N. 2 - Anno IX - Marzo - Aprile 2004 Indice giornale

La Posta

In bicicletta su Monte Adone? Meglio a piedi.


Estate 2003 "La bicicletta" (da un manifesto dell'Associazione cicloamatori): è aria pulita, è il silenzio che pacificamente scivola via .La bici porta a passeggio il cielo e le nuvole; umile, parsimoniosa, discreta, non crea pericoli, e per sé chiede solo un piccolo spazio.La bici è la conquista di una lentezza che in città diventa velocità. La bici amica dei nostri giorni, dei nostri respiri, costa un nulla sempre. La bici, vita per il corpo che spinge sui pedali, è il dialogo continuo con sé stessi, con la città e la sua storia. La bici è l'ascolto della pioggia, è la scoperta della strada ,è un incontro non programmato, una deviazione imprevista, la meraviglia di una città mai conosciuta. La bici è il rispetto gentile delle regole e della natura. La bici è una "Bella addormentata in cantina": tutti la possiedono, pochi la usano. Lei invece sogna le stelle, le strade, le piste ciclabili di Copenaghen, di Amsterdam, di Strasburgo. Sogna di non avere paura della strada e attende, come le lucciole, di potere tornare a splendere per le vie della Città. Cima del M. Adone; fine agosto 2003 visuale limitata, ma temperatura gradevole anche in pieno sole, che è splendente.Durante le numerose escursioni, al giungere quassù di branchi dell'ibrida specie di viandante denominato "velocipedista alpestre" mi sono sempre chiesto: "perché in bici?". Complici le temperature da delirio nel fondovalle, oggi, colpito da un perverso raptus ho voluto mettere le mie ruote nel solco di questo fenomeno. A cose fatte posso constatare che: -Non è possibile allungare lo sguardo oltre il raggio della ruota Con le mani costrette al manubrio, privi di coda è impossibile scacciare l'assalto degli insetti, specie i tafani, che non danno tregua.- Anche solo per questo si può trarre la risposta alla essenziale domanda: "Masochismo!!!" Infatti ,oggigiorno ci si vuole complicare la già difficile esistenza accoppiandosi in ogni luogo, meglio ancora se negli ultimi lembi selvatici, con ogni tipo di ferraglie, le cui ambigua utilità, si rileveranno delle invadenti palle di piombo ai piedi. Già, che palle, quando la ribellione della natura offesa per questo stato di cose si manifesta, come nel mio caso odierno, che con uno spino di rovo mi ha forato una gomma, quale inequivocabile monito per ripercorrere a piedi certi luoghi nel rispetto della natura. Senza l'orpello dell'infida lega.

Vittorio Dovesi

 


Inizio Sommario