N. 5 - Anno IX - Settembre - Ottobre 2004 Indice giornale

La Posta

Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare


Un film culto della mia generazione ha coniato una frase che ha superato, forse, la stessa notorietà della pellicola che la conteneva : "quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare".

Una delle possibili interpretazioni di questa frase è quella di esercitare una sorta "training autogeno" in chi la pronuncia, con cui si cerca di esorcizzare le proprie insicurezze assumendo un atteggiamento spavaldo e supponente.

Opposta chiave di lettura, invece, è quella che maggiore è la difficoltà della situazione, maggiore è la competitività dei soggetti in concorrenza con noi o dei problemi che ci vengono pubblicamente posti (e di cui faremmo volentieri a meno), situazione - questa - che ci costringe a ricercare e sperimentare strade nuove e inesplorate, sia pure a prezzo di inevitabili rischi, le quali ci portano ad essere innovativi nostro malgrado, poiché è la realtà delle cose ad imporcelo.

Personalmente, in questo sostenuto anche dagli esisti della campagna elettorale a Pianoro, credo fermamente che nella seconda ipotesi si celi lo strumento per la nascita di un Ulivo che sappia superare le risse, lo spirito di parte e la logica dei veti incrociati, che ci condannano all'alternativa tra la pubblica visione di una coalizione minata da profonde divisioni, o l'accettazione di uno stallo insormontabile.

L'autunno in arrivo ci porta alcune scadenze importanti:

·    la costituente per la Federazione dell'Ulivo;

·    la raccolta delle firme per l'abrogazione di 4 articoli della legge sulla "procreazione medicalmente assistita";

·         rappresentatività e partecipazione alle scelte (proposta di Prodi delle primarie come scelta dei migliori per capacità ma anche linee base su cui costruire un programma di governo)

·    la crisi economica che rischia di trasformarsi in recessione;

Sono temi apparentemente non correlati fra loro, sebbene in realtà legati dalla necessità dello stesso salto di qualità. Tuttavia, se da un lato, trasversalmente nei partiti dell'Ulivo, vi sono convergenze tra gli innovatori, che cercano metodi nuovi del far politica e di far delle diverse identità uno strumento per vedere in termini meno schematici ed univoci la complessità della coscienza collettiva del paese. Dall'altro, allo stesso modo, c'è chi si oppone al cambiamento all'interno di ogni partito e cerca di scavare un fossato insormontabile tra la "verità" del partito e coloro i quali possono essere unicamente dei compagni di strada per tratti limitati, essendo minati da una inaffidabilità congenita.

L'Ulivo per essere unito e forte ha bisogno di una apertura e un confronto maggiori tra la cultura laica e quella cattolica, evitando le contrapposizioni. Solo salvaguardando le rispettive identità si può costruirne una più grande che sappia superare settarismi e contrapposizioni. Bisogna sostituire all'affermazione delle proprie radici in positivo, l'enfatizzazione della diversità come un elemento che meglio definisce ciò che si è e quali sono le nostre convinzioni: nel nostro Continente ci sentiamo europei perché, rompendo con secoli di guerre e lutti, abbiamo capito che ciò non significava abiurare l'essere italiani.

Il dibattito iniziato dai DS sarà un percorso in salita: basta andarne sul sito (www.dsonline.it) per capire le resistenze in campo: la rassegna stampa dedicata al dibattito congressuale oltre al documento della Direzione Nazionale, riporta quasi esclusivamente interventi di esponenti della sinistra interna di cui alcuni titoli sono emblematici "Fabio Mussi: una mozione contro il partito riformista", "Mi si è ristretto l'Ulivo"o "Romano non è l'uomo giusto".

Questo non è un problema interno ai DS, come non lo è il dibattito che avverrà nella Margherita e nello SDI.

Guai se dovesse prevalere chi è sicuro della propria identità politico culturale solo per contrapposizione all'identità altrui. Dobbiamo fare come ci insegnano le donne, che a prescindere dal sentirsi cattoliche o laiche sono insorte contro una legge oscurantista, la quale colpisce il diritto alla salute, alla maternità e alla ricerca scientifica sulle cellule staminali che potrebbe far fare passi avanti per debellare alcune fra le malattie più gravi.

Se l'Ulivo non farà i necessari salti di qualità si troverà in stallo. Non è un caso che per ora la raccolta di firme per questi referendum stenti a decollare (per scarsa convinzione o timore di creare "guerre di religione") sebbene il tempo per la raccolta delle firme termini il 20 settembre.

Abbiamo bisogno di un Ulivo Federato che non sia una facciata di cartone, ma che sappia portare ad un salto di qualità nel modo prendere le decisioni, nei termini di un confronto tra le diverse culture con il rispetto per tutti, senza veti ne ostracismi.

Un Ulivo che sappia scegliere democraticamente tra iscritti, sostenitori e cittadini - che si identificano con il centro sinistra - e non solo un  leader carismatico da usare come testimonial di una politica nuova. Il leader deve essere identificato come la più coerente espressione di un programma e di un mandato politico, che lo pongano al riparo da imboscate lungo il cammino o dal restare vittima del fuoco "amico".

Un Ulivo che sappia convincere gli Italiani della sua capacità di governare in maniera più equa, più efficace, capace di costruire un welfare più  moderno, dove solidarietà sta nel costruire una rete a sostegno dei più deboli e sfortunati, garantendo a tutti pari opportunità di partenza evitando l'egualitarismo ideologico.

Non ci si può contrapporre a questa destra incapace, senza proporre al paese alternative reali: alle prossime elezioni l'Ulivo deve vincere perché si propone con un programma credibile e con una coalizione coesa e stabile che è in grado di garantirne la realizzazione.

Non si può venir scelti solo per i demeriti dell'avversario.

Tutto questo i partiti cominciano a capirlo, ma ciò non impedisce una continua ricerca all' alternativa, alla scappatoia, al non voler bere "l'amaro calice". In sostanza, alla prima occasione mutare di rotta.

La trasparenza è oggi ancor di più una delle condizioni di una politica corretta: a volte in politica la ragione di una scelta non sta nell'esistenza di un'alternativa valida, quanto nella possibilità di evitare di vedersi addebitata la responsabilità del proprio opportunismo.

Sono queste le ragioni per cui bisogna proporre forme nuove di partecipazione ai processi della politica, per ridare ad essa maggiori dignità ed etica.

 

                                                                  Ulivo Federato