N. 5 - Anno IX - Settembre - Ottobre 2004 Indice giornale

Attualità

La storia: istruzioni per l'uso; una riflessione sul passato, la politica, l'identità.

E' questo il titolo della conferenza-dibattito del professor Alberto Preti tenuta il 24 settembre alla sala riunioni della piscina comunale.

 
Marco Malpensi

Il Circolo "Uniti per L'Ulivo" di Pianoro ha avuto il merito di organizzare, ancora una volta, un dibattito fuori dai soliti schemi sfidando coraggiosamente lo scarso richiamo di un tema difficile. La discussione ha toccato una molteplicità di aspetti culturali e di attualità; noi proviamo di dare conto dei punti che ci sono sembrati di maggior interesse.

La storia strumento per capire il presente. La discussione ha messo in evidenza i limiti della storia che è inevitabilmente utilizzata anche a fini di potere; in particolare dai regimi totalitari che arrivano fino a riscriverla a loro misura. La storia non è una elencazione di fatti, ma l'interpretazione dei fatti:bisogna sempre chiedersi il perché. La storia non è un percorso prevedibile e non riesce ad essere maestra di vita; va apprezzata come base per l'identità dei popoli e soprattutto come uno strumento per capire il presente.

Il Presente: i crimini nazifascisti occultati nell' "armadio della vergogna". Il discorso non poteva fare a meno di riferirsi anche al presente. Nella mattinata a Palazzo d'Accursio c'era stata la presentazione dei risultati della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento di 695 fascicoli relativi a crimini nazifascisti compiuti negli anni dal 1943 al 1945; occultamento che ha impedito di indagare alla ricerca dei responsabili. Il senatore Vitali (membro della Commissione d'inchiesta) aveva illustrato i 16 fascicoli che interessano la nostra provincia e che si riferiscono a omicidi singoli e stragi. Il professor Preti che aveva partecipato a tale presentazione ha posto in discussione la ricerca del perché s'è voluto proteggere gli autori di così orribili crimini. Una ricerca che non può fermarsi davanti all'individuazione di ragioni di politica internazionale o di resistenze colpevoli all'interno degli organi dello stato i cui funzionari rimasero a lungo gli stessi del periodo fascista. E' necessario analizzare anche i meccanismi che regolano il "potere" e la rete di connivenze e di solidarietà che lo sostiene.

La fossa comune di Rastignano: i morti dimenticati. I crimini nazifascisti hanno offerto lo spunto per sollevare ancora una volta il problema di dare un nome ai morti ritrovati nella fossa comune di Rastignano e di individuare i responsabili della strage. Negli anni scorsi la questione è stata ampiamente illustrata dal nostro Giancarlo Fabbri con articoli sulla stampa locale; l'argomento è stato recentemente ripreso da Roberto Vitali con un articolo su L'Idea. Si tratta del ritrovamento dei resti di 23 persone massacrate, si ritiene, dai tedeschi alla fine della guerra. Ma di loro non si conosce l'identità né, con certezza, chi li ha uccisi e il perché. Sia Giancarlo Fabbri, sia Roberto Vitali hanno lamentato l'assenza di un qualsivoglia segno di ricordo di quei morti. Al professor Preti, che oltre che docente di storia contemporanea all'università di Bologna è anche presidente dell'istituto Parri Emilia- Romagna, è stato chiesto l'appoggio suo e dell'istituto che presiede per tentare di scoprire come sono andate le cose.


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