o sulle sponde, di certo qualcosa di meglio di asfalto nudo e crudo (che sarebbe stato molto di più e d'estate un forno ad energia solare gratuita) sicuramente troviamo. A volte le scelte dei tecnici sono discutibili, ma appunto discutibili…  

 


Inizio Sommario