N. 2 - Anno X - Marzo - Aprile 2005 Indice giornale

Cultura

LA STORIA DELLA SCULTURA

Un ciclo di conferenze promosso dal Circolo Capo Seattle.

 
Piergiovanni Pierantozzi

Questa volta Capo Seattle, Il Circolo culturale, ha provato a muovere l'interesse del pubblico di Pianoro con un ciclo di conferenze sulla storia della scultura. Una forma d'arte che tutti conosciamo ma che più difficilmente frequentiamo rispetto ad altre, per esempio la pittura. Il docente delle conferenze, Alfonso Panzetta, ci ha intrattenuto per sei serate nella biblioteca di Pianoro Nuovo, in modo accattivante sul tema ed è riuscito fin da subito ad essere convincente, attirando nuovo pubblico nelle serate successive. Le figure delle statue proiettate e la loro storia ci apparivano vive, come dissepolte dalla nostra memoria: il discobolo, la Nike con le ali, la venere…Ma vediamo le cose dall'inizio.

Siamo partiti dalla Grecia antica, con le statue di pietra, che rappresentavano figure d'eroi, in modo rigido e schematico. Poi con lo sviluppo della civiltà e delle città, le figure acquistano volume, movimento e naturalezza. Nell'età mitica di Pericle che governa Atene cinque secoli prima di Cristo, rappresentano la bellezza e l'ideale. Anche dopo quella stagione in Grecia le opere continuano ad essere prodotte con altissima qualità da singoli artisti e da scuole di cui se ne conosce ancora il nome: Fidia, Prassitele, Scopa, la scuola di Pergamo…

Arrivano i romani che non possono far altro che prendere atto di quell'elevatissima capacità estetica, ne fanno bottino nelle guerre vinte e la utilizzano per scopi molto differenti con fini molto pratici. A Roma gli scultori sono considerati dei comuni artigiani. Molti eseguono copie delle belle statue greche, imparano i modelli e mettono la propria capacità tecnica al servizio delle autorità. La scultura è unicamente strumento di propaganda politica, le statue rappresentano in modo molto realistico imperatori ed uomini di potere, nell'esercizio delle proprie funzioni.

Fine del mito e della bellezza!

Con l'esecuzione delle copie ellenistiche in epoca romana è aumentata però per noi la possibilità di vedere ancora oggi quelle statue, anche se gli originali spesso sono andati distrutti o perduti. Le vediamo sparse nei musei delle città d'Europa e più raramente nei luoghi d'origine.

Dopo la stagione dell'impero romano la statuaria subisce una forte regressione, una grande caduta di tecnica e di stile: così appare ai nostri occhi. In realtà agli scultori della nuova stagione, dopo l'arrivo dei "barbari" e il consolidarsi del cristianesimo, non interessano più le forme ideali o realistiche e così non rispettano più i canoni dell'estetica "classica". Non viene richiesto, i nuovi committenti domandano di rappresentare il sacro ed il divino, quindi nel loro lavoro gli scultori sono costretti più ad immaginare che a guardare alla natura. Viaggiano per l'Europa insieme agli altri artigiani e maestranze, vanno dove sorgono, un po' ovunque, i grandi cantieri per la costruzione delle chiese. Vengono fatti sempre maggiori investimenti in questo settore e l'architettura si spinge verso forme monumentali ed ardite. Le richieste di opere scultoree, altari, pulpiti, statue, rilievi sono sempre più forti. C'è quindi di conseguenza uno sviluppo delle forme e degli stili della scultura, che anticipa quello della pittura. A questo proposito Alfonso Panzetta dice che la scultura è maestra della pittura: Giotto rinnova la rappresentazione pittorica con i volumi e le forme plastiche delle figure, guardando alla scultura che era progredita in questa direzione. Dice però anche che in genere, il rinnovarsi delle forme artistiche gli sembra seguire un movimento a spirale. E' un percorso in avanti che in qualche modo torna sui propri passi a rivisitare i luoghi importanti del passato.

Il prossimo anno Il Circolo culturale Capo Seattle proporrà un altro ciclo di conferenze, riprendendo la storia della scultura da dove l'abbiamo lasciata, fino ad  arrivare a parlare dell'epoca contemporanea.


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