| N. 2 - Anno X - Marzo - Aprile 2005 | Indice giornale |
Cultura |
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IL MONUMENTO A MARCO PANTANI |
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Un'opera della "nostra"Emanuela Pierantozzi: ieri pluricampionessa mondiale di judo, oggi scultrice affermata. |
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Stefano Galli |
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Ad un anno dalla morte del campione romagnolo la famiglia insieme con la fondazione Marco Pantani, hanno deciso di indire un concorso internazionale per creare una scultura da collocare a Cesenatico in piazza Guglielmo Marconi per onorare la memoria del ciclista che tanto ha emozionato l'Italia intera. Il concorso è stato vinto dalla pianorese Emanuela Pierantozzi già nota al grande pubblico per le sue imprese sportive: la ricordiamo campionessa mondiale di judo nel 1989 e 1991, seconda alle olimpiadi del 1992 e terza a quelle del 2000. Mi avvicino ad Emanuela parecchio incuriosito: una campionessa di judo che è anche scultrice, due talenti notevoli in un'unica persona. Emanuela è studentessa all'Accademia delle Belle Arti di Bologna ed è tramite un suo professore che è venuta a conoscenza del concorso. Ha partecipato con un modellino insieme con altri 72 concorrenti ed ha superato la selezione entrando nei primi 8 per poi aggiudicarsi il primo posto. Da notare che il secondo posto è stato raggiunto da Biliana Petrovic' anche lei studentessa dell'Accademia bolognese. <<Il concorso mi ha subito emozionato in quanto avevo l'opportunità di unire lo sport alla scultura, due delle cose a me più care>> sottolinea Emanuela. Decisiva, per influenzare la giuria, è stata la scelta del bozzetto di Emanuela da parte dei lettori del Resto del Carlino di Rimini che ha indetto un sondaggio popolare pubblicando le foto dei primi otto classificati. Anche alla famiglia Pantani è piaciuta molto l'opera della scultrice pianorese in quanto hanno detto che riconoscono pienamente Marco nel monumento che preparerà Emanuela. La data di inaugurazione fissata per il 13 febbraio in concomitanza con una grossa cerimonia organizzata per l'anniversario della morte del pirata è stata rimandata per un problema di fusione del bronzo. Ma passiamo ora a vedere l'opera in dettaglio. La scultura raggiunge un'altezza di tre metri e poggia su un basamento costituito da un blocco non lavorato di marmo rosso di Verona leggermente inclinato per simulare una salita che l'artista ha scelto alle direttamente in cava. La figura umana sarà ideata in bronzo e la bicicletta in acciaio. Marco è raffigurato in piedi in posizione da scalata con il suo modo particolare di impugnare il manubrio ed il suo tipico assetto di guida. <<Sui pedali danzava come fosse leggerissimo ed allo stesso tempo emanava una grinta spaventosa>> Emanuela si illumina mentre descrive la sua scultura <<era un ciclista potente che divorava la strada con la sua capacità di andare oltre la fatica fisica superando gli altri nel momento più duro in salita, quando sentiva il dolore nei muscoli aveva la determinazione di diventare più combattivo e motivato, un atleta che faceva paura, era la persona da battere e da tenere sotto controllo, il campione per eccellenza>>. La scultrice ha portato avanti il suo progetto come tributo ad un grande del ciclismo che è stato vittima di se stesso e della nostra società che crea i suoi eroi per poi cibarsene. Vi sono persone che raggiungono un minimo di notorietà parlando male di colleghi famosi e si nota un certo accanimento verso il grosso personaggio che cade in disgrazia dovuto secondo Emanuela soprattutto all'invidia. <<I nostri atleti si stanno trasformando in divi della televisione>> continua Pierantozzi <<sono innalzati a falsi Dei di una società ipocrita e vuota che li osanna quando salgono e li distrugge quando cadono>>. La scultrice prosegue un po' amareggiata a tracciare un profilo dello sport in questo momento: ambiente che conosce bene per essere stata sportiva ad alti livelli per molti anni e per aver rappresentato la parte atleti per un anno alla commissione interministeriale antidoping, anno in cui dice di averne viste di cotte e di crude. Lo sport è vissuto dalla gente come la parte sana della società, ma appena iniziano a girare capitali questo mondo si trasforma. Gli sportivi che fanno uso di sostanze dopanti uccidono lo sport e soprattutto se stessi in quanto rischiano malattie particolari come tumori al fegato e compromettono il proprio patrimonio genetico con conseguenti problemi sui figli. Pierantozzi mi spiega che nel fisico di chi si dopa avvengono modifiche forti: <<Dalla televisone non lo noti, ma se vedi un dopato dal vivo lo riconosci subito in quanto ha le ossa del viso deformate: mandibola quadrata alla Silvester Stallone ed occipiti decisamente prominenti oltre ad una massa muscolare gonfia edi molto superiore alla media; in generale si avverte la perdita dell'armonia fra le varie parti del corpo rilevando una certa mostruosità. Il limite fissato dalla Commissione Antidoping è talmente alto che in pratica avvalla il fatto che ogni atleta si possa dopare tranquillamente>> prosegue Emanuela <<gli articoli che ogni tanto escono sui giornali con sportivi che denunciano il doping e persone che si scandalizzano non fanno altro che aumentare il senso di falsità che circonda lo sport italiano in questo momento dove tutti sono a conoscenza di come vanno le cose e dove vi è una sistematica eliminazione degli onesti>>. Lo sport è uno strumento per conoscersi, per scoprire i propri limiti e sfidarli, per raggiungere traguardi ed avere soddisfazioni per il proprio operato. Chi usa sostanze dopanti distrugge tutto questo oltre alla propria vita. A parte questa triste parentesi purtroppo attuale ricordiamo ai nostri lettori che possono seguire le varie fasi della preparazione e della fusione del monumento documentate sul sito internet www.emanuelapierantozzi.com <http://www.emanuelapierantozzi.com> seguendo il percorso fotografie, cronologia pantaviaggio. Guardando le varie fotografie sembra proprio di rivedere il pirata e si capisce subito di come la scultura figurativa metta in contatto l'animo dell'artista con il suo pubblico; si tocca con mano la potenza, la forza, la bellezza dell'opera, si viene raggiunti dal pensiero dello scultore che ti vuole far riflettere sui problemi della vita senza violentarti con immagini forti. Probabilmente quando questo numero de "L'Idea" sarà in distribuzione il monumento a Marco Pantani sarà in piazza Guglielmo Marconi a Cesenatico, non ci resta che andarlo ad ammirare di persona.