| N. 2 - Anno X - Marzo - Aprile 2005 | Indice giornale |
Attualità |
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La scomparsa di Diana Sabbi medaglia d'argento nella guerra di Liberazione |
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| Gianluigi Pagani | |
Diana Sabbi è nata a Pianoro il 29 luglio 1922 ed è cresciuta in una famiglia da sempre "antifascista", che pagò il proprio coraggio con varie condanne da parte del "Tribunale Speciale Fascista". Nell'ottobre del 1943 entrò in clandestinità e iniziò la sua attività nei "Gruppi d'Azione Partigiana". Nella primavera del 1944 entrò a far parte della 62° brigata "Camice Rosse Garibaldi" e per tutta l'estate operò nella valle dell'Idice. In ottobre la brigata venne divisa in due gruppi: uno si diresse verso sud, verso l'Appennino, per congiungersi con le truppe alleate, l'altro scese a Bologna, perché riteneva imminente l'insurrezione popolare che avrebbe cacciato i nazifascisti dalla città. Durante la marcia di avvicinamento sostennero numerosi scontri, presso Castel San Pietro e Castenaso, che dimezzarono il gruppo partigiano. Diana entrò a far parte poi della 7° brigata "GAP Garibaldi Gianni", aggregandosi al distaccamento acquartierato nell'ex macello comunale, vicino a Porta Lame. Durante la stessa battaglia di Porta Lame, fu catturata dai tedeschi assieme a Rina Pezzoli, mentre erano in missione di perlustrazione, per raccogliere informazione sul nemico e ritornare alla base. Furono rinchiuse nel cortile del seminario di Via dei Mille, ma verso sera riuscirono a fuggire. Nei giorni seguenti operò nell'infermeria clandestina di Via Andrea Costa, per passare ad occuparsi poi dei collegamenti col Cumer. Alla fine della guerra, Diana fu riconosciuta "Combattente Partigiana", con il grado di Capitano, dal 1 Ottobre 1943 alla Liberazione. La Medaglia d'Argento al Valor Militare, appesa al gonfalone della città di Bologna, le fu conferita con la seguente motivazione: "Giovane e ardita Partigiana dei Gruppi d'Azione di Bologna, impugnava le armi contro l'oppressore nazifascista, partecipando valorosamente a duri combattimenti di retroguardia. Incaricata di recapitare al Comando Alleato un importante documento della massima riservatezza, con virile decisione e coraggio, abbatteva a colpi di pistola due sentinelle tedesche che cercavano di sbarrarle il passo e proseguiva imperterrita fino al compimento della delicata e rischiosa missione. Non certo paga di tanto ardire, dava altre prove d'indomito spirito combattivo durante un ciclo di sanguinose azione, da lei sostenute con le formazioni di montagna, contro preponderanti forze nemiche (Casoni di Romagna, Monterenzio, Castel San Pietro e Castenaso). Rientrata a Bologna, nelle giornate della riscossa restava in prima linea (Porta Lame) e al fianco dei suoi valorosi compagni, che ridettero la libertà al Capoluogo della Regione. Mirabile esempio di non comune audacia e di sprezzo del pericolo". Alle elezioni del 7 aprile del 1946 fu candidata dal Pci a Pianoro, venne eletta e fu nominata assessore nella prima Giunta comunale dopo la Liberazione: rimane nella storia del Comune per essere stata la prima donna amministratrice. Nel 1951 diventò dirigente sindacale della Cgil, nel 1956 venne eletta consigliere provinciale a Bologna, nominata assessore alla maternità e infanzia, e contemporaneamente venne eletta Segretaria Provinciale dell'Unione Donne Italiane. Nel 1960 rientrò nella Cgil, nella Segreteria della Camera del Lavoro, dove operò in vari settori: abbigliamento (Diana era una sarta), trasporti e sanità. Dal 1980 al 1988 fu al Sindacato Pensionati, ma non fece mai mancare il suo contributo né al suo Partito né all'Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Dal 1990 in poi dedicò tutte le sue energie all'Anpi, alla memoria della Resistenza e ai valori della lotta di liberazione: entrò nel Consiglio Direttivo, venne eletta vicepresidente a Bologna e presidente a Pianoro. "L'ultimo dono di Diana al suo paese sarà consegnato dai suoi parenti, per sua espressa volontà, il 25 Aprile di quest'anno, in cui ricorre il 60° anniversario della Liberazione - raccontano Atos Benaglia e Mauro Bonafede, componenti dell'Anpi di Pianoro - il dono è la sua medaglia d'argento al valor militare, che voleva consegnare lei personalmente nelle mani del Sindaco di Pianoro, ma il destino purtroppo ha voluto diversamente "Abbiamo lavorato insieme fino all'altro ieri per preparare le celebrazioni del sessantesimo della Liberazione -aggiunge commossa il sindaco di Pianoro Simonetta Saliera provo un senso profondo di perdita perché, con lei, mi viene a mancare un'affettuosissima amica e una paziente maestra di vita. Ricordo la generosità con cui si spendeva con i giovani e i ragazzi delle nostre scuole per affermare continuamente i valori di libertà, di democrazia e di giustizia sociale, dolorosamente conquistati con la lotta partigiana. Ricordo la sua forza morale e la sua capacità di ricercare sempre il dialogo con tutti. Ci insegnava, con il suo esempio quotidiano, che nessuna conquista sociale e di civiltà è acquisita una volta per sempre e, quindi, ci spronava all'impegno costante per il consolidamento dei valori democratici e per un mondo di pace".
Muoiono i vecchi partigiani. Ne restano sempre di meno a testimoniare di come andarono le cose; ad affermare con cognizione di causa che non è giusto mettere sullo stesso piano chi si schierò dalla parte della libertà, della democrazia, della dignità umana e chi, al seguito del governo fantoccio di Salò, servì la barbarie nazista. Tocca a tutti noi il compito di raccogliere il testimone e di non cedere alla tentazione di dimenticare. Diana Sabbi, una ragazzina minuta di 21 anni scelse, nel 1943, di stare dalla parte giusta e di battersi per un'Italia migliore meritandosi una medaglia d'argento. Chi l'ha conosciuta negli anni successivi si è trovato davanti ad una persona mite e schiva che credeva nel dialogo e nella tolleranza. Noi pensiamo che questa fosse la sua vera natura e che la necessità di ricorrere alle armi nella lotta di Liberazione le sia costata moltissimo…; e questo ci pare rendere ancora più grandi i suoi meriti.
La redazione