| N. 6 - Anno IX - Novembre - Dicembre 2004 | Indice giornale |
Il Personaggio |
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LA DANZA CLASSICA |
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Una pianorese all'Accademia Nazionale. |
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Stefano Galli |
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Osservando le evoluzioni di una ballerina a teatro o in televisione si ha la sensazione di avere di fronte una persona particolare che con estrema naturalezza riesce a fare cose che la gente comune non potrà mai fare. Per scoprire cosa si nasconde dietro la naturalezza di una ballerina incontriamo una giovane danzatrice pianorese: Dalia De Angelis. La passione per la danza entra prepotentemente nella vita di Dalia all'età di cinque anni quando si iscrive a Pianoro Vecchia ad un corso di danza; poi dopo due anni si trasferisce alla scuola "Endas Ensemble Gloria Barbieri" di Sasso Marconi, che sarà una tappa fondamentale della sua vita di danzatrice. Dal 1999 al 2003 si esibisce in vari spettacoli in diverse città italiane per poi affrontare e superare,grazie alla solida preparazione fornitale dalla sua insegnante Marika Mazzetti, l'esame di ammissione all'Accademia Nazionale di danza con sede a Roma. Così all'età di 16 anni Dalia lascia la sua Pianoro Vecchia e si trasferisce nella capitale. <<L'Accademia Nazionale è l'unico istituto statale riconosciuto>> mi spiega Dalia <<e chi frequenta questo tipo di formazione ha le basi migliori per un futuro da ballerina>>. Certo una danzatrice di danza classica deve avere determinate caratteristiche come un fisico esile ed elastico, l'en dehors e il famoso collo del piede da ballerina, ma per raggiungere buoni risultati e conoscere alla perfezione anche i passi più difficili ci si deve sottoporre ad anni ed anni di studi. Dalia dedica ogni giorno almeno quattro ore e mezzo alla pratica ed in particolare alla tecnica di danza classica, repertorio, contemporanea, acrobatica, composizione della danza per non parlare delle materie teoriche come storia della danza, dell'arte e della musica. Inoltre le ballerine sono anche studentesse come le altre ragazze e la nostra Dalia frequenta un liceo nel centro di Roma per poi studiare la sera dopo cena nel poco tempo che le resta. Molte sue compagne frequentano la scuola direttamente nel complesso dell'Accademia Nazionale per cui passano tutta la loro giornata segregate dal mondo. <<Si rischia di vivere in una specie di limbo completamente scollegato dalla realtà>> aggiunge Dalia <<per questo motivo sono contenta di frequentare il liceo in città per mescolarmi un minimo a ragazzi che hanno altri interessi. Noi ballerini siamo talmente immersi nella danza che studiamo, parliamo, sogniamo, pensiamo solo alla danza e questo non va bene>>. In estate i danzatori partecipano a vari stage organizzati da maestri di fama internazionale in varie città d'Italia oltre a studiare e fare i compiti scolastici per cui anche le ambite vacanze non sono poi così rilassanti. Una vita molto dura lontani dal proprio paese, dalla famiglia, dagli amici e a poco a poco i contatti calano, le telefonate da parte degli amici diminuiscono, il tutto per affrontare un nuovo mondo che affascina, ma allo stesso tempo spaventa per l'impegno e la forza che richiede. L'ambiente della danza è molto difficile e solo una grande passione che Dalia definisce un fuoco che ti brucia dentro può farle sopportare la severa disciplina, la tristezza di ritrovarti da sola la sera in una stanza estranea, la familiarità con gli eurostar che ogni fine settimana la riportano a casa, la consapevolezza di vivere in una bellissima città come Roma senza avere neanche il tempo di visitarla. Naturalmente ci sono anche le soddisfazioni, in particolare l'applauso della folla che ripaga il danzatore di tutte le rinunce alle quali si è sottoposto e la strana sensazione del ballerino che danzando sente di appartenere ad un mondo più alto, più puro. Dalia ci lascia per tornare alla capitale ed alla sua Accademia con questo saluto: <<Voglio dare un consiglio a tutte le ragazze che sognano di fare la ballerina voglio dire di coltivare anche la cultura, di non estraniarsi troppo dalla realtà, di essere consapevoli che c'è un mondo che non vola, ma che semplicemente vive e tu gli appartieni; la danza è un'arte e secondo me l'arte si evolve e si trasforma assieme al mondo. Per poter trasmettere questa arte a chi ti guarda e addirittura paga per vederti devi necessariamente comprendere quel mondo che viene ad applaudirti e sentire di farne parte. Quando danzi puoi anche sentirti sull'Olimpo, l'importante e soprattutto il difficile è poi saperne scendere>>.