| N. 6 - Anno IX - Novembre - Dicembre 2004 | Indice giornale |
Cultura |
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"Fra Passato e Passato Prossimo" |
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(3°Brano) |
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Romano Colombazzi |
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Da un trattato di guerra sulla nostra difesa territoriale dal 1871 al 1874, intitolato "Bologna e l'Appennino nella difesa d'Italia" del Colonnello A. Gandolfi, si legge questa descrizione del nostro territorio: "Il tratto di Appennino che raggruppa in poco spazio le tre vie principali dell'Abetone, della Porrettana e della Futa o Filigrane, viene designato con il nome speciale di Appennino Bolognese. Per la sua posizione centrale relativamente a tutto il fronte Spezia-Cattolica, per l'importanza strategica del terreno che copre tra il Serchio ed il Mugello, infine per i molteplici legami col rimanente del paese, costituisce il caposaldo ed il centro di gravità dell'intero fronte, il bastione inespugnabile che protegge il ridotto su cui si dovrà concentrare la più tenace resistenza. Le più importanti delle nominate comunicazioni sono quelle che valicano la catena, alla Porretta e alla Futa (o Filigrane), delle quali la prima è seguita dall'unica ferrovia interna che dal piede delle Alpi conduce al centro d'Italia. Esse sono le più facili e le più dirette linee d'operazione tra la valle del PO ed il centro della penisola. La loro potenzialità logistica, i molti vantaggi tattici che presenta il territorio circostante, il vicendevole legame che permette alle colonne operanti sovra esse, la poca altitudine dei varchi per cui passano e la brevità del loro percorso rispetto alle laterali, danno loro un valore sommo nella difesa dell'Appennino."
Definizione giustissima, con il senno di poi, se si pensa alle lotte partigiane che videro nelle nostre vallate un caposaldo inespugnabile.
Da San Ruffillo a Jula o agli Arienti
Dal ponte di Savena si riconosce facilmente il terreno della celebre battaglia di S. Ruffillo (20 Luglio 1376), dove accadde la celebre vittoria del popolo bolognese che, uscito in massa dietro a trecento cavalieri di Galeotto Malatesta, sconfisse Bernabò Visconti e tutto il nerbo dei conti della Montagna e di casa Ubaldini, suoi alleati. Lungo e tempestoso era stato l'assedio e Bologna, abbandonata da tutti e dallo stesso legato pontificio, deviate dal Visconti le acque del Reno, non ricevette vettovaglie che per qualche tempo dal mercato di Caburaccio. Ripristinata la libertà, con l'aiuto del Comune di Firenze e sotto la protezione del Papa, il Comune di Bologna promulgò una costituzione repubblicana retta dal Gonfaloniere di Giustizia anche come Vicario pontificio. Ma ritorniamo al percorso del nostro forestiero.
Dalla chiusa del Savena, retrocedendo a S.Ruffillo, si può salire a Jula o Jola per una stradina di faccia alla chiesa. La strada gira a mezza costa di un gruppo di alture fortificate: M.te Griffone (m.285), M.te Bandiera (m.290), M.te di Jula (m.300). Jola o Jula aveva un castello feudale nominato nelle carte sin dal 1131 e scomparso nel 1293. Ai piedi del colle che si sporge nel Savena, esisteva una chiusa costruita nel 1142 e demolita da una piena nel 1424. Proseguendo dal ponte del Savena per la Via della Futa, fatto 1 chilometro, si arriva alla località Palazzaccio in corrispondenza delle Ville Agostini e De' Bianchi.
Detto luogo era anche denominato Pedagna e l'antica "Osteria della Pedagna" si trovava accanto al ponte del Palioto o Paleotto. Il grande fabbricato, prospiciente l'attuale Via Della Futa, dava alloggio a viaggiatori, rimesse per carri e carrozze, era provvisto di stalle, emporio e mescita di vini delle colline di Monte Calvo.
Un ponte antico, a destra del Savena, detto del Mulino del Palioto o Paleotto, mette in una stradicciuola che biforcandosi, a destra risale a Jola e a sinistra, pel greto del Rio Strione o Striano, porta a Roncrio o a Sabbiuno. Sulla collina, a destra del Rio Strione, sono gli avanzi del Castello degli Arienti, dal quale si gode l'ottima vista della valle del Savena. Dal Castello degli Arienti si ridiscende, guadando il Savena, sulla Via della Futa contro a Rastignano.
(Prosegue nel prossimo numero).