| N. 2 - Anno X - Marzo - Aprile 2005 | Indice giornale |
Attualità |
|
I NOSTRI VOLONTARI NELLE ZONE COLPITE DALLO TSUNAMI: |
|
Stefano Galli |
|
I tragici episodi che hanno recentemente interessato i territori asiatici portando devastazione e morte a popoli che anche prima non se la passavano benissimo hanno colpito direttamente numerose nazioni e soprattutto stati europei che avevano propri cittadini in vacanza in quelle zone. Forse questo aspetto, o le grandi proporzioni dell'evento, hanno fatto sì che la mobilitazione a livello internazionale sia stata esemplare. I nostri concittadini Luca Paladino e Stefania Piccinelli hanno partecipato attivamente ad un progetto in estremo oriente recandosi in Indonesia per conto dell'organizzazione non governativa G.V.C. Gruppo Volontariato Civile che aveva visto Luca impegnato in Burundi qualche anno fa. <<Il nostro compito era quello di recarci sui luoghi del disastro, registrare il maggior numero di informazioni e studiare un progetto di intervento per poi presentarlo all'Unicef per chiedere i finanziamenti>> mi spiega Luca. <<Perché all'Unicef?>> ribatto. Dalle parole di Paladino apprendo che l'Unicef è l'ente al quale sono giunti la maggior parte dei finanziamenti mondiali (sembra addirittura l'80%) sia da parte degli stati che da parte di singoli cittadini o di iniziative aziendali (vedi ad esempio la campagna dei gestori di telefonia mobile). Armati di zaino e buone intenzioni i due volontari pianoresi si recano a Jakarta capitale indonesiana dove prendono contatti con una delegazione del ministero degli esteri italiano e dove ricevono istruzioni aggiornate sulla situazione e su come e dove agire. L'isola di Sumatra a nord di Jakarta è di gran lunga il luogo più colpito dallo tsunami con i suoi 236.000 morti e 500.000 senza tetto, numeri sempre da prendere con le dovute maniere visto lo stato dei censimenti ufficiali nel paese in questione. L'epicentro del terremoto sottomarino è stato localizzato nei pressi della parte nord dell'isola per cui tutta la costa occidentale è stata letteralmente spazzata via per un tratto di 400 chilometri. Paladino prosegue dicendo che l'isola è montuosa e pressoché disabitata nell'interno e comunque senza strade. Le vie di comunicazione principali girano attorno alla costa ed è per questo motivo che il lato ovest è tuttora in condizioni disastrose in quanto raggiungibile via mare o con elicotteri. La situazione che mi viene descritta dal volontario pianorese è a dir poco apocalittica: paesi spazzati via, 400 chilometri di strada sparita, ponti che finiscono nel mare ed il mare stesso che si è mangiato grandi parti di terra ferma in più punti. La città di Banda Aceh situata nell'estremo nord dell'isola in una zona relativamente pianeggiante è semidistrutta: la forza del mare ha cancellato tutto fino a circa 4 chilometri dalla costa mentre per altri 4 ha portato fango e detriti rovinando ogni cosa in maniera irrimediabile. Si pensi che Paladino accenna ad una barca di circa 40 metri ferma in mezzo ad una strada a 5 chilometri dal mare. Inoltre l'acqua non si è ancora ritirata da parte dei territori che ha occupato nella città, forse vi erano delle depressioni o l'assestamento del terremoto ne ha create delle nuove. Sta di fatto che la città è completamente allo sbando, il governo locale e le istituzioni non esistono più anche perché molti sono morti e le strutture logistiche le ha portate via il mare. Nel lato orientale dell'isola la situazione è migliore: l'onda anomala si è inserita fra Sumatra e la penisola della Malesia andando ad ingrossare i fiumi e facendoli straripare nell'entroterra, ma comunque provocando inondazioni e distruzioni non così devastanti come nel lato occidentale. In questo tragico panorama i volontari pianoresi hanno riempito moduli di dati ed annotazioni per poi essere sostituiti da altri 2 ragazzi che stanno proseguendo il lavoro. Il progetto che prenderà corpo in seguito non sarà che un avallare le azioni che già stanno facendo in maniera egregia i locali. Questa è l'unica via per far giungere finanziamenti ad associazioni ed istituzioni locali in quanto i soldi arrivano solo per progetti presentati da organizzazioni europee per motivi di tutela dei capitali che come precedentemente detto sono notevoli. Per ora i progetti riguarderanno il tentativo di migliorare quello che già c'è per cui fare arrivare macchinari per la protezione civile e strumenti e medicinali per gli ospedali in un'ottica di potenziamento della logistica operativa. Luca si complimenta con il governo locale che ha subito inviato l'esercito che a sua volta ha gestito l'emergenza in modo esemplare creando numerosissimi e piccoli campi profughi attorno a strutture esistenti scampate al disastro (ospedali, chiese, palestre, scuole,….) avendo così una base logistica stabile circondata dalle tende dei senzatetto. Le prime epidemie di colera, morbillo e malaria sono state prontamente isolate e le piccole dimensioni dei campi hanno impedito il propagarsi delle infezioni. L'esercito sta cominciando ad affiancare alle tendopoli costruzioni in legno che miglioreranno ulteriormente le condizioni igieniche degli abitanti anche se sono considerate strutture provvisorie. Probabilmente la grossa ricostruzione partirà fra qualche anno, occorre tempo per riorganizzare bene le idee, bisogna redigere qualcosa di simile ai nostri piani regolatori, bisogna capire cosa voglia fare la gente che per ora è terrorizzata dall'idea di abitare nuovamente vicino al mare e nell'entroterra montagnoso non vi ha mai abitato. Bisogna avviare un grande lavoro di terapia mentale verso queste persone che hanno praticamente perso tutto il loro passato: casa, lavoro, auto, famigliari, soldi, ma anche fotografie, ricordi e qualunque bene avessero; alcuni sono rimasti con le sole cose che avevano addosso per poi buttare anche quelle in quanto strappate ed inzuppate di fango. <<Un grosso dramma attuale è dovuto al cercarsi>> continua Luca <<tutti i campi sono tappezzati di foto e volantini con nomi per individuare i propri famigliari che non si sa se vivi, morti o cosa. Fai finta che capiti a Pianoro durante una giornata normale e magari sei al lavoro, tuo fratello a Bologna, i tuoi genitori a casa, dopo il terremoto sei in un campo improvvisato a Musiano, tuo fratello a San Lazzaro, i tuoi genitori a Livergnano e le strade sono sparite, non esistono auto o mezzi di trasporto, non avete telefoni, cellulari, nulla, un disastro>>. Parlare con Luca di questi avvenimenti in casa al calduccio davanti ad una birra fa una certa impressione, sembrano fatti irreali tanto sono tragici e come sempre avvolti da un velo nebbioso, comunque e sempre lontani, ma se ci guardiamo attorno i paesi devastati da malattie, guerre, fenomeni come lo tsunami o sfruttamenti pesanti verso le classi sociali più povere o verso le donne non sono pochi e in questa nostra Europa, in questa nostra Italia con i nostri problemi ed i nostri difetti tutto sommato non si sta poi così male. E' quasi un nostro dovere fermarsi un attimo a pensare a come viviamo concedendoci tanti piccoli lussi molti dei quali anche superflui, a quanto siamo stati fortunati a nascere proprio qui e proprio ora. Salutiamo i nostri volontari pianoresi complimentandoci con tutte le persone che come loro mettono a disposizione la propria vita per aiutare il prossimo.