| N. 1 - Anno XI - Gennaio - Febbraio 2006 | Indice giornale |
Cultura |
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FRA PASSATO E PASSATO PROSSIMO (8°Brano) |
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Romano Colombazzi |
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Da un libro del 1881 si legge: "Da Rastignano alla cartiera di Sesto, la strada poco si allontana dal corso del Savena. Una ponticella in legno, per soli pedoni, mette in comunicazione le case contigue alla cartiera POGGI che si trova sulla destra del torrente, colle le altre che stanno sulla sinistra e formano quel gruppo di abitazioni cui si da il nome di Sesto." Per il nostro viaggiatore del 1800 non esiste né Riolo né la Carteria di oggi. In effetti, tutti i grandi viaggiatori della Futa, sia nel 1700 che nel 1800, hanno lasciato memorie scritte dei luoghi della Futa, ma nessuno si è mai soffermato nei borghi come Riolo, Carteria e Sesto.
Come appare nello stralcio della Carta Topografica del 1800, quando ancora non esisteva la Linea ferroviaria Bologna-Firenze, non è riportato Riolo e la Carteria è denominata Cartiera.
Dal catasto Boncompagni, istituito dal famoso Papa bolognese Gregorio XIII (Ugo Boncompagni), in effetti, in tale zona non esisteva alcun punto di ristoro o locanda per dormire e, quindi, i viaggiatori non si soffermavano nel Comune di S'Andrea di Sesto. Il nome Carteria deriva dalla traduzione del bolognese Cartira che indicava una cartiera. Percorrendo la strada della Futa, dalla bella Villa già di Pio di Savoia, poi Rodriguez, ora Lanzoni, la strada affiancava il torrente Savena e attraversava un ponticello in corrispondenza del Rio di Riola, dove si poteva ammirare una piccola fornace di mattoni di proprietà degli Scandelari. La strada era fiancheggiata da un canale denominato Canale dei Molini, che, dopo avere dato l'acqua al Mulino di Sesto, forniva la stessa acqua al Molino del Pero.
In effetti, poco si sa di Riolo se non che, in corrispondenza del Rio Riola, esisteva anche una villa di campagna di proprietà del Marchese Marco Antonio Ercolani. La tradizione orale, racconta che a Riolo, il 16 Gennaio 1863, la diligenza di Firenze, al ponte della Riola, fu fermata da sette ladroni armati di tromboni. Fatti scendere i viaggiatori, li depredarono del denaro, dei preziosi e di qualche capo di vestiario. Mentre avveniva la rapina, sopraggiunse un "biroccio" con a bordo Luigi Giustini e Giuseppe Marchetti, entrambi di Loiano. I due malcapitati (se così si può dire) vennero anch'essi derubati. Il bottino fu di circa settecento lire ed il fatto venne ricordato per diverso tempo. Si disse che la banda fosse capeggiata da Gaetano Tugnoli, famoso nella zona per diversi furti di estrema audacia.
Dopo Riolo, s'incontrava, sulla sinistra della strada, un antico Casoncello che aveva l'accesso al Savena ed era adibito a ricovero di caccia per il Marchese Ercolani. La strada attraversava quindi la Carteria o Cartiera che era antistante al Molino di Sesto. Detto Molino aveva due macine: una per il grano e una per le biade. Esso fu costruito prima del 1784, secondo gli atti di vendita, e dava l'acqua anche all'adiacente Molino della carta. La scoperta del procedimento per la fabbricazione della carta, come riferiscono antichi cronisti e commentatori occidentali, fu inventata intorno al 105 a.C. dall'eunuco Ts'ai Lun, gran dignitario della corte cinese e ha impiegato quindici secoli a diffondersi in tutto il mondo civilizzato.
L'Italia ebbe le sue prime cartiere ad Amalfi nel 1220 e a Fabriano nel 1276. Di qui la produzione si diffuse a Bologna, Padova, Genova, poi in Toscana, in Piemonte, nel Veneto e nella Valle del Toscolano (Brescia). Fabriano mantenne tuttavia a lungo la supremazia grazie soprattutto ad alcuni perfezionamenti tecnici.
Tre furono le circostanze che favorirono la nascita delle cartiere nelle regioni europee; la vicinanza di un centro abitato, l'esistenza delle materie prime e la presenza dell'acqua il cui flusso doveva essere uniforme e l'acqua doveva essere pura.
A Bologna, da tempo, si esercitava l'industria tessile della seta, i cui cascami fornivano la materia prima per la carta.
La Chiesa, inoltre, con i suoi monasteri, mantennero a lungo il monopolio della cultura nell'Europa medievale, e le grandi università, come Parigi o Bologna, favorirono anch'esse la nascente industria cartaria.
Occorre precisare che, anticamente, la carta era prodotta solo con stracci. Si utilizzavano, infatti, i ritagli di vestiti e tessuti usati, i cordami delle navi, i sacchi usati.
Anche le fibre di canapa e lino erano le materie prime usate per la produzione di carta; l'impiego della fibra di cotone avviene più tardi, dopo la scoperta dell'America.
A Bologna si tesseva la rinomata "tela bolognese", ed è dovuto a questo fattore, insieme al richiamo esercitato dall'università, che Bologna divenne un grande centro cartario.
La produzione di carta a Bologna vide il massimo splendore nel 1600 e 1700 e le cartiere degli "Stracci" andarono via, via, chiudendo, quando, nel 1844, Federico Gottlob Keller ottenne la pasta di legno meccanica sfibrando per la prima volta il legno con mole di pietra. Si ebbe così l'estrazione delle fibre cellulosiche dagli alberi e l'inizio della nuova produzione della carta. Come aneddoto ricordo che Antonio Meucci, l'inventore oggi riabilitato del telefono, da buon cartaio, nei suoi brevetti americani, precorse la strada della cellulosa ottenuta da alberi con cotture sia acide che alcaline aventi lo scopo di ammorbidire e disciogliere gli incrostanti cementanti (lignina) esistenti tra le fibre cellulosiche del legno.
(Prosegue nel prossimo numero).