N. 4 - Anno X - Luglio - Agosto 2005 Indice giornale

Cultura

PACE E GUERRA

 
Piergiovanni Pierantozzi

Per questo argomento prendo spunto da una mostra-installazione intitolata "Plotone di esecuzione", fatta a Pianoro quattordici anni fa, al centro Primo Maggio. I due artisti promotori della mostra itinerante volevano dare visibilità alla protesta contro la guerra del golfo e per far luce sulle storture e le ipocrisie degli stati belligeranti avevano messo in mostra alcune inconcepibili sentenze emesse da tribunali militari italiani durante la prima guerra mondiale contro i soldati "indisciplinati e disfattisti".  Le sentenze erano tratte da un libro uscito negli anni sessanta(1) che le raccoglieva. Erano punizioni molto severe contro persone che avevano commesso fatti spesso inesistenti. Ad esempio punivano con dieci anni di carcere un militare che aveva cantato una canzonetta su Cadorna, fucilavano un ufficiale che aveva dichiarato ai colleghi di ritenere la guerra ingiusta e meritevole di esser persa. Le condanne furono più di duecentodiecimila. Il giorno d'oggi, per fortuna, ci sentiamo lontani da queste forme estreme di autoritarismo, abbiamo un'immagine delle gerarchie militari più rassicurante e riteniamo che esse siano controllate da altre istituzioni. Ma le cose staranno sempre così? C'è un libro molto interessante(2) sulla storia del Movimento della pace in Europa che raccoglie i manifesti pacifisti esposti sui muri d'Europa tra il 1950 e il 2000. Dei manifesti è stata fatta recentemente una mostra alla Loggia della fornace, organizzata dal tavolo per la pace di Pianoro. Sul libro sono indicate, con la loro storia, le associazioni, le persone e le organizzazioni che si sono distinte per le iniziative sulla pace. Emergono le gravi difficoltà che le persone e i movimenti pacifisti hanno incontrato ed incontrano ancora nell'esprimere le proprie idee, molte volte processati e condannati per soli reati d'opinione. Nel libro viene detto anche che i movimenti per la pace negli anni ottanta riuscirono a dare una svolta al disarmo nucleare e che in Italia si ottenne di non fare installare i missili a Comiso. Purtroppo impariamo in questi giorni di commemorazione a Hiroshima che in Italia ci sono ancora almeno novanta bombe nucleari(3), ognuna ottanta volte più potenti di quella sganciata sessanta anni fa. Chi le governa? Tornando alla prima guerra mondiale sono da mettere in risalto alcuni fatti accaduti e notizie rispolverate recentemente. È stato beatificato da papa Woityla il re Carlo d'Austria per le iniziative di pace portate avanti durante la guerra. In questa occasione sono state riportate le dichiarazioni che fece all'epoca il papa Benedetto IV sull'"inutile strage", che gli causarono l'accusa di aver inoculato sentimenti di disfattismo nell'esercito ed aver provocato indirettamente di lì a poco la disfatta di Caporetto. Infine lo scorso anno, nel sessantesimo anniversario della morte di Matteotti, si ricordava la sua azione pacifista che lo portò ad una condanna per disfattismo nel 1916, per un discorso contro la guerra. E' stato una personalità di grande rilievo nella lotta in parlamento contro le inciviltà del fascismo e si trovò quasi solo a fronteggiare gli avversari violenti e senza regole. E' un "mito" sempre più attuale per l'esempio di coraggio politico che ha espresso. Un mito che a me è crollato sgretolandosi clamorosamente, e me ne dispaccio, è Ernest Hemingway. Nel libro "Addio alle armi" dove parla della prima guerra mondiale, il protagonista è un ufficiale americano che fa come volontario l'autista di autoambulanze al fronte con gli italiani. La Pivano è la traduttrice del libro e dice che la storia del libro è quasi tutta vera. E' un romanzo quasi autobiografico, lo scrittore ha partecipato veramente alla guerra. Lo scrittore e il protagonista coincidono, non c'è mai presa di distanza nella narrazione. Ad un certo punto nel racconto c'è una grande ritirata, gli italiani sono inseguiti dal nemico. Il protagonista rimane impantanato con l'autoambulanza nel fango. Insieme a lui ci sono altri due autisti e due sergenti italiani del genio. Ecco il racconto(4): Si trattava ora di togliere la terra davanti alle ruote, metterci delle fronde in modo che le catene potessero mordere, e poi spingere finché la macchina fosse sulla strada. Eravamo tutti a terra intorno alla macchina. I due sergenti guar­darono la macchina ed esaminarono le ruote. Poi si mi­sero a camminare senza dire una parola. Li seguii. «Venite» dissi. «Tagliate un po' di frasche.» «Dobbiamo andare» disse uno. «Spicciatevi» dissi «e tagliate delle frasche.» «Dobbiamo andare» disse uno. L'altro non disse nulla. Avevano fretta di partire. Non mi guardarono. « Vi ordino di ritornare alla macchina e di tagliare delle frasche» dissi. Un sergente si voltò. «Dobbiamo andare. Tra un momento sarete tagliati fuori. Non può darci degli ordini. Non è nostro ufficiale.» «Vi ordino di tagliare delle frasche» dissi. Si voltarono e incominciarono a camminare giù per la strada. «Alt» dissi. Continuarono a scendere per la strada fangosa con una siepe per parte. «Vi ordino di fermarvi» gridai. Accelerarono un poco il passo. Aprii la guaina, presi la pistola, mirai a quello che aveva parlato di più e sparai. Sbagliai il colpo e incominciarono tutti e due a correre. Sparai tre volte e ne feci cadere uno. L'altro s'in­filò nella siepe e scomparve. Gli sparai attraverso la siepe mentre attraversava di corsa i campi. La pistola sparò a vuoto e misi un altro caricatore. Vidi che il secondo ser­gente era troppo lontano per sparargli. Era lontano oltre i campi, e correva con la testa bassa. Incominciai a riempire il caricatore vuoto. Si avvicinò Bonello. «Lasci che vada ad ammazzarlo» disse. Gli tesi la pistola e lui scese dove il sergente dei ge­nieri giaceva a faccia in giù attraverso la strada. Bonello si chinò su di lui, appoggiò la pistola alla testa dell'uo­mo e tirò il grilletto. La pistola non sparò. «Devi mettere la palla in canna» dissi. Armò la pi­stola e sparò due volte. Prese il sergente per le gambe e lo spinse su un lato della strada in modo che giacesse accanto alla siepe. Ritornò e mi tese la pistola. No comment amerikano….  Quest'episodio sarebbe accettabile, se fosse stato il racconto di un incontro di wrestling, dove la violenza è portata all'estremo, ma tutto è finto e neanche verosimile, per il "piacere" (discutibile, specie se rivolto a bambini) dello spettacolo.

 

(1) "Plotone di esecuzione", E.Forcella e A.Monticane, editori Laterza, 1968.

(2) "50 anni di pace in Europa", V. Pallotti, archivio CDMPI Bologna, 2000.

(3) Io donna, Corriere della sera 30/07/2005, pag.26-30 "Hiroshima 60 anni dopo". (4) "Addio alle armi", E. Hemingway, capitolo XXIX, traduz. F.Pivano.


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