N. 3 - Anno IX - Maggio - Giugno 2004 Indice giornale

Attualità

POESIE DI PACE

 
Stefano Galli

Da sinistra Bruno Mossa, Alberto Masala, Lance Henson

Il Tavolo per la Pace ha organizzato lo scorso venerdì 7 maggio alla sala Arcipelago un incontro con il poeta sardo Alberto Masala ed il poeta cheyenne Lance Henson.  La serata si è aperta con la proiezione di alcune immagini riguardanti la sosta nel nostro comune di due maestre palestinesi di un campo profughi di Beirut.  Il Tavolo ha organizzato il gemellaggio fra una scuola del nostro comune ed una palestinese.  Dopo l'esperienza delle maestre si sta pensando di portare da noi alcuni bambini del campo profughi per creare un contatto che possa essere utile anche ai nostri ragazzi.  Bruno Mossa membro del Tavolo e rappresentante del circolo Sardegna di Bologna ha presentato i due poeti ricordandone il valore e citando vari impegni e riconoscimenti internazionali.  Secondo Mossa la nostra moderna società che pensa con i muscoli ed i soldi facendo tutto senza lo scomodo intervento del cervello ha un disperato bisogno di poesia perché i poeti aprono nuovi orizzonti mettendoci a contatto con noi stessi e fanno capire che esiste la via per vivere il mondo in maniera più umana.  Quindi prende la parola Lance Henson che ricorda a tutti noi che vi sono moltissime persone che soffrono al mondo, alcune delle quali riescono ad avere un minimo di visibilità attraverso i telegiornali, mentre la stragrande maggioranza di essi vivono continuamente in situazioni di oppressione da parte di altri popoli senza nemmeno avere voce per gridare la loro condizione.  E' il caso dei MaiTai massacrati dal governo dell'India, del drastico calo degli Yanomami amazzonici o di alcune popolazioni della Nuova Zelanda che si sono viste negare il diritto di accesso alle spiagge da sempre di loro proprietà e trattandosi di pescatori questo significherà morire o cambiare completamente vita e quindi cultura.  Purtroppo gli interessi politici e finanziari spesso sovrastano quelli umanitari.  Le poesie di Lance ne seguono la breve premessa.  La lentezza dei movimenti, la voce estremamente tranquilla, profonda, calda, contribuiscono a creare l'atmosfera giusta per fare affluire i concetti espressi nel nostro animo rilassato.  I morti lakota-sioux di Wounded Knee si mescolano a quelli del Vietnam, dell'Argentina, del Messico, ai partigiani italiani, per ricordare il filo comune che unisce chi soffre in ogni parte del mondo.  Alberto Masala apre il suo intervento puntualizzando che oltre ai genocidi fisici stiamo subendo anche un genocidio culturale da parte dei mass-media che ubriacano, indottrinano ed in modo vellutato suggeriscono i pensieri alla gente.  Secondo Masala siamo circondati da persone che pensano per noi, paradossalmente non abbiamo mai visto una realtà senza un intermediario che la descriva.  Il pezzo letto da Masala è una ipotetica lettera a Bush scritta prima dell'intervento in Iraq nella quale l'autore parla di pace attaccando la guerra ed in particolare quelli che la guerra la fanno: i militari.  Si odono parole chiare e dirette del tipo: nessuna libertà potrà mai essere raccontata da un militare, oppure nessuna pace potrà mai essere cantata in una caserma, o ancora nessuna cultura potrà mai impugnare un'arma.  La serata prosegue con interventi del pubblico e dei due poeti sulla guerra.  In particolare Masala sottolinea la strumentalizzazione di soldati e prigionieri definiti eroi mentre i veri eroi sono quelle persone senza nome che lottano quotidianamente con la vita per poi morire in miniera o dopo un'esistenza di stenti.  Interessante la visione proposta da Henson: ai bambini si deve insegnare una cultura di pace cercando di seminare nelle loro menti nozioni positive.  <<Bisogna stare molto attenti a come si parla ai ragazzi>> prosegue Henson <<pensate che nella mia lingua non esiste una parola per definire il buio, esiste solo l'ombra.  Per dire buio noi diciamo molta ombra e la stessa parola che usiamo per dire ombra vuol dire anche anima>>.  Lance Henson che ha partecipato forzatamente alla guerra in Vietnam dice che quella esperienza gli ha quasi rovinato la vita e Masala ricorda che venti anni dopo la fine del conflitto durante una vacanza assieme, Lance si svegliava ancora la notte in preda agli incubi.  Dalla platea qualcuno puntualizza che la guerra non può rendere felici e chi uccide altre persone si porta a casa il dolore per rigettarlo su chi lo circonda.  Bello il finale di serata con una citazione in lingua originale sarda e cheyenne.  Tutti noi e non solo i poeti siamo esseri spirituali che stanno vivendo un'esperienza umana.


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