| N. 4 - Anno IX - Luglio - Agosto 2004 | Indice giornale |
La Posta |
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La Chiesa e il mondo contemporaneo. |
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Sono un lettore aimè sporadico de L'Idea; dico aimè perché dopo aver letto l'articolo di Giovanni Dalmastri su padre Zanottelli, dopo aver gustato la pienezza di contenuti umani e spirituali riportati in quelle righe, ho maturato la consapevolezza di aver perso molto nel saltare la lettura di alcuni numeri anteriori del vostro giornale. Considerazioni a parte desidero riallacciarmi a quanto esposto nell'articolo dedicato a padre Alex, specialmente per ribadire alcuni elementi che affiorano nello scritto, per riaffermare riflessioni che suscitano in me grandi emozioni, grande corresponsabilità nel mirare verso il disegno (di comunione dei popoli, dell'essere per gli altri più che per sé stessi, d'incontro più che di autonomia) salvifico di Dio. Agli interrogativi sulle difficoltà dell'oggi riscontrate dalla Chiesa nel rapporto con il mondo contemporaneo, la risposta successiva che viene espressa nell'articolo risulta sociologicamente concisa ma, teologicamente parlando, di grande ampiezza; a tal proposito desidero esprimere ciò che dal Concilio Vaticano II emerge a gran voce in merito al ruolo di noi cristiani, ma in senso anche più generale come persone di buona volontà. La Chiesa è Popolo ove con tale termine siamo tutti inclusi; la Chiesa non è un gruppo ristretto di competenza clericale ma un insieme comunitario di fratelli dove tutti partecipano: clero, religiosi, laici. La differenza sostanziale tra me laico e il sacerdote sta nel servizio chiamati a svolgere, ma sia io che il parroco siamo innanzi tutto Popolo di Dio; ciò significa che come i bambini anche noi adulti, con il battesimo, siamo chiamati a riflettere e successivamente ad agire nella vita grazie a questo dono immenso di figli per contribuire tutti alla Unità,alla Trasparenza, alla Gratuità.
Quindi credo che sia importante per chi nutre sentimenti di rinnovamento e di condivisione, agire nei vari ambiti della propria vita familiare, sociale, lavorativa,per far risplendere alla comunità quella luce che è in noi.
Enrico Tomba