| N. 4 - Anno IX - Luglio - Agosto 2004 | Indice giornale |
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dedicato a Mario |
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Dev'essere successo proprio di questi giorni, ma ormai un anno fa, perché ricordo il caldo, ricordo i vestiti estivi, l'azzurro intenso e pulito del cielo di settembre. Dev'essere stato proprio di questi giorni, ma un anno fa.
E' da allora che avrei voluto scrivergli, poi si sa come vanno le cose, passa il tempo, si è presi dalle piccole e grandi cose di ogni giorno, si rimanda, si temporeggia, tutto corre via.
Rifacendo oggi in macchina il percorso solito dei soliti giorni fra Pianoro e Bologna mi è venuto d'istinto di non tirare dritto al semaforo di Rastignano ma di girare a destra e di andare a trovarlo in via Di Vittorio come spesso facevo e facevamo insieme a Nando e ai bambini.
Volevo chiedergli come va, e prendere magari qualche foglio di compensato, di quelli che da anni mi mette da parte per i miei lavori d'arte, volevo dirgli "accidenti Mario ma quando lo fai sto salto a casa a mettere mano a quella porta che non chiude bene? E' da mesi che me lo prometti e non lo fai mai" oppure "c'è la libreria che non hai finito, ti ricordi di portare la listerella?" oppure semplicemente, davanti alla sua bottega, fargli un colpo di clacson, un saluto e via ,"baci alle ragazze e a Severina!", e lui, "ci vediamo in montagna?! Venite su a Vergato una domenica!"
In macchina oggi quando ho girato per via Di Vittorio ho sentito come una sferzata dentro il cuore, un rigurgito improvviso di dolore per un'assenza che l'abitudine non mette a tacere.
Dai, rispondimi Mario, come al telefono, quando tiravi su la cornetta con un sonante e rapido "Prontoooo!" tutto nasale che precedeva una risata e un filosofico mugugno alle sollecitazioni, alle proteste per il ritardo -"domani, domani, ti prometto che te lo faccio domani".
Erano altri tempi e tempi altri quelli di Mario Scalise e della sua bottega di bravissimo artigiano falegname. Il tempo per lui era qualcosa di ben scarso valore venale, o, meglio, era un tempo tutto diverso da quello degli altri, che si affannano, sempre ad arrabattarsi in tremila cose, che sono distratti, nervosi, e non ce l'hanno mai il tempo. Il tempo di Mario era segnato, con tutti, senza particolarismi, più dagli affetti che dal lavoro, dal senso dolce e duraturo dell'amicizia, della comunicazione, del parlare rilassato e attento. Mario non è mai stato sordo né cieco. Sempre pronto a chiacchierare, a chiederti di te e degli altri, a parlarti di sé, del suo dio, di quello degli altri, della fede di chi non ne ha alcuno, a prendersi il suo tempo, a dividerlo con te, generoso, semplice e confidenziale…le nostre riflessioni su quella indecente sproporzione fra la meravigliosa bellezza della natura e dell'uomo e la sua incapacità a viverla nella bontà e nella giustizia.
Ma, se all'insistenza per una consegna di una libreria o di un tavolo ti diceva sempre "aspetta", "fra qualche settimana", e poi, "aspetta ancora un po', un poco di pazienza che sono molto in ritardo con le altre consegne", era sempre pronto, invece, a lasciare di punto in bianco qualsiasi improrogabile lavoro per venirti immediatamente ad aiutare nelle emergenze: la macchina senza benzina, una ruota a terra, la grande nevicata che mi impedisce di portare i bimbi a scuola, accorreva subito, con la sua panda blu. Lì non perdeva un minuto, c'era sempre e sempre disponibile, senza mai un segno d' impazienza.
Caro Mario, dev'essere successo proprio di questi giorni, l'anno scorso, che quel tempo che ultimamente, non so perché, per te si era fatto un po' più convulso e ti portava sempre più spesso a stare fuori dalla tua bottega, a scorazzare avanti e indietro sulla tua panda blu trasportando assi e montanti e finestre e porte per le scuole e per gli uffici, non ti ha concesso rimandi e ti ha portato via.
Sono, così, rimasti sospesi i nostri abbracci, le nostre gite in montagna, le nostre parole. E anche la libreria di Federica rimarrà per sempre incompleta per via di quella listerella, mannaggia!
Dev'essere successo proprio di questi giorni, ma ormai un anno fa, perché ricordo il caldo, ricordo i vestiti estivi, l'azzurro intenso e pulito del cielo di settembre, e il piccolo cimitero in cui ti abbiamo accompagnato.
Mili Romano