N. 1 - Anno X - Gennaio - Febbraio 2005 Indice giornale

Attualità

Su Acqua, Fognature e Rifiuti il Comune lascia il campo: nasce l'Agenzia territoriale.

Per ogni problema i cittadini dovranno rivolgersi direttamente a Hera.

  Marco Pizziolo

Da quest'anno tutte le attività finora svolte dal Comune relative ai servizi di acquedotti, fognature e rifiuti  passeranno  a una Agenzia pubblica, denominata ATO5, costituita da tutti i comuni e dalla Provincia di Bologna. La nuova agenzia, dotata di proprio personale,  dovrà  programmare e controllare a livello provinciale la attività di raccolta rifiuti, la manutenzione delle reti fognarie e gli investimenti strutturali; dovrà affidare la gestione quotidiana del servizio a operatori privati secondo (in teoria)  una logica concorrenziale e controllare la qualità e il livello dei servizi erogati.

Di conseguenza il Comune non avrà più competenze dirette e Hera gestirà, oltre alla raccolta dei rifiuti e alla distribuzione dell'acqua, già in atto, anche la stazione ecologica e le fognature.

 

La  novità ha suscitato più di una  perplessità e molti interrogativi nel Consiglio comunale del 13 Dicembre scorso, indetto grazie alla richiesta di Rifondazione Comunista  di  iniziare un percorso di approfondimento e partecipazione sui temi delle risorse idriche e delle tariffe allargato ai cittadini e alle associazioni.

Per capirne di più abbiamo posto alcune domande all'assessore all'ambiente Sassatelli, e al capogruppo di Rifondazione comunista Maria Grazia Bollini:

 

A chi si dovranno rivolgere i cittadini per ottenere informazioni, segnalare disservizi, o richiedere interventi ?

Sassatelli: Con la sottoscrizione dei contratti con il gestore d'ora in poi dovranno rivolgersi direttamente a Hera. Nei prossimi mesi daremo ampia informazione sulle modalità  e recapiti cui rivolgersi per segnalazioni e richiesta informazioni. Fermo restando che il Comune cercherà comunque di rispondere per quanto possibile ai suoi cittadini o di indirizzarli verso i giusti interlocutori.

 

A Pianoro la raccolta differenziata viaggia attorno al 25 % ormai stabilmente da circa due anni. C'è qualcosa che può fare il Comune per arrivare almeno all'obiettivo del 35% fissato dalla Legge Nazionale  per il 2003 e non ancora raggiunto ?

Sassatelli: Stiamo predisponendo una nuova campagna di sensibilizzazione e promozione della raccolta differenziata e soprattutto dell'umido. Qualcosa si potrebbe migliorare:  piccoli adeguamenti e dotazione di campane o cassonetti per il differenziato. Stiamo poi lavorando invece per poter ottenere un ampliamento della gamma dei rifiuti che oggi non si intercettano ma anche sulla diminuzione della produzione di rifiuti. Il tutto però in accordo con ATO che gestirà anche in questo caso il settore dei rifiuti.

 

 

A Pianoro la raccolta dei rifiuti e la gestione delle reti fognarie sono sempre state attuate in modo più che dignitoso grazie alla attenzione nel controllo quotidiano e alla costanza degli investimenti. Ora la sovranità delle scelte viene almeno in parte tolta al Comune . Ci saranno dei miglioramenti su questo fronte?

Sassatelli: I miglioramenti in questi settori vanno visti nel medio e lungo periodo ed in un'ottica di area vasta. Quando si parla di ciclo dell'acqua non dobbiamo vedere solo il problema in casa nostra ma ad esempio anche delle aree montane che garantiscono l'approvvigionamento.. E' quindi prevedibile che proprio perché partiamo da un'ottima situazione a Pianoro, nei primi anni gli investimenti di ATO  ricadranno su situazioni  di  emergenza  al di fuori del nostro Comune e pertanto ne  saremo relativamente esclusi. . Non ritengo giusto però  che  i comuni  che hanno più investito sull'ambiente, come Pianoro, realizzando fogne e depuratori, siano penalizzati a vantaggio di chi sino ad oggi ha trascurato il problema. Per questo ho chiesto che una percentuale degli investimenti sia indirizzato verso i Comuni virtuosi proprio come riconoscimento per quanto svolto in passato. Del resto poi è logico che chi ha una rete fognaria ben sviluppata necessiti in proporzione d risorse per la sua manutenzione.

 

Bollini: E' evidente che, data la complessità dei servizi in questione e la necessità di coordinare le azioni di gestione del territorio e delle risorse, la scelta del livello provinciale può apportare vantaggi, ma solo se le unificazioni vengono operate per migliorare il livello qualitativo delle risposte per i cittadini e, in questo caso, per l'ambiente, e non solo in un'ottica puramente aziendalista allo scopo di ridurre i costi,  aumentare gli introiti, anche a scapito dell'ambiente, della qualità del servizio o, per esempio, dei diritti di chi vi lavora.

 

Cosa ne pensate dell' aumento della tariffa dell'acqua?

Sassatelli: Non condivido le polemiche sull'aumento, anzi: ora che anche gli investimenti dovranno essere pagati dalla tariffa dell'acqua, con l'incremento proposto (circa il 3%,  ovvero circa 6 € annui a famiglia) non sarà possibile fare investimenti in  modo consistente ed in tempi ragionevoli. Siamo disposti a tollerare incrementi sulle sigarette o sul gasolio e la benzina  ma se dobbiamo investire sull'ambiente e sulla qualità delle nostre città,  15/20 euro all'anno a famiglia diventano intollerabili:  purtroppo è vero che si fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese ma non è certo a causa della bolletta dell'acqua!.

