| N. 3 - Anno X - Maggio - Giugno 2005 | Indice giornale |
Cultura |
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"FRA PASSATO E PASSATO PROSSIMO" (6°Brano) |
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Romano Colombazzi |
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Nel viaggio a "ritroso" che sto compiendo con questa rubrica, non vorrei confondere i miei concittadini. La storia di un borgo ha un passato "antico" ed un passato recente. Ecco perché la rubrica si colloca fra Passato e Passato Prossimo. Nel caso di Rastignano non posso lasciarlo per dedicarmi ad altri borghi senza accennare al suo passato "antico".
Nel censimento del 1781 a Rastignano risiedevano 260 abitanti per un totale di 60 famiglie di cui 9 alla Pedagna, 13 al Palazzaccio e 11 al Pero. Il Mulino detto del Pero era un vero e proprio Borgo. Nella pianta del Catasto Boncompagni, che allego, risultano ubicati nelle vicinanze del Mulino una Capellina, una Osteria-Locanda e verso Pianoro la Fontana costruita nel 1651 dal nobile Baldassarre Sighicelli. Il Mulino veniva alimentato dall'acqua di un canale artificiale la cui chiusa era alla Carteria. La stessa acqua che muoveva le tre macine per il grano, faceva ruotare anche il dispositivo che sbriciolava i sassi cotti dell'adiacente fornace per ottenere la calce idraulica. Il Pero, da cui prende il nome il Mulino, sorgeva accanto all'antica Locanda che disponeva anche di Trattoria e Salsamenteria.
Il Mulino, già esistente nel 1797, cessò la sua attività attorno al 1953. Ebbe diversi esercenti tra i quali Zanasi Giuseppe dal 1911, Dalla Valle Primo dal 1932, Cuppini, Menetti Agostino.
Nel passato recente mi corre l'obbligo di raccontare quanto segue.
L'Unità del 14 Maggio 1974 citava:
"Ieri durante i lavori di scavo per fare le fondamenta di una nuova palazzina nella Località Il Pero, a Rastignano di Pianoro, in Via Don Minzoni, le ruspe hanno portato alla luce i resti di 17 persone sepolte in quel luogo, con ogni probabilità durante l'ultima guerra. Stando ai primi accertamenti, sembra che si tratti di persone passate per le armi. Sugli scheletri, infatti, sarebbero stati trovati i segni lasciati da pallottole di mitra. Nei pressi del luogo del triste rinvenimento, c'era un comando delle truppe tedesche. Il fronte, com'è noto, nell'inverno del 1944 si trovava a pochi chilometri di distanza".
L'area interessata era in un piccolo lotto di terreno sulla Via Don Minzoni, una corta strada che corre parallela fra la statale della Futa, da un lato e la massicciata della ferrovia Bologna-Firenze dall'altro, in quel tratto molto rialzata. Avvisate le autorità competenti, i lavori di scavo vennero temporaneamente sospesi per consentire le prime indagini e l'esumazione degli scheletri rinvenuti, eseguita la quale, ripresero alla ricerca di eventuali altre fosse adiacenti. Infatti, a pochi metri dal primo ritrovamento, apparve una seconda, più piccola. Citava di nuovo il giornale: "Proseguendo negli scavi di Via Don Minzoni, alla periferia dì Rastignano, in comune di Pianoro, gli operai dell'impresa che deve preparare le fondamenta di un nuovo fabbricato, hanno recuperato, presenti i carabinieri di Pianoro, altri sei scheletri. Da un primo esame anche questi sembra siano stati uccisi e buttati in una fossa comune dalle truppe tedesche che a poca distanza dal luogo del ritrovamento avevano un loro comando. Sono state recuperate ossa perforate e fratturate da proiettili, presumibilmente di mitragliatrice. Anche in questo secondo rinvenimento gli scheletri apparterebbero a civili. Sono stati trovati vari bottoni, un orologio da polso, nessuna piastrina di riconoscimento o altri oggetti utili all' identificazione delle vittime della ferocia nazista".
In totale furono quindi rinvenuti ventitré scheletri, ad alcuni metri di profondità nel terreno, che raccolti in 9 scatole furono inviati all'Istituto di Medicina Legale di Bologna.
Molti colleghi hanno scritto sulle stragi effettuate a Bologna, a partire dal Dicembre 1944, da parte delle forze nazifasciste. Ricordo gli eccidi di Sabbiuno e di San Ruffillo, ma poco si conosce a proposito di questo eccidio del Pero. Ultimamente Andrea Ferrari e Paolo Nannetti nonché il pianorese Roberto Vitali hanno riportato alla luce questo avvenimento ed è auspicabile che tale "memoria" non vada perduta per le generazioni future.
(Prosegue nel prossimo numero).