 

Bollini: L 'aumento delle tariffe non si traduce automaticamente in investimenti "per l'ambiente": investire sul risparmio dell'acqua e sul miglioramento della rete invece che su mega opere inutili o dannose (dighe, nuovi pozzi di prelevamento) costa meno, a breve e lungo termine, per cui probabilmente non ci sarebbe bisogno di aumenti rilevanti.  E poi, come vengono determinate le tariffe? Lo sappiamo che  nessuno sa quanta acqua viene pompata dalle industrie direttamente dalle falde? gli aumenti previsti inizialmente erano molto più consistenti di quelli che sono stati poi individuati a seguito di un vivace confronto che ha visto Cofferati a Bologna, i sindacati e gruppi ambientalisti intervenire con varie motivazioni contro tali ipotesi: e' essenziale che le tariffe per servizi indispensabili non vadano a concorrere all'aumento generalizzato del costo della vita. Ci vuole  poi una tariffazione sociale per anziani, disoccupati, lavoratori a basso reddito o precari.

 

Un altro obiettivo della rivoluzione in atto è di introdurre anche nei servizi  logiche di mercato, riservando ad ATO il controllo  della gestione e gli investimenti : per ora di libero mercato non se ne parla e il risultato è una spartizione del territorio a vantaggio dei monopoli esistenti: cioè Hera a Bologna e dintorni. Perché non sono state fatte le gare e aperto il settore dei servizi a una vera concorrenza ?

Sassatelli: A questo si arriverà a regime. Oggi non è possibile perchè Hera  detiene la conoscenza ed anche in parte la potestà delle opere che ha realizzato e progettato da municipalizzata. Poi  ci sono anche problemi organizzativi di gestione pratica che non è semplice trasferire di punto in bianco. Anche per questo motivo la Legge Regionale ha previsto un periodo in cui si possa affidare la gestione all'attuale gestore senza gara. Ma su servizi essenziali come questi, il libero mercato non sempre è garanzia di buona qualità. Il vero punto è che occorre, ed oggi più di ieri, un controllo serrato sulla qualità dei servizi indipendentemente da chi sia il gestore.

 

Bollini: Cosa si intende per "logica concorrenziale"?: vogliamo che vi sia concorrenza solo sui costi o principalmente sulla qualità? Società interamente  pubbliche possono dare risposte migliori di chi vuole solo ricavare profitti dall'acqua, che è un bene di tutti e indispensabile per vivere, ponendosi l'obiettivo di fornire un servizio caratterizzato da continuità, condizioni di uguaglianza per i cittadini, adattabilità ai bisogni sociali; Il caso dell'ATO di Torino dimostra che è' possibile l'affidamento diretto della gestione a società interamente pubbliche.

 

A noi  pare  che la nascita di agenzie come ATO o di società miste pubblico-privato come la STU (istituita per riqualificare il Centro di Pianoro), allungano la catena di comando di servizi o di operazioni di rilevanza pubblica con il risultato di indebolire il controllo dei cittadini sui servizi stessi. E' un pericolo fondato ?

Sassatelli: Per la STU assolutamente no in quanto è di fatto sempre il Comune di Pianoro che detenendo circa il 90% di questa società ne governa l'azione. Quindi i cittadini hanno in questo senso un preciso referente cui rivolgersi. Per ATO è vero che si allontana dall'ambito locale il livello operativo e decisionale spostandosi su scala provinciale. Però è altrettanto evidente che i temi delle risorse naturali quali acqua ma anche i rifiuti non possono essere più affrontati singolarmente dai Comuni: la programmazione ed il funzionamento dell'intero sistema va visto e pensato in rete e su vasta scala anche se questo può comportare qualche ripercussione a livello locale.

 

Bollini: Secondo noi sì: la scelta delle società miste porta con sé un'ipoteca pesante, quella della commistione e della non chiara distinzione dei ruoli e degli interessi pubblici e privati. Si tratta comunque di società che operano sul mercato o che sono addirittura quotate in borsa: il loro primo obiettivo non è quello di garantire un servizio di interesse generale ai cittadini, ma di fornire un servizio a dei clienti e di produrre utili agli azionisti. Se ci sono problemi il ruolo del privato e le logiche che gli sono proprie possono diventare prevalenti e in tal caso il  controllo e la partecipazione dei cittadini divengono ancora più difficili.

Nel caso della STU l'operazione di per sé condivisibile di realizzare una quota consistente di edilizia pubblica può riuscire a patto che il soggetto pubblico operi in una logica di mercato, massimizzando i profitti derivanti dalla vendita delle quote di edilizia privata. Ma il controllo e la partecipazione dei cittadini nel caso della STU, divengono in pratica inesistenti, specialmente se non si ha intenzione di creare occasioni e ambiti che possano favorirli

 

La legge prevede che con il passaggio delle funzioni sia trasferito anche il personale: se così non sarà  ci sarà un aggravio per le casse comunali, visto che avremo nuovi dipendenti da ricollocare in mansioni non previste, e ci toccherà pagare anche per i nuovi dipendenti che dovranno essere assunti dal gestore?

Sassatelli: Quest'Amministrazione ha attivato un percorso assieme ai suo i dipendenti ed ATO per trovare una collocazione ottimale per il personale. Sono già state completate due mobilità verso la Provincia soddisfacendo proprio le richieste del personale. Contemporaneamente stiamo verificando altre possibilità di mobilità così come la verifica dei pensionamenti del nostro personale. Comunque alla fine non dovremo sostenere costi aggiuntivi e soprattutto utilizzare personale in mansioni non previste.

 


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